Jonathan Franzen.
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Libert.
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Parte 3.
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Traduzione di: Silvia Pareschi.
Einaudi Editore.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Il Paese delle Donne.
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Per tutti i primi anni della sua vita, a St Paul, Joey Berglund aveva ricevuto innumerevoli promesse di un destino fortunato. Ogni aspetto della sua esistenza, fino ai diciotto anni, ricordava la descrizione di una grande corsa in campo aperto fatta da un mediano fuoriclasse, la sensazione di zigzagare a tutta velocit in mezzo a una difesa che si muoveva al rallentatore, l'intero campo visibile e sotto controllo come in un videogioco a livello Principiante. Il mondo elargiva a piene mani, e lui prendeva con piacere. Era arrivato come matricola a Charlottesville con il taglio di capelli e i vestiti giusti, e la scuola lo aveva accoppiato con un perfetto compagno di stanza di NoVa (cos la gente del posto chiamava i sobborghi di Washington in Virginia). Per due settimane e mezza, il college gli era sembrato un prolungamento del suo mondo, per migliore. Ne era cos convinto - lo dava cos per scontato - che il mattino dell'undici settembre lasci il suo compagno di stanza, jonathan, a seguire il rogo del World Trade Center e del Pentagono mentre lui correva alla lezione di Economia z. Solo quando raggiunse il grande auditorium e lo trov quasi vuoto, cap che si era verificata una grave anomalia.
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Per quanto ci provasse, nelle settimane e nei mesi successivi, Joey non riusc a ricordare cosa gli passava per la testa mentre attraversava il campus semideserto. Non era affatto da lui comportarsi cos da sciocco, e la profonda mortificazione che prov in quella circostanza, sulle scale del dipartimento di Chimica, divenne il seme del suo intenso risentimento personale contro gli attacchi terroristici. In seguito, quando i problemi cominciarono ad aumentare, gli sembr che la sua
fortuna, che nell'infanzia aveva imparato a considerare un diritto, fosse stata sconfitta da un colpo di sfortuna di ordine superiore, cos ingiusto da non essere neppure reale. Continu ad aspettare che l'ingiustizia, la fraudolenza di quella sfortuna saltassero fuori, e che il mondo tornasse in ordine, cos da poter vivere l'esperienza del college come se l'era aspettata. Quando ci non accadde, Joey venne preso da una rabbia di cui non riusciva a mettere a fuoco l'oggetto. Il colpevole, col senno di poi, sembrava quasi bin Laden, ma non del tutto. Il colpevole era una cosa pi profonda, che non c'entrava con la politica, una cosa strutturalmente malevola, come una gobba sul marciapiede che ti fa inciampare e cadere faccia a terra mentre te ne vai a spasso in perfetta innocenza.
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D'un tratto, nei giorni successivi all'undici settembre, tutto cominci a sembrargli molto stupido. Era stupido che si tenesse una "Veglia di Solidariet" senza alcuna plausibile motivazione pratica, era stupido che la gente continuasse a rivedere il filmato del disastro, era stupido che i ragazzi della Chi Phi appendessero uno striscione di "sostegno " fuori dalla loro casa, era stupido che la partita di football contro Penn State venisse annullata, era stupido che tanti studenti lasciassero i Grounds per stare con la famiglia (ed era stupido che tutti alla University of Virginia dicessero " Grounds " anzich "campus"). I quattro progressisti e i venti conservatori che abitavano sul piano di Joey si perdevano in discussioni stupide e interminabili, come se a qualcuno interessasse l'opinione di un gruppo di diciottenni sul Medio Oriente. Si fece un sacco di stupido chiasso per i ragazzi che avevano perso parenti o amici di famiglia negli attacchi, come se tutte le altre morti orribili che si verificavano di continuo nel mondo avessero meno importanza, e uno stupido applauso salut il furgone carico di studenti del terzo e quarto anno partiti solennemente per offrire assistenza ai lavoratori di Ground Zero, come se a New York non ci fosse manodopera a sufficienza. Joey voleva solo tornare alla normalit il pi in fretta possibile. Gli sembrava di aver sbattuto il suo vecchio Discman contro una parete, facendo saltare il laser da una traccia che gli piaceva a una che non riconosceva n gradiva, e che oltretutto non riusciva a interrompere. Presto cominci a sentirsi cos solo ed emarginato, cos ansioso di vedere qualcosa di familiare, che commise il grave errore di permettere a Connie Monaghan di prendere un autobus Greyhound per venire a trovarlo a Charlottesville, vanificando cos gli sforzi di un'intera estate per prepararla all'inevitabile rottura.
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Per tutta l'estate aveva cercato di inculcarle l'importanza di non vedersi per almeno nove mesi, allo scopo di mettere alla prova i loro sentimenti. L'idea era di sviluppare due personalit indipendenti, e vedere se quelle personalit indipendenti stessero ancora bene insieme, ma per Joey quella "prova" era tanto seria quanto un "esperimento" di chimica delle superiori. Connie sarebbe rimasta per sempre in Minnesota, mentre lui sarebbe diventato un manager e avrebbe incontrato ragazze pi esotiche e progredite e di buona famiglia. O almeno cos aveva immaginato prima dell'undici settembre.
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Joey bad bene a far venire Connie mentre jonathan era a NoVa per una festivit ebraica. Connie pass l'intero fine settimana accampata sul letto con la borsa da viaggio sul pavimento li vicino, rimettendo via le sue cose non appena finiva di usarle, come per ridurre al minimo il proprio ingombro. Mentre Joey cercava di leggere Platone per la lezione del luned mattina, lei studi con cura l'annuario delle matricole, ridendo di tutti quelli con un'espressione strana o un nome infelice. Bailey Bodsworth, Crampton Ott, Taylor Tuttle. Secondo il calcolo attendibile di Joey, fecero sesso otto volte in quaranta ore, strafacendosi ripetutamente con la marijuana idroponica portata da Connie. Al momento di riaccompagnarla alla stazione degli autobus, Joey le caric un bel po' di canzoni nuove sul lettore mp3 per le massacranti venti ore di viaggio fino al Minnesota. La triste verit era che si sentiva in colpa, sapeva che doveva comunque rompere, e non riusciva a immaginare come.
Alla stazione degli autobus le ricord la sua promessa di finire gli studi, promessa che per qualche motivo, con la sua solita caparbiet e senza dare spiegazioni, Connie non aveva mantenuto.
- Devi cominciare a frequentare le lezioni in gennaio, - le disse. - Comincia a Inver Hills, e poi magari l'anno prossimo ti trasferirai all'universit.
- Okay, - rispose Connie.
- Sei cos intelligente, - disse Joey. - Non puoi continuare a fare la cameriera.
- Okay. - Si gir desolata verso la fila che si andava for
mando accanto all'autobus. - Lo far per te.
- Non per me. Per te. Come hai promesso.
Connie scosse la testa. - Vuoi solo che mi dimentichi di te. - Non  vero, non  affatto vero, - replic Joey, anche se
era assolutamente vero.
- Andr all'universit, - disse Connie. - Ma non per questo mi dimenticher di te. Qualunque cosa accada.
- Giusto, - disse Joey, - ma dobbiamo ancora scoprire chi siamo. Dobbiamo crescere ancora un po'.
- Io so gi chi sono.
- Chiss, forse ti sbagli. Forse devi ancora...
- No, - disse Connie. - Non mi sbaglio. Io voglio solo stare con te. Non voglio altro dalla vita. Sei la persona migliore del mondo. Puoi fare tutto quello che vuoi, e io posso stare al tuo fianco. Possiederai molte aziende, e io lavorer per te. Oppure ti candiderai alla presidenza, e io organizzer la campagna elettorale. Far le cose che nessun altro vorr fare. Se avrai bisogno che qualcuno infranga la legge per te, lo far io. Se vorrai dei figli, te li dar io.
Joey si rendeva conto che gli serviva una certa presenza di spirito, per replicare a una dichiarazione allarmante come quella, ma purtroppo era ancora parecchio strafatto.
- Allora, ecco cosa voglio, - disse. - Voglio che tu vada al college. Tipo, per esempio, - aggiunse con imprudenza, - se tu lavorassi per me, dovresti sapere un sacco di cose.
- Ecco perch ho detto che andr all'universit per te, - rispose Connie. - Non hai sentito?
Joey cominciava a capire un fatto che a St Paul aveva ignorato, e cio che il prezzo delle cose non era sempre evidente al primo sguardo: che forse il momento di pagare gli onerosi interessi sui suoi piaceri adolescenziali doveva ancora venire.
- Sar meglio che ci mettiamo in coda, - disse. - Se vuoi prendere un buon posto.
- Okay.
- E poi, - disse Joey, - penso che dovremmo aspettare al
meno una settimana prima di telefonarci. Dobbiamo tornare a essere pi disciplinati.
- Okay, - disse Connie, e s'incammin obbediente verso l'autobus. Joey la segu con la borsa da viaggio. Perlomeno non doveva temere scenate. Non era mai stata tipo da comprometterlo, da insistere per camminare mano nella mano, da stargli appiccicata, tenergli il muso o rimproverarlo. Conservava tutto l'ardore per quando erano soli, in questo era proprio una specialista. Quando si aprirono le porte dell'autobus, Connie lo trafisse con un'occhiata bruciante, poi consegn la borsa all'autista e sal a bordo. Niente stronzate tipo salutarlo dal finestrino o mandargli baci. S'infil gli auricolari nelle orecchie e scomparve, sprofondando nel sedile.
Niente stronzate neppure nelle settimane successive. Connie, obbediente, evit di chiamarlo, e mentre la febbre nazionale cominciava a scendere e l'autunno s'inoltrava sui Blue Ridge, indugiando con tramonti color grano e un intenso odore di prati tiepidi e foglie gialle, Joey assistette alle umilianti sconfitte dei Cavaliers sul campo da football, and in palestra e mise su qualche chilo di grasso da birra. La sua vita sociale gravitava intorno ai compagni di famiglie agiate, che ritenevano giusto bombardare a tappeto il mondo islamico finch non imparava a comportarsi bene. Joey non era di destra, ma si trovava bene con quelli che lo erano. Inculare l'Afghanistan non era senz'altro il rimedio migliore per il suo senso di spaesamento, ma poteva comunque garantirgli una certa soddisfazione.
Joey tornava a sentirsi isolato solo quando il consumo di birra finiva per stimolare una conversazione di gruppo sul sesso. La sua storia con Connie era troppo intensa e strana - troppo sincera, troppo mescolata con l'amore - per essere spendibile come moneta di vanto. Joey disprezzava ma anche invidiava i compagni per la loro spacconeria collettiva, per le confessioni porno su quello che volevano fare alle tipe pi notevoli dell'annuario, o che in teoria avevano fatto, in casi isolati e apparentemente senza rimorsi n conseguenze, da ubriachi, a svariate ragazze ubriache delle loro scuole private. Le smanie dei suoi compagni si concentravano ancora in prevalenza sul pompino, che Joey, a quanto pareva, era il

solo a considerare poco pi di una sega perfezionata, un divertimento da parcheggio all'ora di pranzo.
La stessa masturbazione era una depravazione umiliante, di cui tuttavia cominciava ad apprezzare l'utilit mentre cercava di staccarsi da Connie. Il suo posto preferito per scaricarsi era il bagno degli handicappati nella biblioteca di Scienze, dove lavorava al banco delle prenotazioni, guada
gnando $7.65 l'ora per leggere libri di testo e il "Wall Street
Journal", e ogni tanto per portare un volume a qualche nerd appassionato di scienza. Quel lavoro studentesco al banco delle prenotazioni gli era sembrato un'ulteriore conferma del suo destino fortunato. Era stupito che la biblioteca possedesse ancora materiale stampato cos raro e interessante da venire custodito in scaffali separati e reso disponibile solo per la consultazione. Era ovvio che sarebbe stato tutto digitalizzato nel giro di pochi anni. Molti dei libri prenotati erano scritti in lingue straniere un tempo molto diffuse, e illustrati con sontuose tavole a colori; i tedeschi del diciannovesimo secolo erano stati catalogatori particolarmente industriosi dello scibile umano. Si poteva addirittura nobilitare la masturbazione, almeno un po', se la si praticava con l'ausilio di un atlante tedesco di anatomia sessuale vecchio di un secolo. Joey sapeva che presto o tardi avrebbe dovuto rompere il silenzio con Connie, ma al termine di ogni pomeriggio, dopo aver usato i rubinetti con impugnatura agevolata del bagno degli handicappati per mandare i propri gameti e liquidi prostatici gi per il tubo di scarico, decideva di rischiare e aspettare un altro giorno, finch un pomeriggio sul tardi, al banco delle prenotazioni, lo stesso giorno in cui si era reso conto di aver forse aspettato un giorno di troppo, ricevette una telefonata dalla madre di Connie.
- Carol, - disse affabile. - Ciao.
- Ciao, Joey. Probabilmente saprai perch ti sto chiamando.
- No, non lo so.
- Be', hai quasi spezzato il cuore della nostra piccola amica, ecco perch.
Joey, con lo stomaco sottosopra, si ritir fra gli scaffali in cerca di privacy. - L'avrei chiamata stasera, - disse a Carol. - Stasera. Ma davvero. L'avresti chiamata stasera.
- S.
- Come mai non ti credo?
- Non lo so.
- Be',  meglio che tu non l'abbia chiamata, perch  andata a letto. E andata a letto senza mangiare. Alle sette era a letto.
- Meno male che non ho chiamato, allora.
- C' poco da scherzare, Joey. E molto depressa. Le hai fatto venire la depressione, ma adesso devi piantarla di comportarti da stupido. Hai capito? Mia figlia non  un cane, non puoi legarla a un parchimetro e dimenticarti di lei.
- Forse dovresti procurarle un antidepressivo.
- Non  un cagnolino che puoi lasciare sul sedile posteriore con i finestrini chiusi, - disse Carol, prendendo gusto alla metafora. - Facciamo parte della tua vita, Joey. Meritiamo qualcosa di pi del nulla che ci hai dato. E stato un autunno terribile per tutte le persone coinvolte, e tu sei stato assente.
- Ho le lezioni da seguire, sai, e tante altre cose.
- Troppo impegnato per una telefonata di cinque minuti. Dopo tre settimane e mezza di silenzio.
- L'avrei chiamata stasera, davvero.
- Ma anche senza tirare in ballo Connie, - disse Carol. - Lasciamo stare Connie, per un momento. Abbiamo vissuto insieme come una famiglia per quasi due anni. Non avrei mai pensato di dire una cosa del genere, ma comincio a capire cos'hai fatto passare a tua madre. Sul serio. Non mi ero mai resa conto di quanto fossi freddo, fino a questo autunno.
Joey guard il soffitto con un sorriso di pura oppressione. C'era sempre stato qualcosa di poco chiaro nel suo rapporto con Carol. I suoi compagni delle scuole private e i membri delle confraternite che lo corteggiavano erano soliti chiamare Milf quelle come lei (un acronimo che, secondo Joey, suonava un po' cretino, per l'omissione della t di to). Anche se in genere dormiva benone, certe notti, durante la permanenza in casa Monaghan, si svegliava nel letto di Connie con strani presagi ansiosi: si vedeva infilarsi senza volerlo e con orrore

nel letto di sua sorella, per esempio, oppure sparare in fronte a Blake per sbaglio con la pistola sparachiodi, oppure, l'immagine pi strana di tutte, si vedeva come un'enorme gru in un grande cantiere navale dei Grandi Laghi, mentre con il suo membro orizzontale sollevava pesanti container dal ponte di una nave ammiraglia, per poi depositarli delicatamente su una chiatta pi piccola e piatta. Di solito quelle visioni arrivavano dopo un momento imbarazzante con Carol: la vista del suo culo nudo oltre la porta socchiusa della camera da letto; la strizzatina d'occhi complice che gli aveva rivolto dopo un rutto a tavola di Blake; la lunga ed esplicita spiegazione che gli aveva offerto (illustrandola con vivide storie della sua giovinezza sventata) per aver imposto a Connie di prendere la pillola. Dato che Connie, per costituzione, non era capace di lamentarsi di Joey, era toccato alla madre esprimere il suo scontento. Carol era l'estensione garrula di Connie, la sua portavoce senza peli sulla lingua, e certe volte a Joey era sembrato, nei fine settimana in cui Blake usciva con gli amici, di ritrovarsi stretto in mezzo fra le due donne: la bocca di Carol che buttava fuori a getto continuo tutto quello che Connie non diceva, Connie che pi tardi faceva in silenzio con Joey tutto quello che Carol non poteva fare, e Joey che si svegliava di soprassalto in piena notte sentendosi intrappolato in qualcosa di poco chiaro. Mom I'd Like Fuck.
- E allora cosa dovrei fare? - disse Joey.
- Be', prendere pi sul serio la vostra relazione, tanto per cominciare.
- Non abbiamo una relazione. Siamo in una fase di iato.
- Cos' uno iato? Cosa vuol dire?
- Vuol dire che stiamo provando a stare separati.
- Connie non mi ha detto niente del genere. Connie mi ha detto che vuoi mandarla all'universit, cos potr diventare una brava amministratrice e farti da assistente.
- Ascolta, - disse Joey. - Carol. Mi ero fatto una canna. Ho detto per errore la cosa sbagliata dopo aver fumato la marijuana potentissima che compra Connie.
- Credi che non lo sappia, che fuma? Credi forse che io e Blake abbiamo perso il naso? Non mi stai dicendo niente che io non sappia. Fare la spia serve solo a metterti in cattiva luce.
- Volevo solo spiegarti che ho detto la cosa sbagliata. E non ho avuto occasione di correggermi, perch abbiamo deciso di non parlarci per un po'.
- E di chi  la responsabilit? Tu sai che Connie ti venera come un dio. Come un dio, Joey, letteralmente. Se le dici di trattenere il respiro, lei trattiene il respiro finch non sviene. Le dici di sedersi in un angolo, e lei si siede in un angolo finch non crolla per la fame.


- Be', e di chi  la colpa? - disse Joey.


- Tua.
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- No, Carol. E tua. Tu sei la madre. Lei vive in casa con te. Io sono arrivato dopo.
- S, e adesso te ne vai per i fatti tuoi, senza assumerti nessuna responsabilit. Dopo che hai vissuto con lei come se l'avessi sposata. Dopo che sei diventato un membro della nostra famiglia.
- Ehi. Ehi. Carol. Sono una matricola universitaria. Ti rendi conto? Voglio dire, ti rendi conto di quanto  strana questa conversazione?


- Mi rendo conto che quando avevo un anno pi di te avevo gi una figlia piccola, e dovevo cavarmela da sola.


- E ci sei riuscita?
- S, e anche piuttosto bene. Non volevo dirtelo perch  ancora presto, ma visto che lo chiedi, io e Blake avremo un bambino. La nostra piccola famiglia diventer un po' pi grande.
Joey ci mise un momento per realizzare che gli stava dicendo di essere incinta.
- Ascolta, - disse, - sono ancora al lavoro. Cio, insomma, tanti auguri. Per in questo momento sono occupato.


- Occupato. Certo.


- Ti prometto che la chiamo domani pomeriggio.


- No, mi dispiace, - disse Carol, - non basta. Devi venire subito qui e stare un po' con lei.


- Non  possibile.


- Allora vieni per la settimana del Ringraziamento. Passeremo un bel giorno del Ringraziamento in famiglia, tutti e quattro. Lei avr qualcosa di bello da aspettare, e tu potrai vedere di persona com' depressa.

Joey aveva in programma di passare le vacanze a Washington con il suo compagno di stanza, Jonathan, la cui sorella maggiore, studentessa del terzo anno alla Duke, o era miracolosamente fotogenica, oppure andava vista di persona a ogni costo. La sorella si chiamava jenna, un nome che a Joey ricordava le gemelle Bush, con tutti i bagordi e i facili costumi che il nome Bush evocava.
- Non ho i soldi per l'aereo, - disse.
- Puoi prendere l'autobus, come ha fatto Connie. O forse
l'autobus non  un mezzo degno di Joey Berglund? --E poi ho altri programmi.
- Be', farai meglio a cambiarli, i tuoi programmi, - disse Carol. - La ragazza con cui stai da quattro anni soffre di una grave depressione. Piange per ore, non mangia. Ho dovuto parlare con il suo capo da Frost per convincerlo a non licenziarla, perch si dimentica le ordinazioni, si confonde, non sorride mai. Forse si fa le canne al lavoro, non mi stupirei. Poi torna a casa, va subito a letto e ci rimane. Quando ha il turno del pomeriggio, devo tornare a casa durante la pausa pranzo per controllare che si alzi e si prepari per uscire, perch non risponde al telefono. Poi devo accompagnarla da Frost e controllare che entri. Ho cercato di mandare Blake al mio posto, ma Connie non gli rivolge pi la parola e non gli obbedisce. A volte penso che stia cercando di distruggere la mia relazione, cos, per dispetto, perch tu sei andato via. Quando le dico di farsi vedere dal medico, mi risponde che non ne ha bisogno. Quando le chiedo cosa vuole dimostrare, e che progetti ha per la sua vita, lei dice che il suo progetto  stare con te. Non ne ha altri. Perci, qualunque cosa tu abbia progettato per il giorno del Ringraziamento, farai meglio a cambiare idea.
- Ho detto che la chiamo domani.
- Pensi davvero di poter usare mia figlia come compagna di letto per quattro anni, e poi andartene quando ti fa comodo?  questo che pensi? Era una bambina quando hai cominciato ad avere rapporti con lei.
Joey ripens a quel giorno indimenticabile nella vecchia casetta sull'albero, quando Connie si era strofinata il cavallo dei pantaloncini tagliati e poi, prendendo la mano un po' pi
piccola di Joey, gli aveva mostrato dove toccarla: non aveva avuto bisogno di insistere. - Ero un bambino anch'io, - disse.
- Tesoro, tu non sei mai stato bambino, - ribatt Carol. - Sei sempre stato calmo e padrone di te. Non pensare che non ti conoscessi, quando eri piccolo. Non piangevi neppure! Non ho mai visto niente del genere in vita mia. Non piangevi neanche quando cadevi. Raggrinzivi la faccia ma non ti sfuggiva neanche un gemito.
- Piangevo, invece. Me lo ricordo benissimo.
- Hai usato lei, hai usato me, hai usato Blake. E adesso credi di poterci voltare le spalle e andartene? Credi che il mondo funzioni cos? Credi che siamo tutti qui per il tuo piacere ?
- Cercher di convincerla ad andare dal medico. Ma Carol, sai, questa  una conversazione davvero strana. Non mi piace per niente.
- Be', dovrai abituarti, perch la ripeteremo domani, e dopodomani, e il giorno dopo, finch non ti sentir dire che verrai per il giorno del Ringraziamento.
- Non verr per il giorno del Ringraziamento.
- Bene, allora dovrai abituarti alle mie telefonate.
Dopo la chiusura della biblioteca, Joey usc nella notte gelida e si sedette su una panchina davanti alla residenza, accarezzando il telefono e pensando a chi poteva chiamare. Aveva spiegato agli amici di St Paul che la sua storia con Connie era un argomento proibito, e in Virginia l'aveva tenuta nascosta. Quasi tutti, nella sua residenza, parlavano con pap e mamma ogni giorno, se non ogni ora, e questo, bench gli suscitasse un inatteso senso di gratitudine verso i suoi genitori, molto pi distaccati e rispettosi della sua volont di quanto avesse mai notato quando abitava di fianco a loro, gli scatenava anche una specie di panico. Aveva chiesto la libert, loro gliel'avevano accordata, e adesso non poteva tornare indietro. C'era stata una breve ondata di telefonate famigliari dopo l'undici settembre, ma le conversazioni erano pi che altro impersonali, sua madre che blaterava facezie sul fatto che non riusciva a smettere di guardare la Cnn malgrado fosse convinta che guardare tutta quella Cnn le facesse male, suo padre che coglieva l'occasione per esprimere la sua antica ostilit verso

le religioni organizzate, e Jessica che sfoggiava la sua conoscenza delle culture non occidentali e spiegava che il risentimento nei confronti dell'imperialismo statunitense era del tutto legittimo. Jessica era in fondo alla lista delle persone che Joey avrebbe chiamato nel momento del bisogno. Forse, se fosse stato solo al mondo, in una prigione della Corea del Nord, e desideroso di ascoltare una severa ramanzina: forse in quel caso l'avrebbe chiamata.
Come per dimostrare a se stesso che Carol si sbagliava, Joey pianse un po' al buio, sulla panchina. Pianse per l'infelice Connie, pianse perch l'aveva abbandonata a Carol; pianse perch non era lui a poterla salvare. Poi si asciug gli occhi e chiam sua madre, sapendo che Carol avrebbe potuto sentire gli squilli se si fosse messa in ascolto vicino alla finestra.
- Joseph Berglund, - disse sua madre. - Mi sembra di ricordare questo nome.
- Ciao, mamma.
Di colpo silenzio.
- Scusa se non chiamo da un po', - disse Joey.
- Oh, be', - disse Patty, - non succede granch da queste parti, tranne la paura dell'antrace, un agente immobiliare poco pragmatico che cerca di vendere la nostra casa, e tuo padre che fa la spola con Washington. Lo sai che sugli aerei per Washington costringono la gente a sedersi un'ora prima dell'atterraggio ? Mi sembra una regola un po' strana. Insomma, cosa credono? Che i terroristi cancelleranno il loro piano malvagio se gli dicono di allacciarsi le cinture? Pap dice che appena dopo il decollo le hostess avvisano i passeggeri di andare subito in bagno; prima che sia troppo tardi. E poi cominciano a distribuire lattine di roba da bere.
Sembrava una vecchia brontolona, ben diversa dalla persona forte e vitale che Joey ancora immaginava, quando si concedeva di pensare a lei. Dovette strizzare gli occhi per non rimettersi a piangere. Ogni azione intrapresa nei confronti di sua madre, negli ultimi tre anni, era stata calcolata per impedire il ripetersi delle conversazioni intense e personali della sua infanzia: per costringerla a star zitta, per addestrarla a trattenersi, a smettere di tormentarlo con il suo cuore stracolmo e il suo ego senza censure. E adesso che l'addestramento era termi
nato e sua madre, obbediente, gli parlava di cose irrilevanti, Joey sent la sua mancanza e si pent di quel che aveva fatto.
- Ho il permesso di chiederti se  tutto a posto? - disse sua madre.
- E tutto a posto.
- Si vive bene nei vecchi stati schiavisti?
- Molto bene. C' stato un tempo splendido.
- Gi, il vantaggio di crescere in Minnesota. Ovunque tu vada, il tempo sar sempre migliore.
- Eh, s.
- Stai facendo nuove amicizie? Hai conosciuto tanta gente?
- Eh, s.
- Bene bene bene. Bene bene bene. Sei stato carino a chiamare, Joey. Cio, lo so che non sei obbligato, per questo dico che sei stato carino. Hai degli ammiratori sinceri, qui a casa.
Una mandria di studenti del primo anno, con le voci amplificate dalla birra; sbuc fuori dalla residenza e si rivers sul prato. - Jo-iiii, Jo-iiii, - muggirono con affetto. Joey li salut disinvolto.
- Hai degli ammiratori anche l, a quanto pare, - disse sua madre.
- Eh, s.
- Il mio ragazzo  benvoluto.
- Eh, s.
Cal di nuovo il silenzio, mentre la mandria si dirigeva verso un nuovo abbeveratoio. Joey, guardandoli allontanarsi, si sent svantaggiato. Aveva gi sforato di quasi un mese il preventivo di spesa per il semestre autunnale. Non voleva diventare il ragazzo povero che ordinava solo una birra mentre tutti gli altri ne bevevano sei, ma non voleva neanche passare per uno scroccone. Voleva essere dominante e generoso, e per questo gli servivano fondi.
- Pap  contento del nuovo lavoro? - si sforz di chiedere a sua madre.
- Abbastanza contento, credo. Lo sta facendo un po' ammattire. Sai: d'un tratto ha un sacco di soldi altrui da spendere per aggiustare tutte le cose che considera sbagliate. Una volta poteva lamentarsi che nessuno le aggiustava. Adesso invece deve aggiustarle lui, e questo  impossibile, naturalmente,

perch stiamo andando tutti a scatafascio. Mi scrive e-mail alle tre del mattino. Credo che non dorma molto. - E tu? Come stai?
- Oh, be', sei carino a chiederlo, ma non saresti contento di saperlo.
- Voglio saperlo, invece.
- No, fidati, lascia stare. E non preoccuparti, non lo dico con cattiveria. Non  un rimprovero. Tu hai la tua vita e io ho la mia. Va tutto bene bene bene.
- No, ma, tipo, cosa fai tutto il giorno?
- Per tua informazione, - disse sua madre, - questa pu essere una domanda imbarazzante. E un po' come chiedere a una coppia senza figli perch non hanno bambini, o a una persona single perch non si  sposata. Devi stare attento con certe domande, anche se magari ti sembrano innocue.
- Mm.
- In questo momento sono in una specie di limbo, - prosegu sua madre. - E difficile progettare grossi cambiamenti, visto che sto per trasferirmi altrove. Ho intrapreso un piccolo progetto di scrittura creativa, cos, per puro divertimento. Devo anche tenere la casa come un bed and breakfast, casomai arrivi un agente immobiliare con una potenziale vittima. Passo molto tempo a disporre le riviste sui tavolini.
Il rimpianto di Joey stava lasciando il posto all'irritazione, perch, per quanto sua madre negasse di volerlo rimproverare, in realt non riusciva a trattenersi. Quelle mamme e i loro rimproveri: non c'era mai fine. La chiamava per ricevere un po' di conforto, e finiva per sentirsi in colpa perch non riusciva a confortarla.
- Allora, come stai a soldi? - disse sua madre, forse av
vertendo la sua irritazione. - Ti bastano? - Sono un po' a corto, - ammise Joey. - Lo credo bene !
- Quando avr la residenza, la retta caler parecchio. Il primo anno  il pi duro.
- Vuoi che ti mandi dei soldi?
Joey sorrise nel buio. Sua madre gli piaceva, malgrado tutto; non poteva farci niente. - Credevo che pap mi avesse tagliato i fondi.
- Pap non deve per forza sapere ogni minima cosa.
- Be', e l'universit non mi considerer un residente dello stato, se prendo soldi da te.
- Neanche l'universit deve per forza sapere tutto. Posso mandarti un assegno intestato a me medesimo, se ti serve.
- S, e poi?
- Poi niente. Promesso. Nessun obbligo di sorta. Voglio dire, hai gi dimostrato le tue ragioni con pap. Non c' bisogno di contrarre un debito orribile con interessi altissimi, solo per continuare a ribadire la stessa cosa.
- Dammi tempo per pensarci.
- Intanto comincio a spedirti l'assegno. Poi deciderai se vuoi incassarlo o no. Non dovrai discuterne con me.
Joey sorrise di nuovo. - Perch lo fai?
- Be', sai, Joey, che tu ci creda o no, voglio che tu abbia la vita che desideri. Mentre disponevo le riviste sui tavolini ho avuto il tempo di farmi delle domande. Tipo, se tu dicessi a me e pap che non vuoi pi vederci per tutta la vita, vorrei ancora che tu fossi felice?
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- E una bizzarra domanda ipotetica. Non ha niente a che vedere con la realt.
- Sono contenta che la pensi cos, ma non  questo il punto. Il punto  che tutti crediamo di conoscere la risposta. I genitori sono programmati per desiderare il meglio per i propri figli, senza badare a cosa ricevono in cambio. Questo sarebbe l'amore autentico, giusto? Ma in effetti, se ci pensi,  un'idea un po' balzana. Visto che sappiamo come sono davvero le persone. Egoiste e miopi, individualiste e bisognose. Perch la condizione di genitore, di per s, dovrebbe conferire qualit superiori a chiunque decida di provarla?  ovvio che non funziona cos. Ti ho parlato un pochino dei miei genitori, per esempio...
- Non molto, - disse Joey.
- Be', magari qualche volta te ne parler ancora, se me lo chiederai gentilmente. Ma il punto  che ho riflettuto a fondo su questa faccenda dell'amore, pensando a te. E ho deciso...
- Mamma, ti spiace se parliamo di qualcos'altro?
- Ho deciso...

- Anzi, magari un altro giorno? Tipo la settimana prossima? Ho ancora un sacco di roba da fare, prima di andare a letto.
A St Paul cal un silenzio ferito.
- Scusa, - disse Joey. - Solo che  molto tardi, e io sono stanco e ho ancora della roba da fare.
- Ti stavo solo spiegando - disse sua madre a voce molto pi bassa - perch ho deciso di mandarti un assegno.
- Bene, grazie.  carino da parte tua. Credo.
Con un tono di voce ancora pi basso e ferito, sua madre lo ringrazi della telefonata e riagganci.
Joey si guard attorno, in cerca di qualche cespuglio o recesso architettonico dove poter piangere inosservato dalle marmaglie di passaggio. Non trovando niente, si precipit dentro la residenza e, correndo alla cieca come se dovesse vomitare, s'infil nel primo cesso che incontr, in un corridoio che non era il suo, e si chiuse dentro un box a singhiozzare d'odio per sua madre. Qualcuno si stava facendo la doccia, in una nuvola di muffa e sapone deodorante. Una grande erezione dal faccino sorridente, disegnata a pennarello sulla porta chiazzata di ruggine, si levava in alto come Superman, sprizzando goccioline. Sotto il disegno qualcuno aveva scritto: SORRIDI, HAI IN MANO IL TUO FUTURO.
Il rimprovero di sua madre non era semplice come quello di Carol Monaghan. Carol, a differenza di sua figlia, non era molto perspicace. Connie aveva un'intelligenza caustica, compatta, una piccola e soda clitoride di sagacia e sensibilit, alla quale Joey poteva accedere, solo in privato. Quando Connie, Carol, Blake e Joey cenavano insieme, Connie mangiava a occhi bassi e sembrava persa nei suoi strani pensieri, ma poi, nell'intimit della camera da letto, riproduceva per Joey ogni deplorevole dettaglio del comportamento di Carol e Blake. Una volta gli chiese se avesse notato che Blake apriva bocca solo per dimostrare quanto gli altri fossero stupidi e quanto lui, Blake, fosse superiore e incompreso. Secondo Blake, le previsioni del tempo mattutine della KSTP erano stupide, i Paulsen avevano messo il bidone della raccolta differenziata in un posto stupido, il segnale acustico delle cinture del suo furgone era stupido a non spegnersi dopo sessanta secondi, i pendolari che rispettavano il limite di velocit in Summit
Avenue erano stupidi, il semaforo all'incrocio fra Summit e Lexington era temporizzato in modo stupido, il suo capo era
uno stupido, il regolamento edilizio cittadino era stupido.
Joey cominci a ridere mentre Connie, con memoria implacabile, continuava a elencare esempi: il nuovo telecomando aveva una forma stupida, il palinsesto di prima serata rimaneggiato dalla Nbc era stupido, la National League era stupida a non adottare la regola del battitore designato, i Vikings erano stupidi a lasciare andar via Brad johnson e jeff George, il moderatore del secondo dibattito presidenziale era stato stupido a non incalzare Al Gore per fargli ammettere di aver mentito, il Minnesota era stupido a costringere i cittadini operosi a pagare un'assistenza medica gratuita di
ottima-qualit a clandestini messicani e parassiti del welfare, un'assistenza medica gratuita di-ottima-qualit...
- E la sai una cosa? - disse infine Connie.
- Cosa? - disse Joey.
- Tu non fai mai cos. Tu sei davvero pi intelligente degli altri, e cos non senti il bisogno di chiamarli stupidi.
Joey accett il complimento con un senso di disagio. Tanto per cominciare, da quel confronto diretto fra lui e Blake gli era arrivata una forte zaffata di competizione: la sensazione inquietante di essere una pedina o un trofeo all'interno di una complicata disputa madre-figlia. E anche se era vero che quando si era trasferito dalle Monaghan aveva lasciato molti giudizi fuori dalla porta, in passato aveva sostenuto la stupidit di ogni genere di cose, soprattutto di sua madre, che era arrivata a sembrargli una fonte inesauribile di irritante asineria. Ora Connie sembrava suggerire che le persone si lamentavano della stupidit altrui proprio a causa della loro stessa stupidit.
Sua madre, a voler essere sinceri, peccava di stupidit solo nei rapporti con lui. E vero che si rivelava tonta, per esempio, anche quando mancava di rispetto a Tupac, che nei suoi momenti migliori aveva prodotto opere di assoluta genialit, o quando criticava Sposati... con figli, che era brillante proprio grazie alla sua stupidit calcolata ed estrema. Ma non avrebbe mai attaccato Sposati... con figli se Joey non ne avesse seguito le repliche con tanto entusiasmo, non si sarebbe mai abbas-

sata a fare quelle caricature malriuscite di Tupac se Joey non lo avesse ammirato tanto. La vera causa della sua stupidit era il desiderio che Joey continuasse a essere il suo bambinoamico, pi divertito e affascinato dalla madre che da un bel programma tv o da un autentico genio del rap. Il cuore malato della sua stupidit era questo: il desiderio di competere.
Alla fine Joey, disperato, aveva trovato il coraggio di ficcarle in testa che non voleva pi essere il suo bambino-amico. Non era stata nemmeno una decisione cosciente, ma piuttosto una conseguenza della sua antica irritazione verso la sorella moralista, sorella che Joey pens bene di scandalizzare invitando a casa un gruppo di amici e ubriacandosi di jim Beam mentre i genitori erano a Grand Rapids dalla nonna malata, e poi, la notte seguente, scopandosi Connie super-extrarumorosamente contro la parete fra la sua stanza e quella di Jessica, spingendo cos Jessica ad alzare il volume dei suoi insopportabili Belle and Sebastian fino a livelli da discoteca, e pi tardi, a mezzanotte passata, a battere con le virtuose nocche bianche sulla porta chiusa a chiave del fratello...
- Porca miseria, Joey! Piantala subito! Subito, hai capito?
- Ehi, calma, ti sto facendo un favore.
- Cosa?
- Non sei stufa di tenere la bocca chiusa? Ti sto facendo un favore! Ti sto offrendo un'occasione d'oro!
- Glielo dico subito. Vado a telefonare a pap, subito.
- Accomodati! Non hai sentito? Ho detto che ti sto facendo un favore!
- Stronzo. Piccolo stronzo arrogante. Telefono subito a pap... - disse Jessica, mentre Connie, tutta nuda, le labbra e i capezzoli rosso sangue, se ne stava seduta col fiato sospeso, guardando Joey con un misto di paura, meraviglia, eccitazione, devozione e divertimento che lo convinse, come niente prima di allora e poche cose in seguito, che nessuna regola, decenza o legge morale le importasse un millesimo di quanto le importava essere la sua ragazza e complice prescelta.
Joey non si aspettava che la nonna morisse quella settimana: non era tanto vecchia. Buttando merda nel ventilatore il giorno prima della sua dipartita, si era messo completamente dalla parte del torto. L'enormit di quel torto venne
dimostrata dal fatto che non lo rimproverarono neppure. Su a Hibbing, al funerale, i suoi genitori si limitarono a escluderlo. Lo lasciarono da parte, a macerarsi nel senso di colpa, mentre il resto della famiglia si univa in un dolore che anche lui avrebbe dovuto condividere. Dorothy era l'unica nonna che Joey aveva conosciuto, e un giorno, quando era ancora piccolo, lo aveva impressionato porgendogli la mano deformata, per dimostrargli che era pur sempre una mano e non faceva paura. Dopo quell'episodio, Joey non si era mai tirato indietro davanti ai favori che i suoi genitori gli chiedevano di farle quando veniva a trovarli. Era una persona, forse l'unica, con la quale era stato buono al cento per cento. E adesso, di punto in bianco, era morta.
Al funerale segu qualche settimana di tregua, qualche settimana di gradita freddezza da parte di sua madre, che per di li a poco ricominci a tallonarlo. Sfrutt la sua sincerit riguardo a Connie come pretesto per parlargli a sua volta con sincerit inopportuna. Cerc di trasformarlo nel suo Confidente Designato, un ruolo che si rivel ancora peggiore di quello del bambino-amico. Era ambiguo e irresistibile. Cominci con una confidenza: un pomeriggio si sedette sul letto di Joey e si lanci nel racconto di quando, al college, era stata perseguitata da una bugiarda patologica drogata, che per lei adorava e che pap non poteva soffrire. - Dovevo raccontarlo a qualcuno, - gli disse, - e non volevo raccontarlo a pap. Ieri sono andata a ritirare la patente nuova, e mi sono accorta che era in fila davanti a me. Non la vedevo dalla sera in cui mi sono rotta il ginocchio. Quanti anni saranno passati, venti?  ingrassata parecchio, ma era senz'altro lei. E vedendola mi sono spaventata. Ho capito che mi sentivo in colpa.
- Perch spaventata? - si ritrov a dire Joey, come la strizzacervelli di Tony Soprano. - Perch in colpa?
- Non lo so. Sono corsa via prima che mi vedesse. Devo ancora tornare a prendere la patente. Ma avevo il terrore che mi vedesse. Avevo il terrore di quello che sarebbe successo. Perch, sai, io non sono mica lesbica. Devi credermi, se lo fossi lo saprei... la met delle mie vecchie amiche sono gay. E io non lo sono affatto.
- Mi fa piacere, - disse Joey, con un sorrisetto nervoso.

- Ma ieri, vedendola, ho capito che ero innamorata di lei. E non sono mai riuscita ad ammetterlo. E adesso ha quel tipico gonfiore da litio...
- Cos' il litio.
- Serve per la psicosi maniaco-depressiva. Disturbo bipolare.
- Ah.
- E io l'ho totalmente abbandonata, perch pap la detestava. Lei stava male, e io non l'ho mai pi chiamata, e ho buttato via le sue lettere senza aprirle.
- Ma lei ti ha mentito. Era una tipa inquietante.
- Lo so, lo so. Per mi sento in colpa lo stesso.
Gli raccont molti altri segreti, nei mesi successivi. Segreti che erano come caramelle all'arsenico. Per un po', a dire il vero, Joey si ritenne fortunato ad avere una mamma cos aperta e moderna. Lui ricambiava rivelandole le varie perversioni e i piccoli crimini dei compagni di classe, nel tentativo di dimostrarle che i suoi coetanei erano molto pi scafati e dissoluti dei giovani degli anni Settanta. E poi un giorno, durante una conversazione su una donna violentata da un conoscente, sua madre trov naturale raccontargli che anche lei, da ragazzina, era stata violentata da un conoscente, intimandogli poi di non farne parola con Jessica, perch Jessica non la capiva bene quanto lui: nessuno la capiva bene quanto lui. Joey, dopo quella conversazione, aveva passato molte notti insonni, pervaso da una rabbia omicida nei confronti dello stupratore di sua madre, e indignato dall'ingiustizia del mondo, e pentito di ogni cosa negativa che avesse mai detto o provato contro di lei, e sentendosi importante e privilegiato perch aveva accesso ai segreti degli adulti. E poi un mattino si era svegliato pieno di odio per sua madre, un odio cos violento che gli bastava trovarsi in una stanza insieme a lei perch gli si accapponasse la pelle e gli si rivoltasse lo stomaco. Era come una trasformazione chimica. Come se trasudasse arsenico dagli organi e dal midollo osseo.
Quella sera, al telefono, l'assoluta non-stupidit di sua madre lo aveva lasciato sgomento. Era quella, in effetti, la sostanza del suo rimprovero. Non sembrava molto brava a vivere la propria vita, ma non perch fosse stupida. Anzi,
in un certo senso era proprio il contrario. Aveva un senso di s tragicomico e sembrava, inoltre, davvero dispiaciuta di essere fatta cos. Eppure tutto questo equivaleva a un rimprovero. Come se sua madre parlasse una lingua aborigena sofisticata ma quasi estinta, che toccava alle giovani generazioni (cio a Joey) perpetuare, se non volevano essere responsabili della sua scomparsa. O come se fosse una delle specie in via d'estinzione di suo padre, che cantava il proprio canto obsoleto nel bosco con la vana speranza di venire udita da uno spirito affine di passaggio. C'era lei, e poi c'era il resto del mondo, e gi solo il modo in cui aveva scelto di parlargli costituiva un rimprovero per essersi alleato con il resto del mondo. E chi poteva criticarlo, se preferiva il mondo? Lui aveva la sua vita da vivere! Purtroppo, quando era ancora un bambino indifeso, le aveva dimostrato di capire la sua lingua e riconoscere il suo canto, e ora lei non poteva fare a meno di ricordargli che era ancora in grado di farlo, se solo voleva.
La persona che si era f atta la doccia aveva finito di lavarsi, e adesso si stava asciugando. La porta sul corridoio si apr e si chiuse, si apr e si chiuse; un odore di dentifricio alla menta sal dai lavandini ed entr nel vano doccia di Joey. Il pianto gli aveva fatto indurire l'uccello, e adesso Joey lo tir fuori dai boxer e dai pantaloni kaki e vi si aggrapp disperatamente. Se lo stringeva forte alla base, poteva renderne la cima enorme e orribile, quasi nera di sangue venoso. Gli piaceva cos tanto guardarlo, gustarsi il senso di protezione e indipendenza che ricavava dalla sua bellezza repellente, che era restio a concludere per non estinguere quella durezza. Certo, se fosse andato in giro con l'uccello duro in ogni minuto della giornata, sarebbe diventato quello che la gente chiamava un cazzone. Cio uno come Blake. Joey non voleva diventare come Blake, ma voleva ancora meno diventare il Confidente Designato di sua madre. Con le dita silenziosamente spastiche e lo sguardo fisso sulla propria erezione, venne dentro la bocca spalancata del water e tir subito l'acqua.
Di sopra, nella sua stanza d'angolo, trov jonathan intento a leggere john Stuart Mill e a guardare il nono inning di una partita delle World Series. - Una situazione davvero scon-

certante, - disse Jonathan. - Sto provando dei veri e propri attacchi di compassione per gli Yankees.
Joey, che non guardava mai il baseball da solo ma era disposto a guardarlo in compagnia, si sedette sul letto mentre Randy Johnson lanciava palle veloci a uno Yankee dallo sguardo sconfitto. Il punteggio era 4-0. - Possono ancora riprendersi, - disse.
- Non credo proprio, - rispose Jonathan. - E scusa, ma da quando le squadre di espansione giocano nelle Series dopo quattro stagioni? Sto ancora cercando di accettare che l'Arizona abbia una squadra.
- Mi fa piacere che cominci finalmente a ragionare.
- Non fraintendermi. Penso ancora che non ci sia niente di pi bello di una sconfitta degli Yankees, possibilmente per un solo punto, possibilmente per una palla mancata di Jorge Posada, quel frignone viziato. Per quest'anno vorrei che vincessero. E un sacrificio patriottico che tutti dobbiamo fare per New York.
- Io voglio che vincano tutti gli anni, - disse Joey, anche se non gli importava poi tanto.
- Gi, cos' questa storia? Non dovresti tifare per i Twins ?
- Dev'essere perch i miei genitori odiano gli Yankees. Mio padre adora i Twins proprio perch guadagnano poco, e naturalmente, in termini di guadagni, gli Yankees sono il nemico. E mia madre  fanaticamente ostile a New York in generale.
Jonathan lo guard con interesse. Fino a quel momento Joey aveva rivelato ben poco dei suoi genitori, quel tanto che bastava per non fare troppo il misterioso. - Perch odia New York?
- Non lo so. Forse perch viene da quelle parti.
Sulla tv di Jonathan, la battuta di Derek Jeter fu raccolta
dal seconda base, che lo elimin e concluse la partita.
- Una complicatissima miscela di emozioni, - disse jona
than, spegnendo il televisore.
- Lo sai che non conosco neppure i miei nonni? - disse Joey. - Mia madre  molto strana con loro. Quando ero piccolo sono venuti a trovarci una volta sola, tipo per quarantottore, e per tutto il tempo lei  stata nevrotica e falsa da far paura. Siamo andati a trovarli un'altra volta, mentre era
vamo a New York in vacanza, e anche quella volta  andata male. Mi mandavano sempre gli auguri di compleanno con tre settimane di ritardo, e allora mia madre, tipo, li insultava, anche se non era del tutto colpa loro. Voglio dire, come puoi ricordarti del compleanno di uno che non vedi mai?
Jonathan aveva un'aria pensierosa. - Dove a New York?
- Non lo so. Da qualche parte fuori citt. Mia nonna  in politica, nel parlamento dello stato o qualcosa del genere. E una gentile ed elegante signora ebrea, che a quanto pare mia madre non pu soffrire.
- Ehi, aspetta, ripeti un po'? - Jonathan si rizz a sedere sul letto. - Tua madre  ebrea?
- In teoria s, credo.
- Ehi, bello, sei ebreo! Non lo sapevo!
- Solo, tipo, per un quarto, - disse Joey. - Un ebraismo molto annacquato.
- Potresti emigrare in Israele in questo istante, senza discussioni.
- Quello che ho sempre sognato.
- Tanto per dire. Potresti girare con una Desert Eagle, o pilotare uno di quei jet da combattimento, e uscire con una vera sabra.
Per illustrare la sua affermazione, jonathan apr il laptop e and su un sito dedicato a fotografie di bronzee dee israeliane, con bandoliera per cartucce di grosso calibro sul petto nudo e prosperoso.
- Non  il mio genere, - disse Joey.
- Non fa impazzire neanche me, - disse Jonathan, forse non del tutto sincero. - Tanto per dire, se fosse il tuo genere.
- E poi, non c'era un problema con gli insediamenti illegali e i palestinesi senza diritti?
- Certo che c' un problema! Il problema  una minuscola isola di democrazia filo-occidentale circondata da musulmani fanatici e dittatori ostili.
- S, ma questo significa solo che era un posto stupido per mettere l'isola, - disse Joey. - Se gli ebrei non fossero andati in Medio Oriente, e se noi non dovessimo continuare a sostenerli, forse i paesi arabi non sarebbero cos ostili nei nostri confronti.

- Ehi, bello. Mai sentito parlare di Olocausto?
- S, lo so. Ma perch non sono andati a New York? Li avremmo lasciati entrare. Potevano costruirle qui, le sinagoghe e tutto il resto, e noi potevamo avere rapporti pi o meno normali con gli arabi.
- Ma l'Olocausto  accaduto in Europa, che doveva essere un posto civile. Quando perdi la met del tuo popolo in un genocidio, non ti fidi pi della protezione di qualcun altro.
Joey si accorse con fastidio che stava esprimendo opinioni pi vicine a quelle dei suoi genitori che alle proprie, e che quindi stava per perdere in una disputa che non gli importava neppure di vincere. - Bene, - insistette ugualmente, - ma perch deve diventare il nostro problema?
- Perch  nostro compito sostenere la democrazia e il libero mercato in ogni parte del mondo, - disse jonathan. -  questo il problema dell'Arabia Saudita: troppa gente arrabbiata senza prospettive economiche. Ecco perch bin Laden riesce a reclutarli. Sono completamente d'accordo con te sui palestinesi. Quello  tutto terreno fertile per i terroristi, cazzo. Per questo dobbiamo portare la libert ai paesi arabi. Ma non possiamo cominciare abbandonando l'unica democrazia funzionante della regione.
Joey ammirava jonathan non solo perch era cool, ma anche perch era cos sicuro di s da non doversi neppure fingere stupido. Riusciva nella difficile impresa di far sembrare cool l'intelligenza. - Ehi, - fece Joey, per cambiare argomento, - sono ancora invitato per il giorno del Ringraziamento?
- Invitato? Adesso sei doppiamente invitato. Nella mia famiglia non conoscono l'odio di s ebraico. I miei genitori vanno matti per gli ebrei. Ti stenderanno il tappeto rosso.
Il pomeriggio seguente, solo nella stanza e angosciato perch non aveva ancora telefonato a Connie, come promesso, per la questione del medico, Joey si ritrov ad aprire il computer di jonathan per cercare qualche foto di sua sorella Jenna. Non gli sembrava di ficcanasare se andava dritto alle foto di famiglia, che jonathan, oltretutto, gli aveva gi mostrato. L'entusiasmo del compagno di stanza per le sue origini ebraiche sembrava presagire un'accoglienza altrettanto calorosa da parte di jenna, e Joey, per immaginare un'alternati
va concreta a Connie prima della temuta telefonata, copi le due foto pi seducenti sul proprio hard drive, modificando l'estensione dei file per renderli introvabili.
La scena femminile scolastica, fino a quel momento, si era rivelata insoddisfacente. In confronto a Connie, le ragazze davvero belle che aveva incontrato in Virginia sembravano tutte spruzzate di teflon, circondate da un alone di sospetto verso i suoi scopi. Anche le migliori esageravano con il trucco e si vestivano in modo troppo formale, agghindandosi per le partite dei Cavaliers come se andassero al Kentucky Derby. Era vero che certe ragazze di seconda scelta, quando si ubriacavano alle feste, gli lasciavano intendere che una bottarella gliel'avrebbero concessa volentieri. Ma per qualche ragione, perch era un debole o perch detestava gridare per farsi sentire sopra la musica, perch aveva un'opinione troppo alta di s o perch non riusciva a ignorare che le ragazze ubriache diventavano stupide e irritanti, Joey si era subito costruito un pregiudizio contro feste e bottarelle, e aveva deciso che preferiva di gran lunga frequentare gli studenti maschi.
Rimase seduto con il telefono in mano per molto tempo, forse mezz'ora, mentre il cielo oltre le finestre ingrigiva prima della pioggia. Aspett cos a lungo, e in un tale torpore da riluttanza, che si sent quasi un arciere zen quando il suo pollice schiacci spontaneamente il tasto di scelta rapida per il numero di Connie, e gli squilli lo trascinarono nell'azione.
- Ehi! - esclam Connie con una voce normale e allegra, una voce che a Joey era mancata, anche se lo capiva solo ora. - Dove sei?
- Nella mia stanza.
- Com' il tempo, da te?
- Non so. Un po' grigio.
- Dio, qui stamattina nevicava. E gi inverno.
- S, ascolta, - disse Joey. - Stai bene?
- Io? - Sembrava sorpresa dalla domanda. - S, mi manchi ogni minuto della giornata, per mi sto abituando.
- Scusa se ho aspettato tanto a chiamarti.
- Non fa niente. Adoro parlare con te, ma capisco che dobbiamo essere pi disciplinati. Stavo giusto preparando la

domanda per Inver Hills. Mi sono anche iscritta per dare il Sat a dicembre, come mi hai consigliato tu. - Te l'ho consigliato io?
- Se il prossimo autunno frequenter una vera scuola, co
me hai detto tu,  necessario. Ho comprato un libro su come
studiare per l'esame. Studier tre ore al giorno. - Allora stai bene davvero.
- S! E tu come stai?
Joey si sforz di far quadrare la Connie descritta da Carol con la persona lucida e tranquilla che gli stava parlando. - Ieri sera mi ha telefonato tua madre, - disse.
- Lo so. Me lo ha detto.
- E vero che  incinta?
- S, c' un lieto evento in arrivo. Credo che saranno due gemelli.
- Davvero? Perch?
- Non lo so. Una specie di intuizione. Sento che sar particolarmente orribile, in un certo senso.
- Abbiamo avuto una conversazione piuttosto strana.
- E stata rimessa in riga, - disse Connie. - Non ti chiamer pi. Avvisami, se dovesse richiamarti, e la far smettere.
- Mi ha detto che sei molto depressa, - sbott Joey.
Segu un silenzio improvviso e totale, un buco nero come quelli che solo Connie sapeva creare.
- Ha detto che dormi tutto il giorno e non mangi abbastanza, - disse Joey. - Sembrava molto preoccupata per te.
Dopo un altro silenzio, Connie disse: - Sono stata leggermente depressa per un po'. Ma non erano affari di Carol. E adesso sto meglio.
- Ma forse ti serve un antidepressivo, o qualcosa del genere ?
- No. Sto molto meglio.
- Be', fantastico, - disse Joey, anche se per qualche motivo sentiva che non era per nulla fantastico: se si fosse dimostrata morbosamente debole e appiccicosa, Connie gli avrebbe fornito una facile via di fuga.
- Allora, sei andato a letto con qualcun'altra? - disse Connie. - Ho pensato che magari era per questo che non chiamavi. - No! No. Niente affatto.
- Per me non c' problema. Volevo dirtelo il mese scorso. Sei un ragazzo, hai le tue necessit. Non ti chiedo di fare il monaco. E solo sesso, chi se ne frega?
- Be', lo stesso vale per te, - rispose grato Joey, intuendo un'altra possibile via di fuga.
- Solo che a me non succeder, - disse Connie. - Nessun altro mi vede come mi vedi tu. Sono invisibile agli uomini.
- Non ci credo per niente.
- No,  vero. Ogni tanto al ristorante provo a fare la gentile, o magari anche la civetta. Ma  come se fossi invisibile. E comunque non m'interessa. Voglio solo te. Credo che gli altri lo sentano.
- Anch'io ti voglio, - si ritrov a mormorare Joey, contravvenendo a certe norme di sicurezza che si era imposto di seguire.	r
- Lo so, - rispose lei. - Sto solo dicendo che i maschi sono diversi. Vorrei che ti sentissi libero.
- Mi sono masturbato un sacco, in effetti.
- S, anch'io. Per ore di seguito. Certi giorni ho voglia di fare solo quello. Dev'essere per questo che Carol mi crede depressa.
- Ma forse sei depressa.
- No,  solo che mi piace tanto venire. Penso a te e vengo. Penso di nuovo a te e poi vengo di nuovo. Tutto qui.
Ben presto la conversazione sfoci nel sesso telefonico, che non praticavano pi dai primi tempi della loro relazione, quando agivano di nascosto e sussurravano al telefono nelle rispettive camere da letto. Nel frattempo era diventato molto pi interessante, perch ora sapevano come parlarsi. Eppure era come se lo facessero per la prima volta: una cosa sconvolgente.
- Vorrei leccartelo via dalle dita, - disse Connie quando ebbero finito.
- Lo sto leccando per te, - disse Joey.
- Bene. Leccalo per me. E buono?
- S.
- Sento il tuo sapore in bocca, giuro.
- Anch'io sento il tuo sapore.
- Oh, amore.

E subito cominciarono un altro round di sesso telefonico, una versione pi nervosa, questa volta, perch la lezione del pomeriggio stava per finire e jonathan poteva tornare da un momento all'altro.
- Il mio amore, - disse Connie. - Oh, il mio amore. Il mio amore, il mio amore, il mio amore.
Joey, mentre veniva di nuovo, si immagin con Connie nella sua stanza di Barrier Street, le schiene inarcate gemelle, i piccoli seni gemelli. Poi rimasero l sdraiati, respirando dentro il cellulare come fossero una cosa sola. La sera prima Joey si era sbagliato, quando, nella telefonata con Carol, aveva negato ogni responsabilit per com'era diventata Connie. Adesso sentiva nel proprio corpo che loro due si erano plasmati a vicenda.
- Tua madre vuole che passi il giorno del Ringraziamento con voi, - disse dopo un po'.
- Non sei obbligato, - disse Connie. - Eravamo d'accordo che avremmo provato ad aspettare nove mesi. - Be',  stata un po' stronza.
- E fatta cos.  una stronza. Ma  stata rimessa in riga, e non succeder pi.
- Insomma, per te  indifferente?
- Tu sai cosa voglio. Il giorno del Ringraziamento non c'entra nulla.
Joey aveva sperato, per ragioni paradossalmente opposte, che Connie si unisse a Carol nel chiedergli di tornare per le vacanze. Da una parte aveva una gran voglia di vederla e andare a letto con lei, e dall'altra sperava di trovare qualcosa da ridire, cos da poter resistere e scappare. Invece Connie, con la sua imperturbabile lucidit, stava riconficcando l'amo dal quale, nelle ultime settimane, Joey era riuscito in parte a liberarsi. Lo stava riconficcando pi a fondo di prima.
- Mi sa che adesso devo salutarti, - disse Joey. - Tra poco arriva jonathan.
- Okay, - disse Connie, e lo lasci andare.
La conversazione era stata talmente diversa da come Joey se l'aspettava che adesso non ricordava nemmeno cosa si fosse aspettato. Si alz dal letto come se riemergesse da un cunicolo spazio-temporale nel tessuto della realt, il cuore palpitante,
la vista alterata, e si mise a camminare avanti e indietro sotto lo sguardo collettivo di Tupac e Natalie Portman. Connie gli era sempre piaciuta molto. Sempre. E allora perch proprio adesso, in un momento cos inopportuno, si sentiva trascinato, come per la prima volta, dalla titanica risacca di un sentimento pi profondo? Com'era possibile che, dopo anni che scopava con lei, anni in cui si era sempre sentito tenero e protettivo nei suoi confronti, venisse risucchiato solo ora nelle acque pesanti dell'affetto? Che si sentisse legato a lei con una forza da far paura? Perch proprio adesso?
Era sbagliato, era sbagliato, sapeva che era sbagliato. Si sedette davanti al computer per guardare le foto della sorella di jonathan e cercare di ristabilire un po' di ordine. Per fortuna jonathan entr nella stanza un-attimo prima che Joey ripristinasse l'estensione jpg e si facesse cogliere in flagrante.
- Amico mio, fratello ebreo, - disse jonathan, lasciandosi cadere sul letto come la vittima di una sparatoria. - Tutto okay?
- Tutto okay, - disse Joey, affrettandosi a chiudere una finestra grafica.
- Wow, Ges, cos' questo leggero odore di cloro? Sei stato in piscina o cosa?
In quell'istante Joey fu sul punto di raccontare tutto al compagno di stanza, tutta la sua storia con Connie fino al momento attuale. Ma il mondo dei sogni in cui era entrato, il luogo sotterraneo delle identit sessuali confuse, si allontanava in fretta davanti alla presenza maschile di Jonathan.
- Non so di cosa parli, - disse con un sorriso.
- Apri la finestra, per l'amor del cielo. Insomma,  vero che mi piaci, per non sono ancora pronto ad andare fino in fondo.
Allora Joey gli diede retta e apr le finestre. Richiam Connie l'indomani, e ancora due giorni dopo. Accanton senza fiatare tutte le buone ragioni per non sentirla troppo spesso, e si butt con gratitudine sul sesso telefonico come sostituto delle solitarie masturbazioni nella biblioteca di Scienze, che adesso gli sembravano una squallida aberrazione, troppo imbarazzante per ripensarci. Riusc a convincersi che, se si evitava l'ordinario chiacchiericcio e si parlava solo di sesso,

era lecito sfruttare quel varco nel rigido embargo sull'eccessiva vicinanza. Mentre continuavano a sfruttarlo, tuttavia, e ottobre diventava novembre e le giornate si accorciavano, Joey cap che sentire Connie chiamare per nome le cose che avevano fatto, e le cose che immaginava di fare con lui in futuro, serviva solo a rendere la vicinanza sempre pi profonda e reale. Quella profondit era strana, perch in effetti non facevano altro che eccitarsi a vicenda. Ma col senno di poi gli sembrava che a St Paul il silenzio di Connie avesse formato una specie di barriera protettiva: aveva fornito ai loro accoppiamenti quella che i politici chiamavano negabilit. Scoprire che il sesso aveva lasciato un'impronta sul suo linguaggio - sotto forma di parole che poteva pronunciare ad alta voce - faceva di lei una persona molto pi reale. Ora non potevano pi spacciarsi per due giovani animali muti che ci davano dentro senza pensare. Le parole rendevano tutto meno sicuro, le parole non avevano limiti, le parole creavano il proprio mondo. Un pomeriggio, Connie gli disse che la sua clitoride eccitata era diventata lunga venti centimetri, una tenera matita sporgente con la quale apr delicatamente le labbra del pene di Joey e lo penetr fino alla base. Un altro giorno, su richiesta di Connie, Joey le descrisse gli stronzi lisci e caldi che le uscivano dall'ano e gli cadevano con precisione dentro la bocca aperta, dove, visto che erano solo parole, prendevano un ottimo sapore di cioccolato fondente. Finch le sue parole gli risuonavano nell'orecchio, incalzandolo a proseguire, Joey non si vergognava di niente. Tornava a strisciare dentro il cunicolo spazio-temporale tre, quattro, addirittura cinque volte alla settimana, scomparendo nel mondo che lui e Connie avevano creato, e pi tardi riemergeva, chiudeva le finestre e andava in mensa o nella sala di ritrovo della residenza, dove esibiva senza sforzo quell'affabile superficialit che la vita del college gli richiedeva.
Era solo sesso, come aveva detto Connie. Gli aveva anche dato il permesso di cercarlo altrove, e questo Joey se lo ricordava benissimo mentre andava a NoVa con jonathan per il giorno del Ringraziamento. Viaggiavano sulla Land Cruiser che jonathan aveva ricevuto come regalo di diploma, e che adesso parcheggiava fuori dal campus in aperta sfida alla re
gola niente-macchine-al-primo-anno. Joey si era fatto l'idea, da film e libri, che quando gli studenti di college venivano lasciati in libert per il giorno del Ringraziamento potevano succedere molte cose in poco tempo. Per tutto l'autunno ave- . va evitato di chiedere informazioni a jonathan sulla sorella, immaginando che non ci fosse nulla da guadagnare nel farlo insospettire anzitempo. Ma non appena menzion jenna sulla Land Cruiser, Joey vide che le sue precauzioni erano state inutili. Jonathan gli lanci uno sguardo d'intesa e disse: - Ha un fidanzato molto serio.
- Non ne dubito.
- Anzi, no, scusa, ho sbagliato. Avrei dovuto dire che lei prende molto sul serio un fidanzato che in realt  ridicolo, un idiota di prima categoria. Non insulter la mia intelligenza chiedendoti perch mi hai chiesto di lei.
- Era solo per educazione, - disse Joey.
- Ha-ha. E stato interessante, quando finalmente  partita per il college, scoprire chi erano i miei veri amici e chi invece era solo interessato a venire a casa mia quando c'era lei. Erano pi o meno cinquanta e cinquanta.
- Avevo lo stesso problema, ma non con mia sorella, - disse Joey, sorridendo al pensiero di Jessica. - Per me il problema erano il tavolo da calcetto, quello da hockey ad aria e lo spillatore di birra -. E procedette, con il senso di libert che gli dava la strada, a rivelare i fatti degli ultimi due anni delle superiori. Jonathan ascolt con una certa attenzione, ma solo una parte della storia sembr interessargli davvero, la convivenza di Joey con la sua ragazza.
- E dov' questa persona, adesso? - chiese.
- A St Paul. Vive ancora in famiglia.
- Ah, cazzo. Davvero? - disse jonathan, colpito. - Ma aspetta un minuto. Quella ragazza che Casey ha visto entrare nella tua stanza il giorno di Yom Kippur... non era lei, vero?
- In effetti s, - disse Joey. - Ci siamo lasciati, ma abbiamo avuto una specie di piccola ricaduta.
- Che cazzo di bugiardo! Mi avevi detto che era una scopata occasionale.
- No. Ti ho detto solo che non volevo parlarne.
- Mi hai lasciato intendere che fosse solo una scopata oc-

casionale. Non riesco a credere che l'hai fatta venire apposta quando io non c'ero.
- Come ho detto, abbiamo avuto una ricaduta. Adesso non stiamo pi insieme.
- Sul serio? Non parli con lei al telefono?
- Solo un pochino. E molto depressa.
- Ma guarda, sei proprio un miserabile bugiardo. - Non sono un bugiardo, - ribatt Joey.
- Disse il bugiardo. Hai una sua foto sul computer? - No, - ment Joey.
- Joey lo stallone segreto, - disse jonathan. - Joey il fuggiasco. Accidenti. Adesso ti capisco meglio.
- Gi, per sono sempre ebreo, quindi devo continuare a piacerti.
- Non ho detto che non mi piaci. Ho detto che ti capisco meglio. Non me ne frega niente se hai una ragazza: non lo dir a jenna. Per ti avverto subito che non possiedi la chiave del suo cuore.
- E quale sarebbe?
- Un lavoro alla Goldman Sachs. Il suo fidanzato ce l'ha. Il suo obiettivo dichiarato  arrivare a guadagnare cento milioni a trent'anni.
- Ci sar anche lui, a casa tua?
- No,  a Singapore. Si  laureato l'anno scorso, cazzo, e gi lo mandano a Singapore per una due giorni da un miliardo di dollari. Sar sola soletta, fratello.
Il padre di jonathan era il fondatore e l'illustre presidente di un think tank che propugnava l'esercizio unilaterale della supremazia militare americana, per rendere il mondo pi libero e sicuro soprattutto per Stati Uniti e Israele. Almeno una volta alla settimana, in ottobre e novembre, jonathan aveva mostrato a Joey un editoriale del " New York Times " o del "Wall Street Journal" in cui suo padre dissertava sulla minaccia dell'Islam radicale. Lo avevano anche visto su NewsHour e Fox News. Aveva una bocca piena di denti bianchissimi che metteva in mostra non appena cominciava a parlare, e sembrava quasi abbastanza vecchio da essere il nonno di jonathan. Oltre a jonathan e jenna, aveva altri tre figli molto pi grandi di matrimoni precedenti, pi due ex mogli.
La casa del terzo matrimonio era a McLean, in Virginia, in fondo a una stradina alberata che sembrava l'immagine del posto dove Joey voleva abitare quando fosse diventato ricco. Dentro la casa, che aveva tutti i pavimenti di quercia a grana fine, c'era una serie apparentemente illimitata di camere affacciate su una gola boscosa, in cui i picchi volavano fra gli alberi perlopi spogli. Malgrado fosse cresciuto in una casa che considerava piena di libri e arredata con gusto, Joey vacill davanti alla quantit di volumi rilegati, e all'evidente preziosit del bottino multiculturale raccolto dal padre di Jonathan durante i suoi gloriosi soggiorni all'estero. Cos come jonathan aveva ascoltato stupito le avventure di Joey alle superiori, ora Joey osservava stupito il lusso straordinario in cui era cresciuto il suo compagno di stanza disordinato e un po' rozzo. L'unica nota stonata era l'oggettistica ebraica elaborata e pacchiana piazzata un po' dappertutto. Vedendo la sua smorfia davanti a una menorah argentata particolarmente orrenda, jonathan gli assicur che era molto antica e rara e preziosa.

La madre di jonathan, Tamara, che doveva essere stata una gran bella sventola e un po' lo era ancora, mostr a Joey la lussuosa camera da letto con bagno che avrebbe occupato da solo. - Jonathan mi ha detto che sei ebreo, - disse.
- Pare di s, - rispose Joey.
- Ma non osservante?

- A dire il vero non sapevo neanche di esserlo, fino a un mese fa.

Tamara scosse la testa. - Non capisco, - disse. - So che  , una cosa comune, ma non capir mai.

- Non  che fossi cristiano o qualcos'altro, - disse Joey a mo' di scusa. - Era irrilevante, tutto qui.
- Be', da noi sei il benvenuto. Forse ti interesser imparare qualcosa sulle tue origini. Vedrai che io e Howard non siamo troppo conservatori. Per ci teniamo a essere consapevoli e a mantenere viva la memoria.

- Ti daranno una bella raddrizzata, - disse jonathan.
- Non ti preoccupare, lo faremo con dolcezza, - disse Tamara, con un sorriso da Milf.

- Fantastico, - disse Joey. - Sono aperto a tutto.

I due ragazzi, alla prima occasione, scapparono nella sala giochi del seminterrato, dotata di comfort che facevano sfigurare perfino il salone di Carol e Blake. Sulla distesa di feltro blu del tavolo da biliardo in mogano si poteva praticamente giocare a tennis. Jonathan mostr a Joey un gioco complicato e interminabile chiamato cowboy pool, che richiedeva un tavolo senza l'aggeggio centrale per raccogliere le palle. Joey era sul punto di suggerire una partita a hockey ad aria, gioco nel quale era praticamente imbattibile, quando la sorella, Jenna, scese di sotto. Salut a malapena Joey dalla vetta dei suoi due anni di vantaggio, e cominci a discutere di urgenti questioni famigliari con il fratello.
Joey cap d'un tratto, per la prima volta, cosa s'intendeva col termine " mozzafiato ". Jenna aveva quella bellezza sconvolgente che relegava tutto ci che la circondava, persino le funzioni fisiologiche primarie dell'osservatore, a un ruolo marginale. La figura, la carnagione e la struttura ossea di jenna trasformavano in rozze approssimazioni della bellezza i lineamenti di tutte le ragazze " carine " che Joey aveva ammirato in precedenza; neppure le foto le rendevano giustizia. Aveva i capelli folti e lucidi, color biondo tiziano, e indossava una felpa extralarge della Duke e i calzoni di un pigiama di flanella che, lungi dal nascondere la perfezione del suo corpo, ne dimostravano il potere di trasparire dagli abiti pi sformati. Ogni altra cosa su cui Joey posava lo sguardo, li dentro, si distingueva solo perch non era parte di lei: tutto ciarpame di seconda classe. Eppure, quando infine le lanci un'occhiata, Joey aveva il cervello troppo sconvolto per vederla davvero. Era una situazione stranamente stancante. Non c'era modo di atteggiare la faccia a un'espressione che non fosse falsa e imbarazzata. Si rendeva conto di fissare il pavimento con una smorfia penosamente stupida, mentre jenna bisticciava con il fratello, misteriosamente insensibile al suo fascino, sulla spedizione di shopping a New York del venerd successivo.
- Non puoi lasciarci la cabriolet, - disse Jonathan. - Io e Joey sembreremo una vecchia coppietta, su quell'affare.
L'unico difetto evidente di jenna era la voce, infantile e nasale. - S, infatti, - disse. - Una vecchia coppietta con i jeans a mezzo culo.
- Non vedo perch non puoi andare a New York con la cabriolet, - disse Jonathan. - Non sarebbe la prima volta.
- Perch la mamma dice che non posso. Non durante un fine settimana di vacanza. La Land Cruiser  pi sicura. Te la riporto domenica.
- Stai scherzando? La Land Cruiser si cappotta solo a guardarla. E molto pericolosa.
- Be', puoi dirlo alla mamma. Dille che la tua auto da matricola si cappotta solo a guardarla, ed  per questo che non posso guidarla fino a New York.
- Ehi -. Jonathan si gir verso Joey. - Ti va di andare a New York per il fine settimana?
- Certo! -rispose Joey.
- Prendete la cabriolet, - disse jenna. - Non morirete, per tre giorni.	,
- No, ho un'idea fantastica, - disse Jonathan. - Possiamo andare tutti insieme a fare shopping a New York con la Land Cruiser. Potresti aiutarmi a trovare un paio di calzoni di tuo gradimento.
- Motivi per cui l'idea non sta in piedi? - disse jenna. - Numero uno, non hai neanche un posto dove stare.
- Perch non ci ospiti da Nick? Lui non  a Singapore?
- Nick non vorr un branco di matricole che gli scorrazzano in giro per casa. E poi potrebbe tornare sabato sera.
- Due non sono un branco. Saremmo solo io e il mio ordinatissimo compagno di stanza del Minnesota.
- Sono molto ordinato, - conferm Joey.
- Non ne dubito, - comment jenna dalla sua vetta, con interesse zero. Tuttavia la presenza di Joey sembrava intralciare la sua resistenza: con un estraneo non poteva essere sprezzante come con suo fratello. - Per me  uguale, - disse. - Lo chieder a Nick. Ma se dice di no, niente da fare.
Quando Jenna torn di sopra, Jonathan porse il palmo a Joey per farsi dare un cinque. - New York, New York, - disse. - Scommetto che potremo stare da Casey, se Nick dovesse rivelarsi la solita testa di cazzo. La sua famiglia abita da qualche parte nell'Upper East Side.
Joey era ancora stordito dalla bellezza di jenna. Si avvicin
alla zona che lei aveva occupato, dove era rimasto un leggero

odore di patchouli. Il fatto di poter trascorrere un intero fine settimana nelle sue vicinanze, solo perch aveva la fortuna di essere il compagno di stanza di jonathan, gli sembrava una specie di miracolo.
- Anche tu, vedo, - disse jonathan, scuotendo la testa con tristezza. - E sempre la stessa storia, da quando sono nato.
Joey si sent arrossire. - Quello che non capisco  come hai fatto a venir fuori cos brutto.
- Ha, lo sai com', quando i genitori sono vecchi. Mio padre aveva cinquantun anni quando sono nato. Due anni di cruciale deterioramento genetico. Non tutti i bambini nascono belli come te.
- Non sapevo che provassi questi sentimenti nei miei confronti.
- Quali sentimenti? La bellezza mi interessa solo nelle ragazze, l dove deve stare.
- Vaffanculo, ragazzo viziato.
- Bel bambino, bel bambino.
- Vaffanculo. Vieni a giocare a hockey ad aria, che ti faccio un culo cos.
- Basta che me lo fai solo a hockey.
Per fortuna, malgrado la minaccia di Tamara, durante il soggiorno di Joey a McLean non ci furono molti insegnamenti religiosi, n intromissioni di altro tipo da parte dei genitori di Jonathan. I due ragazzi si installarono nella sala cinematografica del seminterrato, dotata di sedili reclinabili e di uno schermo da due metri e mezzo, e rimasero alzati fino alle quattro del mattino a guardare tv spazzatura e mettere in dubbio le rispettive eterosessualit. Si svegliarono, il giorno del Ringraziamento, mentre la casa veniva occupata da una folla di parenti. Poich jonathan era tenuto a parlare con loro, Joey si ritrov a fluttuare in quelle magnifiche stanze come una molecola di elio, dedicandosi alla ricerca di direttrici visive dove Jenna avrebbe potuto passare, o magari addirittura fermarsi. L'imminente escursione a New York, che il suo ragazzo aveva sorprendentemente avallato, era un investimento sicuro: Joey avrebbe avuto a disposizione, come minimo, due lunghi viaggi in macchina per far colpo su di lei. Per adesso voleva solo abituare gli occhi alla sua immagine,
rendere meno impossibile il fatto di guardarla. Jenna indossava un abito modesto, a collo alto, un abito amichevole, e i casi erano due: o era molto brava a truccarsi, oppure si truccava poco. Joey not le sue buone maniere, evidenti nella pazienza che mostrava con zii calvi e zie liftate che sembravano avere molte cose da raccontarle.
Prima di cena, Joey se la svign nella sua stanza per telefonare a St Paul. Chiamare Connie era fuori questione, nelle circostanze attuali; la vergogna per le loro conversazioni oscene, rimasta stranamente assente per tutto l'autunno, si stava a poco a poco insinuando in lui. I suoi genitori per erano un'altra storia, se non altro per via degli assegni che gli mandava sua madre.
A St Paul rispose suo padre, che parl con lui per meno di due minuti prima di passargli sua madre, cosa che Joey prese come una specie di tradimento. In realt provava un certo rispetto per il padre - per la coerenza della sua riprovazione; per la severit dei suoi principi - e ne avrebbe provato ancora di pi, se non fosse stato cos deferente verso la madre. A Joey avrebbe fatto bene un po' di sostegno maschile, e invece suo padre lo lasciava in mano a lei e se ne lavava le mani.
- Ehi, ciao, - disse sua madre, con un entusiasmo che gli diede i brividi. Decise subito di trattarla con durezza, ma lei, come succedeva spesso, lo ammorbid con il suo umorismo e la sua risata scrosciante. Prima ancora di rendersene conto le aveva gi descritto la situazione a McLean, Jenna esclusa.
- Una casa piena di ebrei! - disse sua madre. - Vedrai come sar interessante.
- Sei ebrea anche tu, - disse Joey. - E quindi lo sono anch'io. E anche Jessica, e i figli di Jessica, se ne avr.
- No, questo  vero solo se ci vuoi credere, - rispose lei. Dopo tre mesi sulla costa orientale, Joey riusciva a distinguere il suo lieve accento del Minnesota. - Sai, - prosegu, - secondo me, per quanto riguarda la religione, noi siamo solo quello che diciamo di essere. Nessun altro pu dirlo al nostro posto.
- Ma tu non hai nessuna religione.
- E proprio questo il punto. Ed  anche una delle poche cose su cui ero d'accordo con i miei genitori, benedetti loro. Che la religione  stuuupida. Anche se adesso, a quanto

pare, mia sorella non  pi d'accordo con me, e quindi il nostro record di disaccordo totale  rimasto intatto. - Quale sorella?
- Tua zia Abigail. Sembra tutta presa dalla cabala e dalla riscoperta delle proprie radici ebraiche, per quel che valgono. Come faccio a saperlo, mi chiederai? Perch ci ha spedito un'e-mail sulla cabala, anzi, una catena di sant'Antonio. L'ho trovato un po' maleducato da parte sua, e cos le ho risposto, chiedendole per favore di non mandarmi pi catene di sant'Antonio, e allora lei mi ha scritto del suo Viaggio.
- Non so neanche cosa sia la cabala, - disse Joey.
- Oh, sono sicura che sarebbe felice di spiegartelo, se mai ti venisse voglia di conoscerla. E una cosa molto Importante e Mistica... credo che Madonna sia una seguace, e questo ti dice praticamente tutto.
- Madonna  ebrea?
- Certo, Joey, per questo si chiama cos, - disse sua madre, ridendo di lui.
- Be', insomma, - disse Joey, - sto cercando di tenere la mente aperta. Non voglio rifiutare una cosa di cui non so ancora niente.
- Giusto. E poi, chiss? Potrebbe addirittura tornarti utile.
- Potrebbe, - rispose Joey in tono distaccato.
Al lunghissimo tavolo della cena, Joey si ritrov seduto sullo stesso lato di jenna, cosa che gli risparmi di vederla e gli permise di concentrarsi sulla conversazione con uno degli zii calvi, che lo credette ebreo e lo intrattenne con il racconto della sua recente vacanza-barra-viaggio-d'affari in Israele. Joey si finse pratico e appassionato di molte cose che gli erano del tutto sconosciute: il Muro Occidentale con i suoi tunnel, la Torre di David, Masada, Yad Vashem. Il risentimento a scoppio ritardato verso sua madre, unito alla magnificenza della casa e al fascino di jenna e a un'insolita sensazione di autentica curiosit intellettuale, gli faceva desiderare di essere pi ebreo, di vedere cosa comportasse quell'appartenenza.
Il padre di jonathan e jenna, all'altro capo del tavolo, disquisiva di politica estera con un'eloquenza cos autorevole che pian piano le altre conversazioni si spensero. Aveva
i tendini del collo tesi, da tacchino, pi visibili dal vivo che in televisione, e Joey not che a far spiccare tanto il sorriso bianchissimo era quel cranio piccolo, quasi rattrappito. Il fatto che avesse generato la favolosa jenna pur essendo cos avvizzito sembrava in carattere con il suo prestigio. Parl della "nuova accusa del sangue" che circolava nel mondo arabo, della menzogna che l'undici settembre non ci fossero ebrei nelle Torri Gemelle, e della necessit, in un momento di emergenza nazionale, di opporsi alle crudeli menzogne con benevole mezze verit. Parl di Platone come se lui stesso avesse ricevuto l'illuminazione ai piedi del grande ateniese. Si rifer ai membri del gabinetto presidenziale chiamandoli per nome, e poi, parlando alla prima persona plurale, spieg che contavano "sull'appoggio del presidente" per sfruttare quel momento storico unico, al fine di risolvere una difficile situazione di stallo geopolitico ed espandere in modo radicale la sfera della libert. In tempi normali, disse, la grande massa dell'opinione pubblica americana era isolazionista e ignorante, ma gli attacchi terroristici "ci" hanno fornito un'occasione d'oro, la prima dalla fine della Guerra Fredda, per permettere al "filosofo" (Joey non capiva di quale filosofo si trattasse, o forse si era perso qualcosa) di intervenire, unendo il paese nella missione che la sua filosofia aveva dimostrato giusta e necessaria. - Dobbiamo imparare a non temere di forzare un po' la verit, - rispose, con il suo classico sorriso, a uno zio che aveva espresso qualche dubbio sul potenziale nucleare iracheno. - I media moderni sono ombre confuse sulla parete, e il filosofo deve essere pronto a manovrare quelle ombre al servizio di una verit pi grande.
Tra l'impulso di far colpo su jenna e la sua attuazione in parole pass solo un pauroso istante in caduta libera. - Ma come fate a sapere che  la verit? - esclam Joey.
Tutte le teste si girarono verso di lui, e il cuore cominci a martellargli nel petto.
- Non lo sappiamo mai con certezza, - disse il padre di Jenna, di nuovo con quel sorriso. - Hai ragione. Ma quando scopriamo che la nostra idea del mondo, basata su decenni di accurati studi empirici dei migliori cervelli in circolazione,  in perfetto accordo con il principio induttivo della libert

umana universale, lo consideriamo un buon indizio che stiamo andando pi o meno nella direzione giusta.
Joey annu entusiasta per dimostrare un profondo e totale consenso, e si stup quando, suo malgrado, insistette: - Ma forse se mentiamo sull'Iraq non siamo migliori degli arabi, con la loro bugia che nessun ebreo  rimasto ucciso l'undici settembre.
Il padre di jenna, senza scomporsi, rispose: - Sei un ragazzo molto intelligente, eh?
Joey non riusc a capire se lo avesse detto con ironia.
- Jonathan dice che sei un ottimo studente, - continu il vecchio in tono gentile. - E quindi immagino tu abbia gi provato la frustrazione di avere a che fare con gente meno sveglia di te. Gente non solo inetta, ma anche restia a riconoscere certe verit la cui logica per te  del tutto evidente. Gente che sembra perfino infischiarsene di seguire una logica sbagliata. Hai mai provato questa frustrazione?
- Ma questo succede perch la gente  libera, - disse Joey. - La libert non  proprio questo? Il diritto di pensare quello che si vuole? Cio, lo ammetto, certe volte  una rottura di palle.
Alcuni fra i commensali ridacchiarono.
- Gi, proprio cos, - disse il padre di Jenna. - La libert  una rottura di palle. E proprio per questo  indispensabile cogliere l'occasione che ci si  presentata quest'autunno. Per indurre una nazione di gente libera ad abbandonare le idee sbagliate e appoggiarne di migliori, con ogni mezzo necessario.
Non riuscendo pi a sopportare di essere al centro dell'attenzione, Joey annu di nuovo, ancora pi entusiasta. - Ha ragione, - disse. - Capisco, ha ragione.
Il padre di Jenna and avanti a confidargli forzature della verit e strenue opinioni, ma Joey non sentiva pi niente. Il suo corpo fremeva di eccitazione per aver preso la parola davanti a Jenna. Stava ritrovando la sensazione di essere un protagonista, sensazione che durante l'autunno sembrava scomparsa. Quando Jonathan si alz da tavola, Joey lo segu barcollando in cucina, dove si riempirono due tumbler da cinquanta centilitri con il vino avanzato.
- Ehi, bello, - disse Joey, - non puoi mischiare rosso e bianco.
- E ros, fesso, - disse Jonathan. - Da quando sei diventato Mister Enofilo?
Portarono i bicchieri stracolmi nel seminterrato e consumarono il vino giocando a hockey ad aria. Joey era ancora cos fremente che avvert a malapena l'effetto dell'alcol, circostanza che si rivel fortunata quando il padre di jonathan li raggiunse di sotto. - Che ne dite di una partita a cowboy pool? - disse, fregandosi le mani. - Immagino che jonathan ti abbia gi insegnato il gioco della casa.
- S, sono una schiappa, - disse Joey.
- E il re dei giochi di biliardo, che unisce il meglio di carambola e pool, - disse il vecchio, mentre disponeva sul tavolo la biglia numero a, la 3 e la 5. Jonathan sembrava un po' mortificato, e Joey lo trov interessante, visto che tendeva a pensare che solo i suoi genitori potessero davvero mortificare qualcuno. - Noi abbiamo aggiunto una speciale regola della casa, che questa sera sono disposto ad applicare a me stesso. Jonathan? Che ne dici? La regola serve a impedire che un giocatore molto bravo rimanga sempre nei pressi della numero 5 e accumuli punti su punti. Voi ragazzi potete farlo, sempre che riusciate ad allineare il pallino con la 5, mentre io, ogni volta che mando in buca la 5, dovr tirare una carambola o imbucare una delle altre biglie.
Jonathan alz gli occhi al cielo. - Okay, pap, va bene.
- Allora, muoviamo le palle? - disse suo padre, mentre passava il gesso sulla stecca.
Joey e jonathan si guardarono e cercarono di reprimere uno scoppio di risa. Il vecchio non se ne accorse neppure.
Joey era seccato di giocare cos da schifo, e gli effetti del vino divennero evidenti quando il vecchio gli diede qualche suggerimento che serv solo a farlo giocare ancora peggio. Jonathan, nel frattempo, si impegnava a fondo, con un'espressione serissima che Joey non gli aveva mai visto. Mentre aspettavano il loro turno, il vecchio prese da parte Joey e gli chiese che programmi avesse per l'estate.
- L'estate  ancora lontana, - disse Joey.
- Non tanto. Quali settori ti interessano?

- Pi che altro ho bisogno di far soldi, e di rimanere in Virginia. Mi sto pagando gli studi da solo.
- Jonathan me lo ha detto.  un'aspirazione notevole. E scusa se sono invadente, ma mia moglie dice che cominci a mostrare interesse per le tue origini, dopo un'infanzia senza fede. Non so se questo abbia influito sulla decisione di cercare la tua strada da solo, ma se  cos vorrei congratularmi con te, perch hai ragionato con la tua testa e sei stato coraggioso. Col tempo, potresti addirittura tornare dai tuoi genitori e guidarli nella loro esplorazione.
- Mi dispiace tanto di non aver imparato niente su questo tema.
Il vecchio scosse la testa con aria di disapprovazione, come aveva fatto sua moglie. - Abbiamo la tradizione pi magnifica e duratura del mondo, - disse. - I giovani d'oggi dovrebbero trovarla attraente, perch rispetta il diritto di scelta. Nessuno pu dire a un ebreo in cosa deve credere. Puoi decidere tutto da solo. Puoi scegliere le tue caratteristiche e applicazioni, per cos dire.
- S, interessante, - disse Joey.
- E hai altri programmi? Vuoi diventare un manager, un po' come tutti di questi tempi?
- S, certo. Sto pensando di specializzarmi in economia.
- Ottimo. Non c' niente di sbagliato nel desiderio di arricchirsi. Ora, io non ho dovuto far niente per arricchirmi, anche se non mi dispiace dire che ho amministrato bene quello che ho ricevuto. Devo molto al mio bisnonno di Cincinnati, che  arrivato qui con niente. Questo paese gli ha offerto un'occasione, concedendogli la libert di sfruttare al meglio i propri talenti. Ecco perch ho scelto di vivere cos: onorando quella libert e cercando di garantire che il prossimo secolo americano sia altrettanto felice. Non c' niente di sbagliato nell'arricchirsi, proprio niente. Ma nella tua vita deve esserci qualcos'altro. Devi scegliere da che parte stare, e lottare perch quella parte vinca.
- Certo, - disse Joey.
- Potrebbero esserci dei lavoretti estivi ben pagati all'Istituto, se ti interessa fare qualcosa per il tuo paese. Dal giorno degli attacchi, le donazioni sono aumentate in maniera
esponenziale. Una bella soddisfazione. Potresti fare domanda, se ti va.
- Senz'altro! - disse Joey. Si sentiva come uno dei giovani interlocutori di Socrate, che nei dialoghi, una pagina dopo l'altra, pronunciavano solo battute del tipo "S, senza dubbio", o "Dev'essere proprio cos". - Fantastico, - disse. - Far senz'altro domanda.
Jonathan colp il pallino troppo in basso, steccando inaspettatamente e perdendo tutti i punti accumulati durante il turno. - Cazzo! - grid, e poi aggiunse, per buona misura: - Cazzo! - Sbatt la stecca contro il bordo del tavolo; segu un momento di imbarazzo.
- Devi stare particolarmente attento, quando hai accumulato molti punti, - disse suo padre.
- Lo so, pap. L& so. Ero attento. Solo che la vostra conversazione mi ha un po' distratto.
- Joey, tocca a te?
Perch assistere alla crisi di un amico gli metteva una voglia incontrollabile di sorridere? Prov un meraviglioso senso di liberazione, al pensiero di non dover interagire con suo padre in quel modo. La sua fortuna stava tornando sempre pi in fretta. Per il bene di jonathan, non gli dispiacque di sbagliare al primo tiro.
Ma Jonathan s'incazz lo stesso. Quando suo padre torn di sopra, due volte vittorioso, cominci a dare del finocchio a Joey in modo non troppo divertente, e alla fine disse che andare a New York con Jenna non gli sembrava una buona idea.
- Perch no? - chiese Joey, turbato.
- Non lo so. Mi  passata la voglia.
- Sar una figata. Possiamo cercare di entrare a Ground Zero e vedere com'.
- Quella zona  tutta bloccata. Non si pu vedere niente.
- Voglio anche vedere dove girano il Today Show.
- Che scemenza. E solo una vetrina.
- Insomma,  New York. Dobbiamo andarci.
- Be', vacci con jenna, allora. Tanto  questo che vuoi, no? Andare a Manhattan con mia sorella, e poi lavorare per mio padre l'estate prossima. E mia madre  un'ottima cavallerizza. Forse vorresti anche andare a cavallo con lei.

L'unico aspetto negativo della fortuna di Joey erano i momenti in cui sembrava arrivare a scapito di qualcun altro. Non essendo mai stato invidioso, non sopportava l'invidia degli altri. Alle superiori aveva dovuto chiudere pi di un'amicizia, perch alcuni non tolleravano che avesse tanti altri amici. Joey li considerava degli immaturi del cazzo. L'amicizia con jonathan, tuttavia, non era chiudibile, almeno fino al termine dell'anno scolastico, e Joey, bench infastidito dal suo malumore, comprendeva a fondo il tormento dell'essere figlio.
- Va bene, allora, - disse. - Staremo qui. Puoi farmi vedere Washington. Vuoi che facciamo cos?
Jonathan scroll le spalle.
- Sul serio. Facciamo un giro a Washington.
Jonathan rimugin per qualche minuto. Poi disse: - Lo
avevi in pugno. Tutte quelle stronzate sulla nobile bugia?
Lo avevi in pugno, e d'un tratto ti viene quel sorriso da
stronzo. Piccolo finocchio leccaculo del cazzo.
- Be', tu non hai neanche aperto bocca, - disse Joey. - Ci sono gi passato.
- E allora perch dovrei passarci io?
- Perch tu non ci sei ancora passato. Non ti sei guadagnato il diritto di rimanerne fuori. Non ti sei guadagnato un cazzo di niente.
- Disse il ragazzo con la Land Cruiser.
- Senti, non voglio pi parlarne. Vado a leggere un po'. - Bene.
- Verr a New York con te. Non mi interessa nemmeno se vai a letto con mia sotella. Probabilmente vi meritate a vicenda.
- Cosa vuoi dire?
- Lo scoprirai.
- Ehi, restiamo amici, okay? Non devo per forza andare a New York.
- No, invece ci andremo, - disse jonathan. - Sar anche patetico, ma non voglio proprio guidarla, quella cabriolet.
Di sopra, nella stanza odorosa di tacchino arrosto, Joey trov una pila di libri sul comodino. - Elie Wiesel, Chaim Potok, Exodus, Storia degli ebrei - e un biglietto del padre di Jonathan: "Un po' di carta per accendere il fuoco. Non sen
tirti obbligato a tenerli. Howard". Sfogliandoli, combattuto tra un profondo disinteresse e un profondo rispetto per chi invece era interessato, Joey torn a infuriarsi con sua madre. La sua mancanza di rispetto per la religione gli sembrava un altro dei suoi io io io: il competitivo desiderio copernicano di essere il sole intorno al quale ruotava ogni cosa. Prima di an
dare a dormire, Joey chiam i1411 e chiese il numero di Abi
gail Emerson a Manhattan.
Il mattino dopo, mentre Jonathan dormiva, Joey telefon ad Abigail, si present come il figlio di sua sorella e le disse che stava per venire a New York. Sua zia rispose con uno strano sghignazzo, e gli chiese se sapeva fare l'idraulico.
- Come, scusa?
- La roba va gi ma poi ritorna su, - disse Abigail. - Un po' come succede a me quando esagero con il brandy -. Poi pass a raccontargli della scarsa altitudine e delle fogne antiquate del Greenwich Village, delle vacanze del custode, dei pro e contro degli appartamenti affacciati sul cortile al pianterreno, e del "piacere" di rincasare a mezzanotte il giorno del Ringraziamento e trovare le deiezioni non del tutto disintegrate dei vicini fluttuanti nella vasca da bagno e depositate in riva al lavandino della cucina. -  tutto mollllto, molto carino, - disse. - Il perfetto inizio per un lungo fine settimana senza custode.
- Be', ecco, ad ogni modo pensavo che magari potevamo vederci, non so, - disse Joey. Stava gi cambiando idea, ma a quel punto sua zia divent reattiva, come se quel monologo fosse stato un peso che doveva scaricarsi di dosso.
- Sai, - fece, - vi ho visti in fotografia, tu e tua sorella. Eravate mollllto carini, nella vostra casa mollllto graziosa. Potrei addirittura riconoscerti per strada.
- Ah ha.
- Purtroppo il mio appartamento non  tanto grazioso, in questi giorni. C' anche un certo odorino! Ma se volessi incontrarmi al mio caff preferito, dove verresti servito dal cameriere pi gay del Village, che  anche il mio migliore amico, sarei mollllto contenta. Posso dirti tutto quello che tua madre non vuole che tu sappia sulla nostra famiglia.
Joey accett, e fissarono un appuntamento.

All'ora della partenza per New York, Jenna arriv accompagnata da un'amica delle superiori, Bethany, che sembrava insignificante solo al confronto. Le due si misero sul sedile posteriore, dove Joey non poteva vedere jenna, e neppure, fra la lagna interminabile di Slim Shady che usciva dallo stereo e jonathan che cantilenava tutti i testi, sentire di cosa parlavano lei e Bethany. Le uniche interazioni fra i sedili erano le critiche di Jenna alla guida del fratello. Come se l'ostilit accumulata la sera prima nei confronti di Joey si fosse trasformata in aggressivit al volante, jonathan tallonava le altre auto a centotrenta all'ora, mormorando insulti contro i guidatori meno prepotenti di lui; in generale, sembrava divertirsi a fare lo stronzo. - Grazie per non averci ammazzati tutti, - disse jenna, quando il suv si ferm in un costosissimo garage di midtown e la musica venne finalmente spenta.
Ben presto la gita dimostr di possedere tutti i requisiti di un fiasco. Il ragazzo di jenna, Nick, condivideva un appartamento cadente e sgangherato in 54th Street con altri due tirocinanti di Wall Street, anche loro assenti per il fine settimana. Joey voleva vedere la citt, e ancora di pi voleva evitare di apparire a jenna come una specie di teppistello amante di Eminem, ma il soggiorno era dotato di un'enorme tv al plasma e di una Xbox ultimo modello, che Jonathan volle subito provare con lui. - Ci vediamo dopo, ragazzi, - disse jenna, mentre lei e Bethany uscivano per incontrare altri amici. Tre ore pi tardi, quando Joey sugger di fare una passeggiata prima che si facesse troppo tardi, jonathan gli diede del finocchio.
- Si pu sapere cos'hai ? - chiese Joey.
- No, scusa, cos'hai tu? Dovevi andar dietro a jenna, se ti interessa la roba da femmine.
In effetti Joey era piuttosto attratto dalla roba da femmine. Le ragazze gli piacevano, gli mancava la loro compagnia, il loro modo di parlare; gli mancava Connie. - Sei tu che dicevi di voler andare per negozi.
- Cosa c', i miei calzoni non sono abbastanza stretti sul culo per i tuoi gusti?
- E se magari andassimo a cena?
- Gi, in un posticino romantico, noi due soli.
- La pizza di New York? Non  la pi buona del mondo?
- No,  quella di New Haven.
- Okay, una gastronomia, allora. Una gastronomia newyorchese. Sto morendo di fame.
- Vai a guardare nel frigo.
= Vacci tu, a guardare in quel frigo del cazzo. Io voglio uscire di qui.
- S, bravo. Vai pure.
- Resti qui? Mi apri tu la porta?
- S, tesoro.
Con un groppo in gola, sul punto di scoppiare a piangere come una ragazzina, Joey usc nella notte. La perdita di aplomb di jonathan era una grossa delusione. Riconosciuta all'improvviso la propria superiore maturit, mentre vagava tra i ritardatari degli acquisti in Fifth Avenue, Joey riflett su come manifestarla a jenna. Compr due salsicce polacche da un venditore ambulante, poi s'intrufol tra la folla ancora pi fitta del Rockefeller Center a guardare i pattinatori e ad ammirare l'enorme albero di Natale spento, l'emozionante mole del grattacielo della Nbc illuminato a giorno. Gli piaceva la roba da femmine, e allora? Non per questo si sentiva un debole. Per si sentiva molto solo. Mentre guardava i pattinatori, colto da una fitta di nostalgia per St Paul, telefon a Connie. Stava lavorando da Frost, e Joey ebbe solo il tempo di dichiararle che gli mancava, descriverle il posto che aveva davanti e dirle che avrebbe tanto voluto mostrarglielo.
- Ti amo, tesoro, - disse Connie.
- Ti amo anch'io.
Il mattino dopo, Joey ebbe la sua occasione con jenna. A quanto pare la ragazza si alzava presto, ed era gi andata a comprare la colazione quando Joey, alzatosi presto a sua volta, entr in cucina con una maglietta della University of Virginia e un paio di boxer a motivi cachemire. Quando la vide, seduta al tavolo a leggere un libro, si sent praticamente nudo.
- Ho comprato dei bagel per te e per il mio indegno fratello, - disse Jenna.
- Grazie, - rispose Joey, indeciso se andare a infilarsi un paio di calzoni o continuare a mettersi in mostra. Visto che Jenna si era gi disinteressata di lui, decise di correre il rischio e aspettare. Ma poi, mentre tostava un bagel e lanciava occhiate furtive ai capelli, alle spalle e alle gambe nude e accavallate di Jenna, sent arrivare un'erezione. Stava per fuggire in soggiorno quando jenna alz lo sguardo e disse: - Scusa, ma questo libro, no? Questo libro  di una noia mortale.
Joey si ripar dietro una sedia. - Di cosa parla?
- Credevo parlasse della schiavit. Adesso non so pi neanche di cosa parla -. Gli mostr due pagine consecutive di fitta prosa. - La cosa pi divertente? E la seconda volta che lo leggo. Lo trovi in met dei curriculum d'esame alla Duke. Curricula. E non sono ancora riuscita a capire qual  la storia. Cosa succede ai personaggi, sai.
- L'anno scorso a scuola ho letto Canto di Salomone, - disse Joey. - Mi  piaciuto tantissimo. Tipo, il romanzo migliore che ho mai letto.
Jenna reag con una complicata smorfia di indifferenza verso Joey e di fastidio per il libro. Joey si sedette di fronte a lei, diede un morso al bagel e cominci a masticare, mastic ancora un po' e infine si rese conto che deglutire non sarebbe stato facile. Non c'era fretta, per, perch Jenna stava ancora cercando di leggere.
- Secondo te cos'ha tuo fratello? - le chiese, dopo essere riuscito a mandar gi qualche boccone. - In che senso?
- Si comporta un po' da coglione. Da immaturo. Non trovi?
- Non chiederlo a me. E amico tuo.
Continu a fissare il libro. La sua sprezzante inaccessibilit era identica a quella delle bellezze di prima categoria che Joey vedeva all'universit. L'unica differenza era che Jenna gli piaceva ancora di pi, e adesso era cos vicina che Joey sentiva l'odore del suo shampoo. Sotto il tavolo, dentro i boxer, il suo uccello a mezz'asta puntava verso di lei come il fregio sul cofano di una Jaguar.
- Allora, cosa fai oggi? - le domand.
Jenna chiuse il libro, come rassegnandosi alla sua persistente presenza. - Shopping, - disse. - E stasera c' una festa a Brooklyn. E tu?
- A quanto pare niente, perch tuo fratello non vuole uscire di casa. Vado a trovare mia zia alle quattro, e basta.
- Per i ragazzi  pi pesante, - disse jenna. - Rimanere a casa. Mio padre  fantastico, e io non ho problemi, non mi crea problemi il fatto che sia famoso. Ma credo che jonathan pensi sempre di dover dimostrare qualcosa.
- Guardando la tv per dieci ore di fila?
Jenna si accigli e guard in faccia Joey, forse per la prima volta. - Ma sei sicuro che mio fratello ti piaccia?
- No di certo. E da gioved sera che si comporta in modo strano. Tipo, hai presente come guidava ieri? Ho pensato che magari ne sapessi qualcosa.
- Credo che per lui la cosa pi importante sia piacere per quello che . Sai, non perch  figlio di nostro padre.
- Giusto, - disse Joey. Ed ebbe l'ispirazione di aggiungere: - O perch  tuo fratello.
Jenna arross! Appena appena. E scosse la testa. - Io non sono nessuno.
- Ha ha ha,'- fece Joey, arrossendo a sua volta.
- Be', non sono certo come mio padre. Non ho grandi idee, n grandi ambizioni. Anzi, a ben guardare, sono proprio una personcina egoista. Una cinquantina di ettari in Connecticut, qualche cavallo e uno stalliere a tempo pieno, e magari un jet privato, non mi serve altro.
Joey not che era bastata un'allusione alla sua bellezza per indurla ad aprirsi e parlare di s. E una volta che la porta si era socchiusa anche solo di un millimetro, una volta che era riuscito a insinuarsi nella fessura, Joey sapeva cosa fare. Sapeva ascoltare e capire. E non erano un ascolto e una comprensione fasulli. Era Joey nel Paese delle Donne. Di l a poco, nella sporca luce invernale della cucina, mentre prendeva istruzioni da jenna su come guarnire un bagel nel modo giusto, con salmone affumicato, cipolle e capperi, cominci a sentirsi non molto pi a disagio di quanto si sarebbe sentito parlando con Connie, o con sua madre, sua nonna o la madre di Connie. La bellezza di jenna non era meno abbagliante di prima, ma l'erezione era cessata. Le offr qualche scampolo di informazione sulla propria famiglia, e lei in cambio ammise che i suoi non erano troppo contenti del ragazzo che aveva scelto.
- E un po' assurdo, - disse. - Dev'essere anche per questo

che Jonathan ha deciso di venire, e adesso non vuole uscire di casa. Crede di poter interferire tra me e Nick. Tipo che se lui si mette in mezzo, e continua a ronzarci intorno, allora noi ci lasciamo.
- Perch non sono contenti di Nick?
- Be', per prima cosa  cattolico. E all'universit giocava a lacrosse.  superintelligente, ma non come piace a loro -. Jenna rise. - Una volta gli ho parlato del think tank di mio padre, e quando la sua confraternita ha organizzato una festa, hanno attaccato un cartello con la scritta Think Tank sopra un fusto di birra. Io l'ho trovato esilarante. Per rende l'idea.
- Ti ubriachi spesso?
- No, ho la tolleranza di una pulce. Anche Nick ha smesso di bere, quando ha cominciato a lavorare. Adesso beve, tipo, un coca e whisky alla settimana. Pensa solo alla carriera. E stato il primo della sua famiglia a frequentare un college quadriennale, l'esatto contrario della mia famiglia, dove se hai un solo PhD sei un inconcludente.
- Ed  gentile con te?
Jenna distolse lo sguardo, con un'ombra sul viso. - Mi fa sentire molto protetta. Tipo, stavo pensando, se l'undici settembre fossimo stati dentro una delle torri, anche a un piano alto, lui avrebbe trovato un modo per tirarci fuori. Ci avrebbe salvati, me lo sento.
- C'erano un sacco di uomini come lui alla Cantor Fitzgerald, - disse Joey. - Operatori di borsa tostissimi. E non sono riusciti a venirne fuori.
- Be', allora non erano come Nick, - disse jenna.
Vedendola chiudere la mente in quel modo, Joey si domand quanto avrebbe dovuto indurirsi, e quanti soldi avrebbe dovuto guadagnare, prima di poter competere per una come lei. Il suo uccello, dentro i boxer, si riscosse di nuovo, come per dichiararsi pronto alla sfida. Ma le parti pi tenere, cuore e cervello, affogavano nella disperazione davanti all'enormit dell'impresa.
- Mi sa che oggi andr a dare un'occhiata a Wall Street, - disse.
- Il sabato  tutto chiuso.
- Voglio solo vedere com', dato che magari ci andr a lavorare.
- Senza offesa, eh? - disse jenna, riaprendo il libro. - Mi sembri troppo perbene per riuscirci.


Quattro settimane dopo, Joey torn a Manhattan, a badare alla casa di sua zia Abigail mentre lei era via. Per tutto l'autunno si era stressato su dove passare le vacanze di Natale, visto che le due case rivali di St Paul si escludevano a vicenda, e visto che tre settimane erano un periodo troppo lungo da imporre alla famiglia di un nuovo compagno di college. Aveva la vaga intenzione di stare da uno dei suoi migliori amici delle superiori, una posizione che gli avrebbe permesso di andare a trovare i genitori e le :Monaghan in momenti diversi, ma poi salt fuori che durante le vacanze Abigail avrebbe frequentato un laboratorio internazionale di mimo ad Avignone, e quando incontr Joey per il fine settimana del Ringraziamento gli disse che stava cercando qualcuno che si trasferisse nel suo appartamento in Charles Street per occuparsi del complicato regime dietetico dei suoi gatti, Tigro e Pimpi.
La conversazione con la zia era stata interessante, anche se a senso unico. Abigail, bench pi giovane di sua madre, sembrava molto pi vecchia sotto ogni aspetto, tranne che nell'abbigliamento da ragazzina provocante. Puzzava di sigarette, e aveva un modo straziante di mangiare la sua fetta di torta alla mousse di cioccolato, dividendola in bocconi minuscoli che assaporava intensamente, come se quella fosse la cosa migliore che poteva succederle in tutta la giornata. Gli rivolse ben poche domande, alle quali rispose lei stessa prima che Joey potesse aprire bocca. Pi che altro tenne un monologo, intervallato da commenti ironici ed esclamazioni affettate, un treno in corsa sul quale Joey riusc a salire per un breve tratto, fornendo da s il contesto e tirando a indovinare su molti riferimenti. Mentre ascoltava le sue ciance, Joey la paragon a una triste versione a fumetti di sua madre, un avvertimento su come poteva diventare se non stava attenta.
Per Abigail, a quanto pareva, la mera esistenza di Joey costituiva un rimprovero che rendeva necessario un lungo reso-

conto della sua vita. La tradizionale sistemazione matrimoniobambini-casa non faceva per lei, disse, e neanche il mondo superficiale e commercializzato del teatro convenzionale, con l'umiliazione delle chiamate aperte truccate e i direttori del cast che volevano solo la fotomodella del momento e non sapevano cosa fosse l'originalit espressiva, e tanto meno il mondo del cabaret, nel quale aveva sprecato molllltissimo tempo, costruendo un eccellente repertorio sulla verit dell'infanzia nei sobborghi d'America, prima di capire che era tutto testosterone e umorismo volgare. Denigr senza remore Tina Fey e Sarah Silverman, e poi esalt il genio di alcuni "artisti" maschi che dovevano essere mimi o clown, dichiarandosi fortunata di avere contatti sempre pi diretti con loro, anche se al momento solo tramite i laboratori. Mentre Abigail parlava e parlava, Joey si ritrov ad ammirare la sua ferma intenzione di sopravvivere senza quel successo che lui aveva ancora verosimilmente a portata di mano. Era talmente suonata ed egocentrica che Joey pot risparmiarsi la seccatura di sentirsi in colpa e passare direttamente alla compassione. Come rappresentante della sorte migliore toccata non solo a lui, ma anche a sua sorella, sent che il favore pi grande che potesse farle fosse concederle di giustificarsi, e prometterle di andare a vedere un suo spettacolo appena possibile. Per questo la zia lo ricompens offrendogli di custodirle la casa.
I primi giorni in citt, quando andava da un negozio all'altro con il suo compagno Casey, furono una continuazione ultravivida dei sogni urbani che faceva di notte. L'umanit gli veniva incontro da ogni direzione. Musicisti andini con flauti e percussioni in Union Square. Pompieri davanti a una caserma, che salutavano solenni la folla riunita intorno a un reliquiario dell'undici settembre. Un paio di aggressive signore impellicciate che si impossessavano del taxi fermato da Casey davanti a Bloomingdale's. Arrapanti studentesse delle medie con i jeans sotto la minigonna, stravaccate a gambe aperte sui sedili della metropolitana. Ragazzi del ghetto con le treccine afro e minacciosi giubbotti extralarge, soldati della Guardia Nazionale che pattugliavano Grand Central con armi di ultima generazione. E la nonna cinese che vendeva per strada i dvd di film non ancora usciti, il ballerino di break dance che si
era strappato un muscolo o un tendine e sedeva dondolandosi per il dolore sul pavimento della metropolitana numero 6, il sassofonista insistente al quale Joey diede cinque dollari per aiutarlo a raggiungere il luogo del concerto, malgrado Casey lo avesse avvertito che era una fregatura: ogni incontro era una poesia che Joey imparava subito a memoria.
I genitori di Casey abitavano in un appartamento con ascensore interno, un accessorio indispensabile, decise Joey, per il giorno in cui avesse sfondato a New York. Cen con loro sia alla Vigilia sia a Natale, avvalorando cos le bugie raccontate ai suoi genitori su dove stava passando le vacanze. Casey e famiglia, per, partivano il mattino dopo per una gita sciistica, e comunque Joey sapeva di essersi gi approfittato troppo della loro ospitalit. Quando torn nell'appartamento stantio e disordinato di Abigail e scopr che Pimpi e/o Tigro avevano vomitato un po' ovunque, in un atto punitivo felino per la sua lunga assenza, Joey si scontr con la stranezza e la stupidit dell'idea di passare due settimane intere da solo.
Peggior subito la situazione parlando con la madre e ammettendo che certe cose non erano andate "come dovevano", e che "invece" si trovava in casa di sua sorella.
- Nell'appartamento di Abigail? - esclam sua madre. - Da solo ? Senza neanche avermelo detto ? A New York ? Da solo ?
- Gi, - disse Joey.
- Mi dispiace, - ribatt sua madre, - devi dirle che  inaccettabile. Dille di telefonarmi subito. Stasera. Subito. Immediatamente. Non si discute.
- Troppo tardi. E partita per la Francia. Ma va tutto bene. Questo  un quartiere molto sicuro.
Sua madre, per, non lo stava ascoltando. Stava venendo a parole con suo padre, parole che Joey non riusciva a distinguere ma che suonavano alquanto isteriche. E poi suo padre prese il telefono.
- Joey? Stammi a sentire. Sei l?
- Dove dovrei essere?
- Stammi a sentire. Se non hai la decenza di venire a passare qualche giorno con tua madre in una casa che ha significato tanto per lei e nella quale non rimetterai pi piede, per me va bene.  la tua pessima decisione, della quale potrai

pentirti con comodo. E la roba che hai lasciato nella tua stanza, di cui speravamo venissi a occuparti, la daremo in beneficenza, o la faremo portar via dal camion della spazzatura. Peggio per te. Ma stare da solo in una citt dove sei troppo giovane per stare da solo, una citt che ha subto ripetuti attacchi terroristici, e non solo per una sera o due, ma per settimane,  il modo migliore per far morire d'ansia tua madre.
- Pap,  un quartiere sicurissimo. E il Greenwich Village.
- Be', le hai rovinato le vacanze. E rovinerai i suoi ultimi giorni in questa casa. Non so perch continuo ad aspettarmi di pi da te, a questo punto, ma sappi che ti stai comportando con brutale egoismo nei confronti di una persona che ti ama pi di quanto tu possa immaginare.
- Perch non pu dirmelo lei, allora ? - ribatt Joey. - Perch devi dirmelo tu? Come faccio a sapere che  vero?
- Se avessi un briciolo d'immaginazione, sapresti che  vero.
- No, se lei non lo dice mai! Se tu hai un problema con me, perch non mi dici qual , invece di parlare sempre dei suoi problemi?
- Perch, francamente, non sono angosciato quanto lei, - disse suo padre. - Non penso che tu sia intelligente come credi, non penso che tu conosca i pericoli del mondo. Ma penso che tu sia abbastanza intelligente e sappia badare a te stesso. Se dovessi metterti nei guai, voglio sperare che tu chieda aiuto a noi. Altrimenti, be', hai scelto la tua strada nella vita, e io non posso farci niente.
- Be'... grazie, - disse Joey, con sarcasmo solo parziale.
- Non ringraziarmi, Ho pochissimo rispetto per il tuo comportamento. Riconosco solo che hai diciotto anni e sei libero di fare quello che vuoi. Io mi riferisco alla mia personale delusione perch nostro figlio non  capace di essere pi gentile con sua madre.
- Perch non lo chiedi a lei, perch? - replic furibondo Joey. - Lei sa perch! Cazzo, pap, lo sa benissimo. Visto che ti preoccupi tanto della sua felicit e tutto quanto, perch non lo chiedi a lei, invece di rompere le scatole a me?
- Non parlarmi cos.
- Be', allora tu non parlare cos a me.
- Va bene, d'accordo.
Suo padre sembr sollevato di lasciar cadere l'argomento, e lo stesso valeva per Joey. Gli piaceva sentirsi sicuro di s, con tutta la vita sotto controllo, ed era inquietante scoprire che c'era quest'altra cosa in lui, questo serbatoio di rabbia, questo complesso di sentimenti famigliari che d'un tratto poteva esplodere e fargli perdere il controllo. Le parole rabbiose che aveva rivolto a suo padre gli erano parse preformate, come se ci fosse un alter ego offeso dentro di lui ventiquattrore su ventiquattro, di solito invisibile ma del tutto senziente e pronto a sfogarsi da un momento all'altro, con frasi indipendenti dalla sua volont. Tutto questo lo spingeva a chiedersi quale fosse la sua vera identit: un pensiero davvero inquietante.
- Se cambi idea, - disse suo padre quando ebbero esaurito la modesta scorta di chiacchiere natalizie, - sar pi che felice di comprarti i1 biglietto aereo, cos potrai venire qui per qualche giorno. Vorrebbe dire tanto per tua madre. E anche per me. Farebbe piacere anche a me.
- Grazie, - disse Joey, - ma sai, non posso. Ho i gatti.
- Puoi metterli in una pensione. Tua zia non si accorger di niente. Pagher io pure quella.
- Okay, pu darsi. Probabilmente no, ma pu darsi.
- Va bene, allora buon Natale, - disse suo padre. - Anche da parte della mamma.
Joey la sent gridare gli auguri in sottofondo. Perch, di preciso, non era tornata al telefono a farglieli di persona? Gli sembr una prova schiacciante. Un'altra inutile ammissione di colpa da parte sua.
L'appartamento di Abigail non era piccolo, eppure non c'era un solo centimetro quadrato che non fosse occupato da Abigail. I gatti lo pattugliavano come plenipotenziari, depositando peli dappertutto. L'armadio della camera da letto era stracolmo di pantaloni e maglioni, accatastati in mucchi disordinati che comprimevano le giacche e i vestiti appesi, e i cassetti erano cos pieni che non si potevano aprire. I cd, tutti chanteuse inascoltabili e gorgoglii new age, erano disposti sugli scaffali in doppia fila e incastrati di traverso in ogni fessura. Anche i libri riguardavano solo Abigail, con argomenti

come teoria del flusso, visualizzazione creativa e superamento dell'insicurezza. C'erano anche accessori mistici di ogni genere, non solo oggettistica ebraica, ma anche bruciaincenso orientali e statuette con la testa d'elefante. L'unica cosa che scarseggiava era il cibo. Mentre camminava avanti e indietro per la cucina, Joey si rese conto che, se non voleva mangiare pizza tre volte al giorno, doveva fare la spesa e mettersi a cucinare. Le scorte di cibo di Abigail consistevano di merendine di riso, quarantasette tipi di cioccolato e cacao, e ramen istantaneo che lo saziava per dieci minuti e poi lo lasciava in preda a una fame diversa, tormentosa.
Pens alla casa spaziosa di Barrier Street, pens all'eccellente cucina di sua madre, pens di cedere e accettare l'offerta paterna di un biglietto aereo, ma era deciso a non fornire al suo io nascosto altre possibilit di sfogarsi, e l'unico modo per smettere di pensare a St Paul fu andare a farsi una sega sul letto di ottone di Abigail, e poi farsi un'altra sega mentre i gatti gnaulavano in tono di rimprovero fuori dalla stanza, e poi, non ancora soddisfatto, avviare il computer di sua zia, perch l non poteva accedere a internet con il proprio, e cercare qualche video porno per farsi un'altra sega. Come succede con queste cose, ogni sito gratuito che apriva era linkato a uno ancora pi osceno e irresistibile. Alla fine, uno di questi siti cominci a generare finestre pop-up come nell'incubo dell'Apprendista Stregone; la situazione degener a tal punto che Joey dovette spegnere il computer. Quando lo riavvi, impaziente, con l'uccello bistrattato e appiccicoso che gli si ammosciava in mano, trov il sistema espugnato da un software estraneo blocca-tastiera e sovraccarica-hard drive. Poco male se aveva infettato il computer della zia. In quel momento non poteva ottenere l'unica cosa al mondo che desiderava, e cio vedere un'altra bella femmina con la faccia dilatata dall'estasi, in modo da venire per la quinta volta e magari riuscire ad addormentarsi. Chiuse gli occhi e si accarezz, sforzandosi di richiamare alla mente le immagini necessarie a concludere l'opera, ma lo gnaulio dei gatti gli impediva la concentrazione. And in cucina e apr una bottiglia di brandy, sperando che non costasse troppo per poterla rimpiazzare.
Il mattino dopo, svegliatosi tardi e con i postumi della
sbornia, sent un odore che sper fosse solo merda di gatto, ma che, quando si avventur nel bagno angusto e caldo come l'inferno, scopr essere liquame di fogna. Chiam il custode, il signor Jimnez, che arriv due ore dopo con un carrello portaspesa pieno di attrezzi da idraulico.
- Il palazzo  vecchio, ha un sacco di problemi, - disse il signor Jimnez, scuotendo la testa con fatalismo. Raccomand a Joey di chiudere sempre lo scarico della vasca e di tappare bene i lavandini quando non li usava. In effetti quelle istruzioni erano comprese nella lista di Abigail, insieme al complicato protocollo di nutrizione felina, ma Joey, il giorno prima, nella fretta di scappare di l e andare da Casey, si era dimenticato di seguirle.
- Eh, gi, un sacco di problemi, - disse il signor Jimnez, usando uno sturalavandini per ricacciare i rifiuti del West Village dentro il tubo di scarico.
Rimasto di nuovo solo, e ritrovandosi ad affrontare lo spettro di due settimane di solitudine e abuso di brandy e/o masturbazione, Joey telefon a Connie e le disse che le avrebbe pagato il biglietto dell'autobus se fosse venuta a stare con lui. Lei accett subito tutto, tranne l'offerta del biglietto; e Joey cap che le vacanze erano salve.
Ingaggi uno smanettone per aggiustare il computer della zia e riconfigurare il suo, spese sessanta dollari in piatti pronti da Dean & DeLuca, e quando and a Port Authority e incontr Connie all'uscita pens di non essere mai stato cos felice di vederla. In quell'ultimo mese, comparandola mentalmente all'incomparabile jenna, si era scordato di quanto anche lei fosse bella, in quel suo modo parco, esile e ardente. Connie, con indosso un giubbotto da marinaio che Joey non conosceva, and dritto verso di lui e mise la faccia contro la sua, gli occhi spalancati davanti ai suoi, come spingendosi contro uno specchio. Joey avvert un energico scioglimento di tutti gli organi interni. Aveva almeno quaranta scopate davanti a s, ma non era solo quello. Era come se la semplice presenza di quella ragazza che conosceva da sempre avesse drasticamente ridotto la Luminosit e il Colore della stazione degli autobus e di tutti i viaggiatori a basso reddito che circolavano intorno a loro. Tutto gli sembrava pallido e

remoto, mentre la conduceva attraverso corridoi e sale che aveva visto a colori non pi di mezz'ora prima.
Nelle ore successive, Connie gli fece alcune rivelazioni un po' allarmanti. La prima arriv mentre andavano in metropolitana verso Charles Street, quando Joey le chiese come fosse riuscita a ottenere tutte quelle ferie: se avesse trovato qualcuno per coprire i suoi turni al ristorante.
- No, mi sono licenziata, - disse Connie.
- Licenziata? Non saranno stati contenti, in questo periodo dell'anno.
Connie scroll le spalle. - Avevi bisogno di me. Non devi far altro che chiamarmi, te l'ho sempre detto.
L'allarme suscitato da quella rivelazione restitu luminosit e colore alla carrozza della metropolitana. Era come quando il suo cervello strafatto tornava di colpo alla consapevolezza del presente, dopo essersi smarrito in profonde fantasticherie drogate: Joey si accorse che gli altri passeggeri stavano vivendo la propria vita, perseguendo i propri obiettivi, e che doveva ricordarsi di farlo anche lui. Di non lasciarsi risucchiare del tutto in qualcosa che non riusciva a controllare.
Memore di uno dei loro pi folli episodi di sesso telefonico, nel quale le grandi labbra di Connie si spalancavano a tal punto da coprirgli tutta la faccia, e la sua lingua si allungava tanto da toccarle il fondo imperscrutabile della vagina, Joey si era rasato con cura prima di andare a Port Authority. Adesso che erano insieme in carne e ossa, per, il ricordo di quelle fantasie si rivelava assurdo e sgradevole. In casa, anzich portarla subito a letto, come aveva fatto quel fine settimana in Virginia, Joey accese la tv e verific il punteggio di una partita di football universitario di cui non gli importava niente. Poi avverti l'urgenza di controllare l'e-mail, per vedere se qualche amico gli avesse scritto nelle ultime tre ore. Connie si sedette sul divano con i gatti e aspett paziente mentre il computer si avviava.
- A proposito, - disse, - tua madre ha detto di salutarti. - Cosa?
- Ti saluta tua madre. Era fuori a spaccare il ghiaccio quando sono partita. Mi ha vista con la valigia e mi ha chiesto dove andavo.
- E tu glielo hai detto?
La sorpresa di Connie era autentica. - Non dovevo? Mi ha detto di divertirmi e di salutarti.
- Era sarcastica?
- Non lo so. Forse si, adesso che ci penso. Io ero solo contenta che mi rivolgesse la parola. So che mi odia. Ma poi ho pensato che magari si sta finalmente abituando a me.
- Ne dubito.
- Scusa se ho detto la cosa sbagliata. Non direi mai la cosa sbagliata, se sapessi che  sbagliata. Tu lo sai, vero?
Joey si alz dal computer, cercando di trattenere la rabbia. - Stai tranquilla, - disse. - Non  colpa tua. Magari solo un pochino.
- Tesoro, ti vergogni di me?
- No.
- Ti vergogni di quella roba che abbiamo detto al telefono? E cos?
- No.
- Io s, un pochino. Certe cose erano abbastanza disgustose. Non sono sicura di volerlo fare ancora.
- Hai cominciato tu!
- Lo so. Lo so, lo so. Ma non puoi dare tutta la colpa a me. Puoi darmene solo met.
Come per ammettere che aveva ragione, Joey corse verso il divano dove era seduta e si inginocchi ai suoi piedi, chinando la testa e appoggiandole le mani sulle gambe. Cos vicino ai suoi jeans, i suoi migliori jeans aderenti, pens alle lunghe ore che aveva passato sul Greyhound mentre lui guardava partitelle di football universitario e parlava al telefono con gli amici. Era nei guai, stava precipitando dentro un'imprevista crepa nel mondo ordinario, e non sopportava di alzare gli occhi su di lei. Connie gli pos le mani sulla testa e non oppose resistenza quando Joey, di l a poco, spinse la faccia contro la cerniera rivestita di denim dei suoi jeans. - Va tutto bene, - riusc a dire Connie, accarezzandogli i capelli. - Andr tutto bene, amore. Vedrai che andr tutto bene.
Pieno di gratitudine, Joey le sfil i jeans e avvicin gli occhi chiusi alle mutandine, poi abbass anche quelle e accost il labbro e il mento rasato ai peli ispidi che Connie aveva ac-

corciato per lui. Un gatto gli si arrampic sul piede, in cerca di attenzioni. Bella miciona.
- Voglio rimanere cos per circa tre ore, - disse, inalando il suo odore.
- Puoi rimanere cos per tutta la notte, - rispose Connie. - Non ho altri programmi.
Ma poi gli squill il cellulare nella tasca dei calzoni. Tirandolo fuori per spegnerlo, Joey vide il suo vecchio numero di St Paul, e la rabbia contro la madre gli fece venir voglia di spaccare il telefono. Apr le gambe di Connie e l'attacc con la lingua, immergendosi sempre pi a fondo, cercando di riempirsi di lei.
La terza e pi allarmante delle rivelazioni arriv pi tardi, quella sera, durante un intervallo postcoitale. I vicini finora assenti camminavano con passo pesante sul pavimento sopra il loro letto; i gatti lanciavano gnaulii penetranti davanti alla porta. Connie gli stava parlando del Sat, che lui nemmeno ricordava dovesse dare, e di quanto si fosse stupita nello scoprire che le vere domande erano molto pi facili di quelle pubblicate sui manuali. Si sentiva incoraggiata a chiedere l'ammissione in un istituto poco lontano da Charlottesville, come per esempio il Morton College, che accettava studenti del Midwest per una questione di diversit geografica.
A Joey sembrava tutto sbagliato. - Credevo volessi andare all'universit, - disse.
- S, potrei ancora andarci, - rispose Connie. - Ma poi ho cominciato a pensare che sarebbe molto meglio avvicinarmi a te, cos potremmo vederci nel fine settimana. Cio, sempre che vada tutto bene e che vogliamo ancora vederci. Non ti piacerebbe?
Joey distric le gambe dalle sue, cercando di ritrovare un po' di lucidit. - Certamente, forse, - disse. - Ma sai, gli istituti privati costano tantissimo.
Questo era vero, disse Connie. Ma Morton offriva aiuto finanziario, e lei aveva chiesto a Carol del fondo fiduciario per la sua istruzione, e Carol aveva ammesso che c'erano ancora un sacco di soldi.
- Tipo quanti? - chiese Joey.
- Tipo un sacco. Tipo settantacinquemila. Potrebbero
bastare per tre anni, se ottenessi l'aiuto finanziario. E poi ci sono i dodicimila che ho messo da parte, e potrei lavorare durante l'estate.
- Fantastico, - si costrinse a dire Joey.
- Volevo aspettare di compiere ventun anni, prima di prendere quei soldi. Ma poi ho pensato a quello che mi hai detto, e ho capito che avevi ragione, una buona istruzione  importante.
- Se tu andassi all'universit, per, - disse Joey, - potresti ottenere un'istruzione e tenerti i soldi.
Di sopra un televisore cominci ad abbaiare, e i passi pesanti continuarono.
- Ho l'impressione che tu non mi voglia vicino a te, - disse Connie in tono neutro, privo di rimprovero, limitandosi a constatare la realt.
- No, no, - disse Joey. - Ti sbagli.  un'idea potenzialmente fantastica. Sto solo pensando alle questioni pratiche.
- Ormai non sopporto pi di stare in quella casa. E poi Carol avr i bambini, e le cose andranno ancora peggio. Non posso pi vivere l.
Joey, non per la prima volta, prov un oscuro risentimento verso il padre di Connie. L'uomo era morto da parecchi anni, ormai, e Connie non lo aveva mai conosciuto e lo menzionava di rado, ma proprio per questo, chiss perch, Joey lo considerava ancora di pi un rivale. Era stato il primo uomo. Aveva abbandonato la figlia e tacitato Carol pagandole un misero affitto, ma i suoi soldi avevano continuato ad affluire e finanziare l'istruzione cattolica di Connie. Era una presenza nella sua vita che non c'entrava niente con Joey, e anche se avrebbe dovuto rallegrarsi che Connie disponesse di altre risorse oltre a lui - che la responsabilit di Connie non ricadesse tutta sulle sue spalle -, Joey continuava ad abbandonarsi alla disapprovazione morale del padre, che gli sembrava la fonte di tutto ci che vi era di amorale in Connie, la sua strana indifferenza a regole e convenzioni, la sua sconfinata propensione per l'amore idolatra, la sua irresistibile intensit. E adesso, per di pi, Joey ce l'aveva con il padre per averla resa molto pi ricca di lui. Il fatto che Connie pensasse ai soldi meno dell'uno per cento di quanto ci pensava lui peggiorava solo la situazione.

- Fammi qualcosa di nuovo, - gli disse Connie all'orecchio.
- Questa tv mi d proprio fastidio.
- Fammi quella cosa di cui abbiamo parlato, amore. Possiamo ascoltare la stessa musica. Voglio sentirti nel culo.
La tv venne subito dimenticata, soffocata dal sangue che gli afflu alla testa mentre faceva quello che lei gli aveva chiesto. Dopodich, varcata la nuova soglia, superate le sue resistenze, notate le sue peculiari soddisfazioni, Joey and a lavarsi nel bagno di Abigail, diede da mangiare ai gatti e si ferm in soggiorno, sentendo il bisogno di stabilire una certa distanza, per quanto inconsistente e tardiva. Risvegli il computer, ma c'era solo una nuova e-mail. Veniva da un indirizzo sconosciuto a duke.edu, e aveva come oggetto in citt? Solo quando l'apr e cominci a leggere, Joey si rese conto che era di jenna. Era stata battuta, carattere dopo carattere, dalle sue dita privilegiate.
ciao signor bergland. jonathan mi ha detto che sei nella grande citt, come me. chi lo sapeva che c'erano tante partite di football da vedere, e che i giovani banchieri ci scommettono sopra tanti soldi? non io, disse lo zio. forse stai ancora facendo robe natalizie come i tuoi biondi progenitori protestanti, ma nick dice di venire qui se hai domande su wall st, lui ti pu rispondere. ti consiglio di muoverti adesso finch dura l'umore generoso (e la vacanza!). a quanto pare perfino goldman chiude in questo periodo, chi lo sapeva. la tua amica, jenna.
Joey lesse il messaggio cinque volte prima che l'eccitazione cominciasse a scemare. Era tanto pulito e fresco quanto lui si sentiva sporco ed esausto. Jenna dimostrava una straordinaria gentilezza, oppure, se stava cercando di sbattergli in faccia la sua intimit con Nick, una straordinaria perfidia. In entrambi i casi, Joey cap di aver fatto colpo su di lei.
Dalla camera da letto arriv furtivo l'odore della marijuana, seguito da Connie, nuda e silenziosa come i gatti. Joey chiuse il computer e diede un tiro dalla canna che lei gli aveva messo davanti alla faccia, e poi un altro tiro, e poi un altro, e un altro, e un altro, e un altro, e un altro.
La rabbia dell'uomo gentile
Una cupa sera di marzo, sotto un'acquerugiola fredda e scivolosa, Walter e la sua assistente Lalitha erano in viaggio da Charleston verso le montagne del West Virginia meridionale. Lalitha aveva una guida veloce e piuttosto spericolata, ma Walter era arrivato a preferire l'ansia del passeggero alla rabbia moralistica che lo consumava quando sedeva al volante, alla sensazione apparentemente inevitabile che, di tutti i guidatori sulla strada, solo lui stesse viaggiando alla velocit giusta, solo lui sapesse trovare un buon compromesso fra un'obbedienza troppo zelante e una ribellione troppo pericolosa alle regole del traffico. Negli ultimi due anni aveva trascorso parecchie ore furibonde sulle strade del West Virginia, tallonando gli stupidi posapiano e poi rallentando per punire gli zotici che tallonavano lui, difendendo spietatamente la corsia interna dell'interstatale dagli stronzi che tentavano di sorpassarlo a destra, sorpassando lui stesso a destra quando la corsia esterna era intasata da qualche idiota o cellulare-dipendente o integralista osservante dei limiti, classificando e psicoanalizzando in modo ossessivo i guidatori che si rifiutavano di mettere la freccia (quasi sempre uomini piuttosto giovani, per i quali l'uso dei lampeggiatori doveva costituire un affronto a una mascolinit gi evidentemente compromessa, almeno a giudicare dal gigantismo compensatorio dei loro pick-up e suv), odiando a morte gli autotrasportatori di carbone del West Virginia che invadevano le corsie e provocavano letteralmente un incidente mortale alla settimana, prendendosela invano contro i corrotti legislatori dello stato che si rifiutavano di abbassare il limite di peso dei camion del carbone al di sotto delle cinquanta tonnellate

malgrado le abbondanti prove della loro estrema pericolosit, borbottando "Incredibile! Incredibile! " quando un guidatore davanti a lui frenava con il verde e poi accelerava con il giallo e lasciava lui bloccato davanti al rosso, ad aspettare fremente di rabbia per un minuto intero a un incrocio dove non si vedeva nessuno per chilometri, e ingoiando a fatica, per rispetto di Lalitha, l'invettiva che gli saliva in gola quando veniva ostacolato da un guidatore che non esercitava il proprio diritto di svoltare a destra con il rosso: "Pronto? Sveglia? Non ci sei solo tu al mondo! Esistono anche gli altri! Impara a guidare! Pronto! " Meglio provare una scarica di adrenalina quando Lalitha spingeva a tavoletta per sorpassare i camion arrancanti in salita, piuttosto che stressarsi le arterie cerebrali prendendo in mano il volante e rimanendo bloccato dietro quegli stessi camion. Cos poteva guardare i grigi fiammiferi delle foreste degli Appalachi e le creste devastate dalle miniere, e indirizzare la propria rabbia verso problemi che la meritavano di pi.
Lalitha era di ottimo umore mentre l'auto a noleggio procedeva lungo i ventiquattro chilometri di salita della 1-64, un costosissimo progetto che il senatore Byrd aveva offerto al suo elettorato finanziandolo con i soldi pubblici. - Non vedo l'ora di festeggiare, - disse. - Stasera mi porti fuori a festeggiare ?
- Vediamo se c' un ristorante decente a Beckley, - rispose Walter, - anche se mi sembra improbabile.
- Ubriachiamoci! Possiamo andare a bere martini nel locale migliore della citt.
- Senz'altro. Ti offrir un martini da sballo. Pi di uno, se vuoi.
- No, ma anche tu, per, - disse lei. - Per una volta. Puoi fare un'eccezione, per un'occasione come questa.
- Credo sinceramente che un martini potrebbe uccidermi, a questo punto della mia vita.
- Una birretta, allora. Io berr tre martini, e poi potrai portarmi di peso in camera mia.
A Walter non piaceva che dicesse certe cose. Non sapeva quel che diceva, era solo una ragazza vivace - o meglio, in quel momento era solo il raggio di luce pi splendente di
tutta la sua vita - e non capiva che i contatti fisici tra principale e dipendente non erano cose su cui scherzare.
- Se bevessi tre martini, domattina il martello pneumatico ce l'avrei nella testa, - disse Walter, con una goffa allusione ai lavori di demolizione che stavano andando a vedere nella contea di Wyoming.
- Quando  stata l'ultima volta che hai bevuto qualcosa di alcolico? - disse Lalitha.
- Mai. Non ho mai bevuto niente di alcolico.
- Neanche quando andavi alle superiori?
- Mai.
- Walter,  incredibile ! Devi provare ! E divertente bere, ogni tanto. Non diventerai certo alcolizzato per una birra.
- Non  di questo che mi preoccupo, - disse Walter, chiedendosi, mentre parlava, se fosse vero. Il padre e il fratello maggiore, che insieme erano stati la disgrazia della sua giovent, erano due alcolizzati, e sua moglie, che stava rapidamente diventando la disgrazia della sua mezza et, aveva una propensione all'alcolismo. Walter aveva adottato una rigorosa temperanza proprio in opposizione a loro: prima perch voleva differenziarsi il pi possibile da padre e fratello, e poi perch voleva mantenere una gentilezza irreprensibile nei confronti di Patty mentre lei, ubriaca, lo trattava male. Era una delle modalit di relazione che avevano sviluppato: lui sempre sobrio, lei talvolta ubriaca, nessuno dei due che chiedeva mai all'altro di cambiare.
- E allora di cosa ti preoccupi? - disse Lalitha.
- Mi preoccupa l'idea di cambiare una cosa che ha funzionato benissimo per quarantasette anni. Se ha funzionato finora, perch cambiare?
- Per divertirti! - Lalitha gir di scatto il volante della macchina a noleggio per sorpassare un autoarticolato che sguazzava nei suoi stessi spruzzi. - Ti ordiner una birra e ti costringer a berne almeno un sorso per festeggiare.
Perfino adesso, alla vigilia dell'equinozio, la foresta di latifoglie settentrionale a sud di Charleston era un cupo arazzo di toni grigi e neri. Di li a un paio di settimane l'aria calda del Sud sarebbe arrivata a rinverdire quei boschi, e un mese dopo gli uccelli abbastanza robusti da migrare dai tropici

li avrebbero riempiti del proprio canto, ma l'inverno grigio sembrava a Walter il vero stato naturale della foresta del Nord. L'estate, un mero accidente fortuito che capitava una volta all'anno.
A Charleston, poche ore prima, lui e Lalitha e gli avvocati avevano formalmente consegnato ai partner industriali della Fondazione del Monte Ceruleo, Nardone e Blasco, i documenti necessari per cominciare la demolizione di Forster Hollow e aprire alla rimozione delle cime cinquemilaseicento ettari di futura riserva per la dendroica. I rappresentanti di Nardone e Blasco avevano poi firmato la montagna di carte che gli avvocati della Fondazione stavano preparando da due anni, vincolando ufficialmente le societ del carbone a un pacchetto di accordi di risanamento e trasferimenti di diritti che, nell'insieme, avrebbero assicurato che la terra sfruttata rimanesse per sempre "selvaggia". Vin Haven, presidente del consiglio d'amministrazione della Fondazione, aveva "assistito" via teleconferenza, e pi tardi aveva chiamato direttamente Walter sul cellulare per congratularsi con lui. Ma Walter non aveva nessuna voglia di festeggiare. Alla fine era riuscito ad autorizzare la distruzione di tante belle colline boscose e di numerosi chilometri di torrenti di classe III, IV e V, limpidi e ricchi di vita. E perfino per ottenere questo, Vin Haven aveva dovuto svendere diritti minerari per venti milioni di dollari, a trivellatori petroliferi pronti a stuprare la terra in altre zone dello stato, e poi consegnare il ricavato ad altre parti interessate che Walter non vedeva di buon occhio. E tutto questo per cosa? Per fornire a una specie minacciata una "roccaforte" grande come un francobollo sull'atlante stradale del West Virginia.
Walter, arrabbiato e deluso nei confronti del mondo, sentiva di somigliare a quelle grigie foreste settentrionali. E Lalitha, nata nel calore dell'Asia meridionale, era la persona solare che gli aveva donato una specie di fuggevole estate dell'anima. L'unica cosa che Walter si sentiva di festeggiare, quella sera, era che dopo il "successo" in West Virginia potevano finalmente lanciarsi a capofitto nell'iniziativa sulla sovrappopolazione. Ma era anche consapevole della giovinezza della sua assistente, e gli rincresceva smorzarne l'entusiasmo.
- Va bene, - disse. - Prover a bere una birra, solo per questa volta. In tuo onore.
- No, Walter, in tuo onore. E tutto merito tuo.
Walter scosse la testa, sapendo che su questo Lalitha aveva torto. Senza le sue doti di calore, fascino e coraggio, probabilmente l'accordo con Nardone e Blasco sarebbe andato a monte. Certo, Walter aveva fornito le grandi idee; ma le grandi idee sembravano essere il suo unico contributo. Sotto ogni altro aspetto, adesso era Lalitha a guidare l'impresa. Quel giorno portava una giacca a vento di nylon, con il cappuccio buttato indietro a contenere i lucenti capelli neri, sopra il tailleur gessato che si era messa per l'occasione formale del mattino. Aveva le mani sul volante nella posizione delle dieci e dieci, i polsi nudi, i braccialetti d'argento scivolati sotto i polsini della giacca. Erano migliaia le cose che Walter detestava della modernit in generale e della cultura dell'auto in particolare, ma la sicurezza delle giovani donne al volante, l'autonomia che avevano raggiunto negli ultimi cento anni, non erano fra queste. L'uguaglianza di genere, espressa dal bel piede di Lalitha che spingeva sull'acceleratore, lo rendeva felice di vivere nel ventunesimo secolo.
Il problema pi difficile che aveva dovuto risolvere per la Fondazione era cosa fare delle circa duecento famiglie, quasi tutte poverissime, che possedevano case o roulotte o appezzamenti di terreno pi o meno piccoli entro i confini proposti per il Parco Ceruleo. Alcuni uomini lavoravano ancora nell'industria del carbone, sottoterra o come autotrasportatori, ma in gran parte erano disoccupati e passavano il tempo fra armi e motori a combustione interna, integrando la dieta famigliare con la selvaggina uccisa in mezzo alle colline e trasportata a bordo dei loro quad. Walter si era affrettato a comprare da quella gente tutti i terreni che poteva prima che la Fondazione attirasse pubblicit; per certi appezzamenti sui versanti delle colline era riuscito a spendere non pi di seicentoventicinque dollari l'ettaro. Ma quando i suoi tentativi di corteggiare gli ambientalisti locali erano falliti, e un'attivista spaventosamente motivata di nome Jocelyn Zorn aveva intrapreso una campagna contro la Fondazione, resistevano ancora pi di cento famiglie, molte delle quali abi-

tavano nella valle del Nine Mile Creek, da cui si accedeva a Forster Hollow.
Fatta eccezione per il problema di Forster Hollow, Vin Haven aveva trovato venticinquemila ettari perfetti per il cuore della riserva. I diritti di superficie del novantotto per cento di quei terreni erano in mano ad appena tre societ, due delle quali erano finanziarie anonime ed economicamente efficienti, mentre la terza apparteneva a una famiglia di nome Forster, fuggita dallo stato pi di un secolo prima e ora comodamente impegnata a dissiparsi fra gli agi costieri. Tutte e tre le societ gestivano le terre con silvicoltura certificata, e non avevano motivo per non venderle alla Fondazione al giusto prezzo di mercato. In una zona vicina al centro del Rifugio Ceruleo, dalla forma vagamente a clessidra, c'era poi un'enorme collezione di ricchissimi strati di carbone. Erano cinquemilaseicento ettari dove finora nessuno aveva mai scavato, perch la contea di Wyoming era troppo remota e collinosa perfino per il West Virginia. Una strada stretta e dissestata, impraticabile per i camion del carbone, si snodava su per le colline lungo il Nine Mile Creek; in cima alla valle, vicino alla strozzatura della clessidra, si trovavano Forster Hollow e il clan e gli amici di Coyle Mathis.
Nel corso degli anni, Nardone e Blasco avevano tentato invano di trattare con Mathis, ottenendo il suo astio imperituro in cambio dei loro sforzi. In effetti, durante le trattative iniziali, Vin Haven aveva usato la promessa di risolvere il problema di Coyle come un'esca per attirare le societ del carbone. - Fa parte di quella magica sinergia che abbiamo attivato, - aveva detto Haven a Walter. - Siamo nuovi della partita, e Mathis non ha motivi di risentimento verso di noi. Con quelli della Nardone, in particolare, la promessa di liberarli di Mathis mi ha permesso di contrattare a fondo sulla questione del risanamento. Un po' di simpatia che ho raccolto cos per caso, solo perch non sono la Nardone, finir per valere un paio di milioni.
Magari !
Coyle Mathis incarnava il puro spirito negativo del West Virginia pi remoto. Era coerente nel detestare tutti, nessuno escluso. Il nemico di un nemico di Mathis era solo un altro dei
suoi nemici. La lobby del carbone, il sindacato dei minatori, gli ambientalisti, qualunque forma di governo, i neri, gli yankee bianchi intriganti: odiava tutti allo stesso modo. La sua filosofia di vita era " Levati dalle palle o te ne pentirai ". Sei generazioni di burberi Mathis erano sepolte sul ripido versante affacciato sul torrente, una delle prime zone destinate a saltare in aria all'arrivo delle societ del carbone. (Quando Walter aveva accettato l'incarico per la Fondazione, nessuno lo aveva avvisato del problema dei cimiteri in West Virginia, ma non ci aveva messo molto a scoprirlo).
Avendo lui stesso una certa esperienza di rabbia omnidirezionale, Walter sarebbe forse riuscito a persuadere Mathis, se quell'uomo non gli avesse ricordato tanto suo padre. Il suo rancore ostinato, autodistruttivo. Walter aveva con s un bel pacchetto di offerte allettanti il giorno in cui, dopo numerose lettere amichevoli rimaste senza risposta, aveva percorso insieme a Lalitha la strada polverosa lungo la valle del Nine Mile, in una calda e luminosa mattina di luglio, senza essere stato invitato. Era disposto a offrire ai Mathis e ai loro vicini fino a tremila dollari l'ettaro, pi un pezzo di terra in una valletta abbastanza carina lungo il confine meridionale della riserva, pi i costi di rilocazione, pi la riesumazione e il riseppellimento di tutte le ossa dei Mathis con le tecniche pi moderne a disposizione. Ma Coyle Mathis non aveva neanche aspettato di sentire i dettagli. Aveva detto: - No, N-O, - aggiungendo che intendeva venire sepolto nel cimitero di famiglia e che nessuno glielo avrebbe impedito. E d'un tratto Walter era tornato a essere un sedicenne folle di rabbia. Rabbia non solo nei confronti di Mathis, per la sua mancanza di educazione e buonsenso, ma anche, paradossalmente, nei confronti di Vin Haven, perch lo aveva contrapposto a un uomo provvisto di una irrazionalit economica che lui, in un certo senso, riconosceva e ammirava. - Mi dispiace, - aveva detto, sudato fradicio sotto il sole cocente in mezzo a una strada piena di solchi, davanti al giardino cosparso di spazzatura in cui Mathis non lo aveva volutamente invitato a entrare, - ma la sua  proprio una decisione stupida.
Lalitha, accanto a lui, con in mano una valigetta piena di documenti sui quali avevano immaginato di vedere la firma

di Mathis, si era schiarita la gola con esplosivo rammarico nel sentire quella parola deplorevole.
Mathis, un uomo appena sotto i sessanta, magro e di sorprendente bellezza, aveva rivolto un sorriso felice alle verdi alture ronzanti d'insetti intorno a loro. Uno dei suoi cani, un meticcio barbuto dalla fisionomia demente, aveva cominciato a ringhiare. - Stupida! - aveva detto Mathis. - Ha scelto proprio una buffa parola. Lei mi ha rallegrato la giornata, sa. Non capita tutti i giorni che mi diano dello stupido. Di solito la gente qui intorno se ne guarda bene.
- Senta, sono sicuro che lei  molto intelligente, - aveva detto Walter. - Io mi riferivo a...
- Sono abbastanza intelligente da saper contare fino a dieci, - aveva replicato Mathis. - E lei, signore? Sembra una persona istruita. Sa contare fino a dieci?
- Io, a dire il vero, so contare fino a tremila, - aveva risposto Walter, - e so moltiplicare quella cifra per duecento, e aggiungere duecentomila al risultato. E se lei volesse ascoltarmi solo un minuto...
- La mia domanda - aveva detto Mathis - : sa contare
alla rovescia? Ecco, comincio io. Dieci, nove...
- Senta, mi dispiace molto di aver usato la parola stupido.
Il sole picchia forte qui fuori. Non volevo... - Otto, sette...
- Magari torniamo un'altra volta, - era intervenuta Lalitha. - Possiamo lasciarle del materiale da leggere con calma.
- Oh, siete sicuri che so leggere, eh? - Mathis sorrideva radioso. Adesso tutti e tre i cani stavano ringhiando. - Credo di essere arrivato a sei. O era cinque? Che stupido vecchio, l'ho gi dimenticato.
- Senta, - aveva detto Walter, - mi scuso sinceramente di averla...
- Quattro tre due!
I cani, dimostrando a loro volta una certa intelligenza, venivano avanti con le orecchie piatte.
- Torneremo, - aveva detto Walter, ritirandosi in fretta con Lalitha.
- Se tornate sparo alla macchina! - aveva gridato Mathis in tono allegro.
Per tutto il viaggio di ritorno lungo la terribile strada che portava alla statale, Walter si era maledetto ad alta voce per essere stato cos stupido, cos incapace di controllare la rabbia, mentre Lalitha, di solito fonte di elogi e rassicurazioni, sedeva pensierosa al posto del passeggero, meditando sul da farsi. Non era esagerato dire che, senza la collaborazione di Mathis, tutti i loro sforzi per assicurarsi il Rifugio Ceruleo sarebbero andati in fumo. Quando erano arrivati in fondo alla valle polverosa, Lalitha aveva espresso il suo parere: - Bisogna trattarlo come un uomo importante.
- E un sociopatico buono a nulla, - aveva replicato Walter.
- Comunque stiano le cose, - aveva detto Lalitha, pronunciando quella sua frase prediletta con l'affascinante cadenza indiana, contratta e pratica, che Walter non si stancava mai di ascoltare, - dovremo far leva sul suo senso d'importanza. Deve sentirsi un salvatore, non un voltagabbana.
- Gi, ma purtroppo noi gli stiamo chiedendo proprio di comportarsi da voltagabbana.
- Magari potrei tornare su a parlare con le donne.
- Quella  una societ patriarcale del cazzo, - disse Walter. - Non te ne sei accorta?
- No, Walter, le donne sono molto forti. Perch non mi lasci parlare con loro?
- Questo  un incubo. Un incubo.
- Comunque stiano le cose, - aveva ripetuto Lalitha, - forse dovrei restare qui a parlare con la gente.
- Ha gi rifiutato l'offerta. In modo categorico.
- Allora dobbiamo fargli un'offerta migliore. Parlane con il signor Haven. Torna a Washington e parla con lui. Probabilmente  meglio se non ti fai rivedere nella valletta. Ma forse io da sola non sembrerei cos minacciosa.
- Non posso permetterlo.
- Non ho paura dei cani. Li avrebbe aizzati contro di te, ma non contro di me, non credo.
- E tutto inutile.
- Forse, o forse no, - aveva detto lei.
Al di l della vera audacia dimostrata da Lalitha, una donna dalla pelle scura, di corporatura esile e aspetto attraente, nel tornare da sola in un posto di bianchi poveri dove era gi

stata minacciata di violenze fisiche, Walter era stato colpito, nei mesi a seguire, dal fatto che fosse stata lei, la -figlia di un ingegnere elettrotecnico cresciuta nella periferia suburbana, e non lui, il figlio di un ubriacone arrabbiato cresciuto in un paesino, a compiere il miracolo a Forster Hollow. Non solo Walter aveva scarse doti comunicative, ma la sua intera personalit si era formata in contrasto alla mentalit rurale in cui era cresciuto. Mathis, con la sua irragionevolezza e i suoi risentimenti da bianco povero, lo aveva offeso nel profondo: lo aveva accecato di rabbia. Mentre Lalitha, che non aveva esperienza con gente come Mathis, era potuta tornare indietro con la mente sgombra e il cuore aperto. Aveva avvicinato la gente di campagna povera e orgogliosa nello stesso modo in cui guidava la macchina, come se una persona allegra e cordiale come lei non potesse correre alcun rischio; e la gente di campagna povera e orgogliosa le aveva accordato il rispetto che aveva negato al rabbioso Walter. Il successo di Lalitha lo aveva fatto sentire inferiore e indegno della sua ammirazione, e quindi ancora pi grato nei suoi confronti. E questo aveva suscitato in lui un entusiasmo pi generale per i giovani e la loro capacit di aiutare il mondo. E anche - bench consapevolmente si rifiutasse di ammetterlo - un amore per Lalitha molto pi intenso di quanto fosse consigliabile.
Basandosi sulle informazioni raccolte da Lalitha a Forster Hollow, Walter e Vin Haven avevano preparato una nuova, costosissima offerta per la gente del posto. Limitarsi a offrire pi soldi, secondo Lalitha, non avrebbe funzionato. Mathis, per salvare la faccia, doveva diventare il Mos che conduceva il suo popolo verso una nuova terra promessa. Purtroppo, da quanto risultava a Walter, la gente di Forster Hollow sapeva fare ben poco oltre a cacciare, aggiustare motori, coltivare verdure, raccogliere erbe e incassare gli assegni dei servizi sociali. Vin Haven, tuttavia, aveva gentilmente svolto un'indagine nella sua ampia cerchia di amici d'affari, ed era tornato da Walter con una possibilit interessante: giubbotti antischegge.
Finch non era andato a Houston a incontrare Haven, nell'estate del 2001, Walter non aveva dimestichezza con il concetto di texano buono, visto che i notiziari nazionali era
no dominati dai texani cattivi. Haven possedeva un grande ranch nella Hill Country, e uno ancora pi grande a sud di Corpus Christi, entrambi amorevolmente mantenuti come habitat per la selvaggina alata. Haven era il tipico texano amante della natura che si divertiva a spazzar via dal cielo le alzavole cannella, ma poi passava ore a sorvegliare rapito, con una telecamera a circuito chiuso, lo sviluppo dei piccoli di barbagianni dentro un nido artificiale sulla sua propriet, e sapeva descrivere con entusiasmo e competenza i disegni a scaglie sul piumaggio invernale del gambecchio di Baird. Era un uomo basso, burbero, con la testa bombata, e Walter lo aveva preso in simpatia fin dal primo minuto del loro colloquio iniziale. - Un anticipo di cento milioni di dollari per una sola specie di passeracei, - aveva detto Walter. - E uno stanziamento interessante.
Haven aveva inclinato la testa bombata. - La cosa le crea problemi?
- Non necessariamente. Ma dato che finora questo uccello non rientra nemmeno nell'elenco federale, sono curioso di conoscere il suo pensiero.
- Il mio pensiero : i cento milioni sono miei e li spendo come mi pare.
- Ben detto.
- Le migliori ricerche che abbiamo sulla dendroica cerulea mostrano un declino del tre per cento annuo negli ultimi quarant'anni. Anche se non ha varcato la soglia delle specie minacciate a livello federale, possiamo comunque tracciare una linea che scende fino allo zero. E l che sta andando: verso lo zero.
- Giusto. Tuttavia...
- Tuttavia ci sono altre specie ancora pi vicine allo zero. Lo so. E spero tanto che qualcun altro ci stia pensando. Spesso mi chiedo, mi taglierei la gola se avessi la garanzia che cos potrei salvare una specie? Tutti sappiamo che una vita umana vale pi di quella di un uccello. Ma la mia miserabile vita vale forse quanto un'intera specie?
- A nessuno viene chiesto di fare questa scelta, per fortuna.
- In un certo senso  vero, - aveva detto Haven. - Ma in una prospettiva pi ampia,  una scelta che stanno facendo

tutti. Lo scorso febbraio, poco dopo l'insediamento del presidente, mi ha telefonato il direttore della National Audubon Society. Si chiama Martin Jay, pensi un po' che roba. Quando si dice il destino nel nome. Martin Jay si chiede se posso organizzargli un piccolo incontro con Karl Rove alla Casa Bianca. Dice che gli basta un'ora per convincere Karl Rove che la tutela dell'ambiente  un argomento di sicuro successo per la nuova amministrazione. Allora gli dico, credo di poterti procurare un'ora con Rove, ma tu prima devi fare qualcosa per me. Devi ingaggiare un autorevole sondaggista indipendente per verificare quanto sia importante la tutela dell'ambiente per gli elettori indecisi. Se puoi mostrargli dei numeri allettanti, Karl Rove sar tutto orecchie. E Martin Jay  pazzo di gioia e dice grazie, grazie, favoloso, consideralo fatto. E io dico a Martin Jay, c' un'ultima cosuccia, per: prima di commissionare quella ricerca e mostrarla a Rove, forse vorrai farti un'idea di quali saranno i risultati. Sono passati sei mesi. Non l'ho pi sentito.
- Noi due ci intendiamo bene sull'aspetto politico della questione, - aveva commentato Walter.
- Io e Kiki cerchiamo di lavorarci un po' Laura, quando possiamo, - aveva detto Haven. - Potrebbero esserci maggiori speranze in quella direzione.
- Fantastico, incredibile.
- S, ma campa cavallo. A volte penso che W. sia sposato pi con Rove che con Laura. Qui lo dico e qui lo nego.
- Ma allora perch la dendroica cerulea?
- Perch mi piace. E un uccelletto carino. Pesa meno della prima falange del mio pollice, e tutti gli anni vola fino in Sudamerica e poi torna indietro. E una cosa bella. Un uomo, una specie. Non basta? Se raccogliessimo altri seicentoventi uomini, potremmo coprire tutti i nidificanti nordamericani. Il fortunato a cui dovesse capitare il tordo americano non dovrebbe spendere neppure un centesimo per proteggerlo. Io per amo le sfide. E la regione carbonifera degli Appalachi  una sfida pazzesca. E una cosa che le toccher accettare, se vuole dirigere questa organizzazione per me. Non deve ave
re pregiudizi sull'estrazione del carbone tramite rimozione delle cime.
In quarant'anni trascorsi nell'industria del petrolio e del gas, dirigendo una societ chiamata Pelican Oil, Vin Haven aveva intessuto rapporti con quasi tutti quelli che valeva la pena di conoscere in Texas, da Ken Lay e Rusty Rose a Ann Richards e padre Tom Pincelli, il "prete birdwatcher" del basso Rio Grande. Era molto amico soprattutto dei dirigenti della Lbi, il gigante dei servizi petroliferi che, come la sua arcirivale Halliburton, era diventato uno dei principali fornitori dell'esercito sotto le amministrazioni di Reagan e Bush padre. E proprio alla Lbi Haven si era rivolto per risolvere il problema di Coyle Mathis. A differenza della Halliburton, il cui ex amministratore delegato adesso governava il paese, la Lbi si stava ancora affannando per ottenere un accesso privilegiato alla nuova amministrazione, e quindi era particolarmente disposta a fare un favore a un amico intimo di George e Laura.
Una consociata della Lbi, la ArDee Enterprises, aveva da poco vinto un grosso appalto per la fornitura di giubbotti antischegge ad alta protezione, un articolo di cui l'esercito americano aveva scoperto tardi di avere un estremo bisogno, quando gli ordigni esplosivi improvvisati erano cominciati a esplodere in ogni angolo dell'Iraq. Il West Virginia, che disponeva di manodopera a basso costo e di una legislazione ambientale permissiva, e che nel 2000, contro ogni previsione, aveva regalato il margine della vittoria a Bush-Cheney - scegliendo per la prima volta il candidato repubblicano dopo la schiacciante vittoria di Nixon nel 1972-, era visto con grande favore negli ambienti frequentati da Vin Haven. La ArDee Enterprises stava costruendo in tutta fretta una fabbrica di giubbotti antischegge nella contea di Whitman, e Haven, intervenendo prima che la ArDee cominciasse ad assumere il personale, era riuscito a farsi garantire centoventi posti a tempo indeterminato per gli abitanti di Forster Hollow, in cambio di un pacchetto di concessioni cos generoso che la ArDee avrebbe ottenuto la manodopera praticamente a costo zero. Tramite Lalitha, Haven aveva promesso alloggi di alta qualit e corsi di formazione gratuiti a Coyle Mathis

e alle altre famiglie di Forster Hollow, rendendo l'accordo ancora pi appetibile con un pagamento forfettario alla ArDee, sufficiente a coprire l'assicurazione sanitaria e il piano pensionistico degli operai per i vent'anni successivi. Quanto alla sicurezza dell'impiego, bastava richiamarsi alle dichiarazioni di vari membri dell'amministrazione Bush, secondo cui l'America avrebbe continuato a difendersi in Medio Oriente ancora per molte generazioni. Non c'era fine in vista per la guerra al terrore, e dunque neppure per la domanda di giubbotti antischegge.
Walter, che aveva una pessima opinione dell'avventura di Bush-Cheney in Iraq, e un'opinione ancora peggiore dell'igiene morale dei fornitori dell'esercito, era scontento di lavorare con la Lbi e fornire ulteriori argomenti agli ambientalisti di sinistra che lo osteggiavano in West Virginia. Ma Lalitha era a dir poco entusiasta. - E perfetto, - aveva detto a Walter. - In questo modo non saremo pi solo un modello di risanamento su basi scientifiche. Diventeremo anche un modello di rilocazione e riqualificazione compassionevole delle persone sfollate per tutelare una specie minacciata.
- Certo, e tanto peggio per quelli che hanno venduto subito, - aveva detto Walter.
- Se sono ancora in difficolt possiamo offrire un impiego anche a loro.
- In cambio di un'altra caterva di milioni.
- E anche il fatto che sia patriottico  perfetto! - aveva
proseguito Lalitha. - Queste persone aiuteranno il loro pae
se in tempo di guerra.
- Non mi sembra che ci perdano il sonno su come aiutare il loro paese.
- No, Walter, su questo ti sbagli. Luanne Coffey ha due figli in Iraq. Odia il governo perch non si impegna abbastanza per proteggerli. Ne abbiamo parlato, in effetti. Luanne odia il governo, ma odia ancora di pi i terroristi. E perfetto.
E cos, in dicembre, Vin Haven era andato di persona a Charleston con il suo jet privato per accompagnare Lalitha a Forster Hollow, mentre Walter era rimasto a macerarsi di rabbia e umiliazione nella stanza di un motel a Beckley. Non
si era meravigliato di sentire che Coyle Mathis aveva fatto un'altra lunga tirata a Lalitha su quello stronzetto stupido e arrogante del suo capo. Lei aveva svolto fino in fondo il ruolo del poliziotto buono; e anche Vin Haven, che aveva ottime doti comunicative (come dimostrava la sua amicizia con George W.), sembrava abbastanza ben tollerato a Forster Hollow. Mentre un gruppetto di contestatori non residenti nella valle del Nine Mile, guidati da quella matta di Jocelyn Zorn, marciavano con i cartelli in pugno (AFFONDATE LA FONDAZIONE) davanti alla minuscola scuola elementare dove si teneva la riunione, tutte le ottanta famiglie della valletta avevano ceduto i propri diritti sulla terra e accettato, cos su due piedi, ottanta ricchissimi assegni certificati emessi sul conto della Fondazione a Washington.
E adesso, novanta giorni dopo, Forster Hollow era un villaggio fantasma di propriet della Fondazione, pronto per essere demolito alle sei del mattino dopo. Walter non vedeva alcun motivo per assistere al primo giorno della demolizione, e ne vedeva parecchi per tenersi alla larga, ma Lalitha era emozionata per l'imminente rimozione delle ultime strutture permanenti dal territorio del Parco Ceruleo. Walter l'aveva assunta attirandola con il sogno di duecentocinquanta chilometri quadrati del tutto liberi da contaminazione umana, e lei ci aveva creduto in pieno. Poich era merito di Lalitha se il sogno stava per realizzarsi, Walter non poteva certo negarle la soddisfazione di andare a Forster Hollow. Voleva darle tutto quello che poteva, visto che non poteva darle il suo amore. L'assecondava come sovente era stato tentato di assecondare Jessica, anche se con Jessica, da bravo genitore, si era quasi sempre trattenuto.
Lalitha guidava china in avanti per l'impazienza mentre entravano a Beckley, dove la pioggia cadeva pi fitta.
- Domani quella strada sar un disastro, - disse Walter, guardando la pioggia e notando con dispiacere il proprio tono acido, da vecchio.
- Ci alzeremo alle quattro e andremo piano, - disse Lalitha.
- Ah, sarebbe la prima volta. Ti ho mai vista andare piano in macchina?
- Sono molto emozionata, Walter!

- Io non dovrei neanche essere qui, - ribatt lui, acido. - Avrei dovuto tenerla domattina, quella conferenza stampa.
- Cynthia dice che il luned  pi indicato per il ciclo delle notizie, - disse Lalitha, riferendosi alla loro addetta stampa, le cui mansioni, finora, erano consistite soprattutto nell'evitare i contatti con la stampa.
- Non so cosa mi fa pi paura, - disse Walter. - Che non venga nessuno, o che ci ritroviamo con una stanza piena di giornalisti.
- Oh, vogliamo senz'altro la stanza piena. Questa  una notizia sensazionale, se la spieghi nel modo giusto. - Io so solo che mi fa paura.
Stare in albergo con Lalitha era diventata forse la parte pi difficile del loro rapporto di lavoro. A Washington almeno, anche se vivevano nella stessa casa, Lalitha abitava al piano di sopra, e la presenza di Patty rimaneva comunque un ostacolo. Al Days Inn di Beckley, Walter e Lalitha infilarono due tesserine identiche dentro due porte identiche, a cinque metri l'uno dall'altra, ed entrarono in due stanze il cui identico, profondo squallore poteva essere cancellato solo da una torrida relazione illecita. Walter non riusciva a non pensarla tutta sola in quella stanza identica alla sua. Una parte del suo senso di inferiorit era pura e semplice invidia - invidia della giovinezza, dell'idealismo innocente, della situazione di Lalitha, semplice quanto la sua era impossibile - e gli sembrava che la stanza di Lalitha, anche se in apparenza identica, fosse la stanza della pienezza, la stanza del desiderio bello e lecito, mentre la sua era la stanza del vuoto e della sterile proibizione. Accese la Cnn, tanto per fare un po' di baccano, e guard un servizio sull'ultimo massacro in Iraq mentre si svestiva per una doccia solitaria.
Il mattino precedente, prima che Walter partisse per l'aeroporto, Patty era comparsa sulla soglia della camera da letto. - Voglio essere pi chiara possibile, - aveva detto. - Hai il mio permesso.
- Permesso per cosa?
- Lo sai benissimo. E sto dicendo che te lo concedo.
Avrebbe quasi creduto che dicesse sul serio, se non avesse parlato con un'espressione tanto stremata, torcendosi le mani in modo angoscioso.
- Non so di cosa parli, - aveva detto Walter, - ma qualunque cosa sia, non voglio il tuo permesso.
Patty lo aveva guardato implorante, poi disperata, e lo aveva lasciato solo. Mezz'ora dopo, mentre usciva, Walter aveva bussato alla porta della stanzetta dove Patty scriveva, mandava e-mail e, sempre pi spesso negli ultimi tempi, dormiva. - Tesoro, - aveva detto da dietro la porta. - Ci vediamo gioved sera -. Siccome Patty non rispondeva, aveva bussato ancora ed era entrato. Era seduta sul divano letto, le dita di una mano strette nel pugno dell'altra. Aveva la faccia rossa, distrutta, rigata di lacrime. Walter si era accovacciato ai suoi piedi e le aveva afferrato le mani ossute, dalla pelle sottile, che stavano invecchiando pi in fretta del resto. - Ti amo, - le aveva detto. - Lo capisci?
Patty aveva annuito in fretta, mordendosi il labbro, riconoscente ma non convinta. - Okay, - aveva risposto, con un sussurro stridulo. - E meglio che tu vada, adesso.
Quante altre migliaia di volte, si era chiesto Walter mentre scendeva le scale verso gli uffici della Fondazione, lascer che questa donna mi pugnali al cuore?
Povera Patty, povera, smarrita e competitiva Patty, che non stava facendo nulla di minimamente coraggioso o ammirevole a Washington, e che non poteva non vedere l'ammirazione di Walter per Lalitha. Era Patty il motivo per cui Walter non poteva neppure pensare di essere innamorato di Lalitha, n tanto meno agire di conseguenza. Non solo perch rispettava la lettera della legge matrimoniale, ma anche perch non sopportava l'idea che Patty sapesse che lui la stimava meno di un'altra. Lalitha era migliore di Patty. Questa era la pura verit. Ma Walter avrebbe preferito morire piuttosto che ammettere quell'ovvia verit davanti a Patty, perch, per quanto potesse scoprirsi innamorato di Lalitha, e per quanto la vita con Patty fosse diventata impossibile, lui amava Patty in un modo completamente diverso, un modo pi ampio e astratto e tuttavia essenziale che aveva a che fare con una vita di responsabilit; con il fatto di essere una brava persona. Se avesse

licenziato Lalitha, in senso letterale e/o figurato, lei avrebbe pianto per qualche mese e poi avrebbe continuato per la sua strada, trovando qualcun altro con cui compiere le sue buone azioni. Lalitha era giovane e aveva il dono della lucidit. Mentre Patty, anche se spesso lo trattava con crudelt e negli ultimi tempi rifiutava sempre di pi le sue carezze, aveva ancora bisogno di tutta la sua stima. Walter lo sapeva, perch altrimenti come mai non lo aveva lasciato? Lo sapeva molto, molto bene. C'era un vuoto dentro di lei, e il destino gli aveva assegnato il compito di provare a riempirlo d'amore. Un tenue barlume di speranza per Patty, che solo lui poteva custodire. E cos, anche se la situazione era gi impossibile e sembrava diventarlo sempre di pi con il passare dei giorni, non gli restava altro che perseverare.
Quando usc dalla doccia del motel, stando bene attento a non guardare il suo imponente corpo bianco di mezza et riflesso nello specchio, Walter controll il BlackBerry e trov un messaggio di Richard Katz.
Ehi socio, qui missione compiuta. Ci vediamo a Washington o cosa? Vado in albergo o dormo sul tuo divano? Voglio tutti i bonus che mi spettano.
Un caro saluto alle tue bele donne. RK
Walter studi il messaggio con un disagio di origine incerta. Forse era solo perch l'errore gli aveva ricordato la fondamentale trascuratezza di Richard, ma poteva anche darsi che l'incontro a Manhattan di due settimane prima gli avesse lasciato qualche strascico. Bench fosse stato molto felice di rivedere il vecchio amico, in seguito era stato tormentato dall'insistenza con cui Richard, al ristorante, aveva chiesto a Lalitha di ripetere la parola cazzo, e dalle sue successive insinuazioni sull'interesse di Lalitha per il sesso orale, e dal modo in cui lui stesso, al bar della Penn Station, aveva cominciato a parlar male di Patty, cosa che non si era mai permesso di fare con nessun altro. A quarantasette anni suonati cercava ancora di far colpo sul compagno di stanza del college, denigrando la propria moglie e spifferando confidenze che sarebbe stato meglio tacere: che cosa patetica. Anche Richard gli era sembrato abbastanza contento di vederlo,
ma Walter non riusciva a scrollarsi di dosso la ben nota sensazione che stesse cercando di imporgli la sua visione katziana del mondo, e quindi di sconfiggerlo. Quando, con grande sorpresa di Walter, prima che si separassero, Richard aveva accettato di associare il proprio nome e la propria immagine alla crociata contro la sovrappopolazione, Walter aveva subito chiamato Lalitha per comunicarle la grande notizia. Ma solo lei era stata in grado di assaporarla con entusiasmo incontaminato. Walter era salito sul treno per Washington chiedendosi se avesse preso la decisione giusta.
E perch, nell'e-mail, Richard aveva menzionato la bellezza di Lalitha e Patty? Perch mandare un caro saluto a loro ma non a Walter? Un'altra svista dovuta alla sua trascuratezza? Walter non ne era affatto convinto.
Un po' pi avanti del Days Inn c'era una bisteccheria, tutta di plastica ma con un bar ben fornito. Era assurdo che ci andassero, visto che nessuno dei due mangiava manzo, ma il portiere del motel non aveva niente di meglio da suggerire. In un spar dai sedili di plastica, Walter accost il suo boccale di birra al gin martini di Lalitha, di cui ben presto non rimase neppure una goccia. Walter fece cenno alla cameriera di portarne un altro e poi si dedic alla sofferta lettura del menu. Fra gli orrori del metano bovino, i laghi di escrementi devastatori di falde acquifere creati dagli allevamenti di polli e maiali, lo sfruttamento catastrofico degli oceani, l'incubo ecologico degli allevamenti di salmoni e gamberetti, l'orgia di antibiotici degli allevamenti industriali di vacche da latte, e il carburante sprecato dalla globalizzazione dei prodotti agricoli, c'era ben poco che Walter potesse ordinare senza macchiarsi la coscienza, a parte patate, fagioli e tilapia allevata in acqua dolce.
-'Fanculo, - disse, chiudendo il menu. - Prendo la costata.
- Ottima, ottima per festeggiare, - disse Lalitha, gi rossa in viso. - Io prendo lo squisito panino con formaggio alla griglia del menu dei bambini.
La birra era interessante. Walter non se l'aspettava cos acida e sgradevole, come pasta di pane da bere. Dopo appena tre o quattro sorsi, alcuni vasi sanguigni di norma silenziosi cominciarono a pulsargli in modo inquietante nel cervello.

- Ho ricevuto un'e-mail da Richard, - disse. -  disposto a venire da noi a studiare una strategia. Gli ho detto di venire nel fine settimana.
- Ha! Visto? E tu pensavi che non valesse neppure la pena di chiederglielo.
- No, no. Avevi ragione tu.
Lalitha not qualcosa nella sua espressione. - Non sei contento ?
- Certo, certo, - disse Walter. - In teoria. Per c' qualcosa che... non mi ispira fiducia. In sostanza non capisco perch lo faccia.
- Perch siamo stati molto convincenti!
- S, pu darsi. Oppure perch tu sei molto bella. Lalitha gli sembr contenta, ma anche un po' confusa. - 
il tuo pi caro amico, giusto?
- Lo era. Ma poi  diventato famoso. E adesso vedo solo i lati del suo carattere che non mi ispirano fiducia. - E quali sono?
Walter scosse la testa, restio a rispondere.
- Non ti fidi di come potrebbe comportarsi con me?
- No, sarebbe proprio stupido, non credi? Voglio dire,
perch dovrei preoccuparmi di quello che fai? Sei adulta, sai
badare a te stessa.
Lalitha rise di lui, solo contenta, adesso, non pi confusa.
- Lo trovo molto divertente e carismatico, - disse. - Ma pi che altro mi fa un po' pena. Capisci cosa voglio dire? Sembra uno di quegli uomini che-devono passare tutta la vita ad atteggiarsi, perch sono deboli dentro.  completamente diverso da te. Mentre parlavamo ho visto solo che ti ammira molto, e che cercava di non darlo troppo a vedere. Non te ne sei accorto?
Il piacere che gli provocavano quelle parole gli sembr pericoloso. Voleva crederci, eppure non si fidava, perch sapeva che Richard, a modo suo, era spietato.
- Sul serio, Walter. E uno di quegli uomini molto primitivi. Lui ha dignit, autocontrollo e arroganza. Piccole cose, mentre tu hai tutto il resto.
- Ma lui ha quello che il mondo vuole, - disse Walter. - Hai letto il materiale della LexisNexis su di lui, sai di co
sa sto parlando. Il mondo non premia le idee o le emozioni, premia le persone integre e cool. Ecco perch non mi fido di lui. Ha organizzato il gioco in modo da vincere sempre. In privato pu anche apprezzare quello che facciamo, ma non lo ammetter mai in pubblico, perch deve mantenere la sua posa, perch  questo che vuole il mondo, e lui lo sa.
- S, ma proprio per questo  fantastico che lavori con noi. Io non voglio che tu sia cool, gli uomini cool non mi piacciono. Mi piacciono gli uomini come te. Per Richard pu aiutarci a comunicare.
Walter accolse con sollievo la cameriera che venne a prendere le ordinazioni, privandolo del piacere di sentire perch Lalitha lo trovasse attraente. Ma il pericolo non fece che aggravarsi con il secondo martini.
- Posso farti una domanda personale? - disse Lalitha.
- Ah... certo.
- La domanda : pensi che dovrei farmi legare le tube?
Aveva parlato a voce abbastanza alta perch la sentissero dagli altri tavoli, e Walter, d'istinto, si port un dito alle labbra. Gli sembrava di dare gi fin troppo nell'occhio, con quella sua aria vistosamente urbana, seduto con una donna di razza diversa fra le due uniche variet di abitanti del West Virginia, quelli sovrappeso e quelli pelle e ossa.
- Mi sembra una decisione logica, - prosegu Lalitha, a voce pi bassa, - visto che so di non volere figli.
- Be', - disse Walter, - io non... io non... - Voleva dire che Lalitha vedeva cos di rado Jairam, il suo fidanzato storico, che la gravidanza non sembrava una preoccupazione urgente, e se fosse rimasta incinta per sbaglio avrebbe sempre potuto abortire. Ma gli sembrava parecchio fuori luogo discutere delle tube della sua assistente. Lalitha gli sorrideva con una timidezza un po' brilla, come per chiedergli il permesso di temere la sua disapprovazione. - Ecco, in sostanza, - prosegu Walter, - credo che Richard avesse ragione, se ti ricordi quello che ha detto. Ha detto che la gente cambia idea su queste cose. Probabilmente ti conviene lasciare aperta ogni possibilit.
- Ma se fossi sicura di aver ragione adesso, e non mi fidassi della futura me stessa?

- Be', in futuro non sarai pi quella di adesso. Sarai una persona diversa. Che potrebbe volere altre cose.
- Allora fanculo la futura me stessa, - disse Lalitha, sporgendosi in avanti. - Se vuole riprodursi, ho gi smesso di rispettarla.
Walter si impose di non guardare gli altri clienti. - Perch hai tirato in ballo questo argomento? Tu e Jairam non vi vedete quasi pi.
- Perch Jairam vuole dei figli, ecco perch. Non crede che io sia davvero convinta di non volerne. Devo dimostrarglielo, cos la smette di rompermi le scatole. Non voglio pi stare con lui.
- Non sono sicuro che dovremmo discutere di queste cose. - Okay, ma con chi posso parlarne, allora? Tu sei l'unico che mi capisce.
- Oddio, Lalitha -. Il cervello di Walter nuotava nella birra. - Mi dispiace tanto. Mi dispiace tanto. Sento di averti coinvolta in una storia in cui non avrei mai dovuto coinvolgerti. Hai ancora tutta la vita davanti, e io... io sento di averti coinvolta in questa storia.
Aveva sbagliato tutto. Nel tentativo di dire qualcosa di specifico, limitato al problema della popolazione mondiale, era riuscito a parlare come se si riferisse a loro due in senso pi generale. Come se volesse escludere una possibilit pi ampia che non era ancora pronto a escludere, anche se sapeva che non si trattava di una vera possibilit.
- Questi sono i miei pensieri, non i tuoi, - disse Lalitha. - Non sei stato tu a mettermeli in testa. Ti stavo solo chiedendo un consiglio.	.
- Be', credo che il mio consiglio sia di non farlo.
- Okay. Allora ordino un altro martini. Oppure mi consigli di non farlo ?
- S, ti consiglio di non farlo.
- Per favore, ordinamelo lo stesso.
Davanti a Walter si stava spalancando un baratro, a sua immediata disposizione per saltarci dentro. Era sconvolto dalla rapidit con cui una cosa del genere poteva spalancarglisi davanti. L'unica altra volta - anzi, no, no, no, l'unica volta - che si era innamorato, aveva aspettato pi di sei mesi prima
di agire, e anche cos il grosso del lavoro era toccato a Patty. Ora sembrava che tutto potesse compiersi nel giro di pochi minuti. Qualche altra parola incauta, un altro sorso di birra, e chiss cosa...
- Volevo solo dire - riprese Walter - che forse ti ho coinvolta troppo nella storia della sovrappopolazione. Nel mio fanatismo. Nella mia stupida rabbia, nei miei problemi. Non volevo dire niente di pi generale.
Lalitha annu. Minuscole lacrime le stavano aggrappate come perle all'orlo delle ciglia.
- Provo un forte senso paterno nei tuoi confronti, - farfugli Walter.
- Capisco.
Ma anche paterno era sbagliato: troppo preclusivo di quel tipo di amore che per Walter era ancora tanto doloroso ammettere che non si sarebbe mai potuto concedere.
- Certo, - disse, - sono troppo giovane per essere tuo padre, o quasi troppo giovane, e a parte questo, in ogni caso, tu hai gi un padre. In realt mi riferivo solo alla tua richiesta di un consiglio paterno. A un certo tipo di... premura che io, come tuo capo, e come persona decisamente pi anziana, ho nei tuoi confronti. "Paterno " in quel senso. Non in qualche senso tab.
Ancora prima di finire la frase si accorse di aver detto una solenne idiozia. Il suo problema era proprio quello, i maledetti tab del cazzo. Lalitha, che sembrava saperlo, alz i begli occhi e lo guard in faccia. - Non devi per forza amarmi, Walter. Io per posso amarti. Va bene? Non puoi impedirmi di amarti.
Il baratro si allarg vertiginosamente.
- Ma io ti amo! - esclam Walter. - Cio, in un certo senso. Un senso molto preciso. Proprio cos. Molto. Anzi, moltissimo. Okay? Ma con questo non vedo dove possiamo andare. Cio, se vogliamo continuare a lavorare insieme, non possiamo assolutamente parlare cos. Ci stiamo gi comportando molto, molto, molto, molto male.
- S, lo so -. Lalitha abbass lo sguardo. - E tu sei sposato.
- Si, giusto! Giusto. Ecco fatto.
- Si, ecco fatto.

- Vado a ordinare il tuo martini.
Amore dichiarato, disastro evitato, Walter and a cercare la cameriera e ordin il terzo martini, con abbondante vermouth. Questa volta, il rossore che da sempre gli andava e veniva sul viso era venuto e non se n'era pi andato. Barcoll fino al gabinetto, con la faccia infuocata, e tent di pisciare. Era un bisogno urgente, ma al contempo difficile da focalizzare. Rimase per un po' davanti all'orinatoio, respirando a fondo, e quando finalmente il flusso stava per arrivare, qualcuno spalanc la porta ed entr. Walter sent l'uomo lavarsi le mani e asciugarle, mentre lui se ne restava impalato con le guance roventi, in attesa che la sua vescica superasse la timidezza. Era di nuovo l l per farcela quando si accorse che l'uomo indugiava di proposito accanto ai lavandini. Rinunci a pisciare, sprec acqua tirando inutilmente lo sciacquone e chiuse la lampo dei calzoni.
- Ehi, ti conviene andare dal medico per quei problemi urinari, - disse sadico il tizio accanto ai lavandini, strascicando le parole. Bianco, sulla trentina, con la faccia di uno dalla vita dura, corrispondeva perfettamente al profilo del guidatore che non credeva nei lampeggiatori. Si mise di fianco a Walter, che si stava lavando e asciugando le mani in tutta fretta.
- Ti piace la carne scura, eh?
- Come?
- Ho visto cosa stai facendo con quella negra.
- E asiatica, - disse Walter, girandogli intorno. - Se mi vuole scusare...
- Con i dolci  pi elegante ma con l'alcol si fa prima, non  vero?
C'era tanto odio nella sua voce che Walter, temendo uno scontro, infil la porta senza replicare. Non tirava n riceveva un pugno da trentacinque anni, e aveva il sospetto che beccarsene uno a quarantasette fosse molto peggio che a dodici. Con il corpo fremente di violenza repressa, la testa che gli girava per il torto subto, si sedette nel spar davanti a un'insalata di lattuga iceberg.
- Com' la birra? - chiese Lalitha.
- Interessante, - rispose Walter, finendola tutta d'un fia
to. Gli sembrava che la testa potesse staccarglisi dal collo e volare fino al soffitto come un palloncino.
- Scusa se ho detto una cosa che non dovevo dire.
- Non preoccuparti, - disse Walter. - Io sono... - innamorato di te. Tremendamente innamorato di te. - Sono in una posizione difficile, tesoro, - disse. - Cio, non "tesoro". Non "tesoro". Lalitha. Tesoro. Sono in una posizione difficile.
- Forse dovresti bere un'altra birra, - disse lei con un sorriso sornione.
- Capisci, il fatto  che amo anche mia moglie.
- S, certo, - disse Lalitha. Ma non stava neppure tentando di aiutarlo. Inarc la schiena come una gatta e si protese in avanti sul tavolo, mettendo in mostra le dieci unghie pallide delle sue belle mani giovani ai lati del piatto d'insalata di Walter, invitandolo a toccarle. - Sono molto ubriaca! - disse, alzando gli occhi su di lui con un sorriso malizioso.
Walter si guardo attorno nella sala di plastica, per vedere se il persecutore del gabinetto stesse assistendo alla scena. L'uomo non era in vista, e nessun altro li stava osservando in modo inopportuno. Guardando Lalitha, che appoggiava la guancia sul tavolo di plastica come se fosse il pi soffice dei cuscini, Walter ricord la profezia di Richard. La ragazza inginocchiata che sorrideva mentre gli affondava la testa in grembo. Oh, la dozzinale lucidit della visione del mondo di Richard Katz. Un'ondata di sdegno fendette l'ebbrezza di Walter e lo riequilibr. Approfittarsi di quella ragazza era una cosa da Richard, non da lui.
- Tirati su, - disse severo.
- Fra un minuto, - mormor Lalitha, muovendo le dita tese.
- No, tirati su adesso. Siamo il volto pubblico della Fondazione, non dobbiamo dimenticarlo.
- Credo che dovrai portarmi a casa, Walter.
- Prima devi mandar gi qualcosa di solido.
- Mm, - fece lei, sorridendo a occhi chiusi.
Walter si alz, ferm la cameriera e le chiese di mettere le pietanze in un contenitore da asporto. Quando torn nel spar, Lalitha era ancora accasciata sul tavolo, con il terzo martini mezzo finito accanto al gomito. La fece alzare e poi, tenendola saldamente per il braccio, la condusse fuori e la si-

stem sul sedile del passeggero. Nell'ingresso a vetri, mentre rientrava a prendere la roba da mangiare, Walter incontr il persecutore del gabinetto.
- Tu e la tua carne scura del cazzo, - disse l'uomo. - Che cazzo di spettacolo. Cosa cazzo ci fai qui?
Walter cerc di girargli intorno, ma l'uomo gli si par davanti. - Ti ho fatto una domanda, - disse.
- Non mi interessa, - rispose Walter. Cerc di spingerlo da una parte, ma l'uomo lo sbatt contro il vetro, scuotendo l'intelaiatura dell'ingresso. In quel momento, prima che la situazione degenerasse, la coriacea direttrice del ristorante apr la porta interna e chiese cosa stava succedendo.
- Questa persona mi sta dando fastidio, - disse Walter, ansimando.
- Pervertito del cazzo.
- Andate a discutere fuori di qui, -,disse la direttrice.
- Io non vado da nessuna parte. E lui che se ne va, il pervertito.
- Allora torna a sederti al tuo tavolo e non usare quel linguaggio con me.
- Non ci riesco a mangiare, mi viene il vomito solo a guardarlo.
Lasciandoli l a risolvere la questione, Walter entr nel ristorante, dove si ritrov nel mirino dello sguardo omicida di una giovane bionda tracagnotta, chiaramente la donna del persecutore, seduta da sola a un tavolo vicino alla porta. Mentre aspettava le pietanze da portar via, Walter si chiese perch proprio quella sera, fra le tante che avevano passato insieme, lui e Lalitha avessero suscitato quel genere di odio. Si erano beccati qualche occhiataccia, soprattutto nei paesini, ma non era mai successo nulla di simile. Anzi, Walter era rimasto piacevolmente sorpreso dal numero di coppie miste che aveva notato a Charleston, e in generale dalla bassa incidenza del razzismo fra le molteplici piaghe dello stato. La maggior parte del West Virginia era troppo bianco perch la razza fosse un problema di primo piano. Fu costretto a concludere che la giovane coppia doveva aver percepito il senso di colpa, il suo sporco senso di colpa che si sprigionava dal spar. Non odiavano Lalitha, odiavano lui. E lui se lo me
ritava. Quando finalmente arrivarono le pietanze, gli tremavano tanto le mani che quasi non riusc a firmare la ricevuta della carta di credito.
Tornati al Days Inn, prese in braccio Lalitha e la port fino alla sua stanza sotto la pioggia. In realt non dubitava che potesse camminare da sola, ma voleva assecondare il suo desiderio di qualche ora prima, che lui la portasse in camera. E in effetti tenerla in braccio come una bambina gli fu utile, gli ricord le sue responsabilit. Quando Lalitha si mise a sedere sul letto e cadde all'indietro, Walter la copr come faceva un tempo con Jessica e Joey.
- Vado a mangiare nella mia stanza, - disse Walter, scostandole i capelli dalla fronte con tenerezza. - Ti lascio qui la tua cena.
- No, non andartene, - disse Lalitha. - Guardiamo un po' di tv. Smaltisco la sbornia e poi mangiamo insieme.
Walter, assecondandola anche in questo, cerc la Pbs sulla tv via cavo e guard la fine di NewsHour: una discussione sul curriculum militare di john Kerry, la cui irrilevanza lo innervos a tal punto da impedirgli di ascoltare. Ormai sopportava a stento i notiziari di qualunque genere. Tutto si muoveva troppo in fretta, troppo in fretta. Prov una fitta di compassione per la campagna di Kerry, che ormai aveva meno di sette mesi per cambiare l'umore della nazione e smascherare tre anni di bugie e manipolazioni tecnologicamente sofisticate.
Lui stesso era stato parecchio sotto pressione per riuscire ad arrivare alla firma dei contratti con Nardone e Blasco prima che il loro accordo iniziale con Vin Haven scadesse, il trenta giugno, e diventasse suscettibile di rinegoziazione. Nella fretta di sistemare la questione di Coyle Mathis prima della scadenza, gli era toccato approvare l'accordo con la Lbi sui giubbotti antischegge, malgrado lo trovasse arbitrario e ripugnante. E adesso, prima che si potessero riesaminare le cose, le societ del carbone si stavano precipitando a distruggere la valle del Nine Mile e ad attaccare le montagne con gli escavatori, cosa che erano libere di f are perch uno dei pochi successi indubitabili di Walter, in West Virginia, era stato accelerare il rilascio dei permessi per la Mtr e convincere il

Centro per la legislazione ambientale degli Appalachi a togliere la zona del Nine Mile dal suo ricorso dilatorio. L'accordo era stato siglato, e adesso Walter doveva comunque dimenticarsi del West Virginia e cominciare a lavorare sul serio alla crociata contro la sovrappopolazione: doveva attivare il programma di stage prima che gli studenti pi progressisti del paese definissero i loro piani per l'estate e decidessero di andare a lavorare per la campagna di Kerry.
Nelle due settimane e mezza trascorse dal suo incontro con Richard a Manhattan, alla popolazione mondiale si erano aggiunte 7 000 00o di persone. Un aumento netto di sette milioni di esseri umani - l'equivalente della popolazione di New York - pronti a spianare foreste e insudiciare corsi d'acqua e asfaltare praterie e buttare plastica nell'oceano Pacifico e bruciare benzina e carbone e sterminare le altre specie e obbedire a quel papa del cazzo e sfornare dozzine di figli. Agli occhi di Walter, la Chiesa cattolica era la pi grande forza del male al mondo, il motivo pi convincente per disperare dell'umanit e del meraviglioso pianeta che aveva ricevuto in dono, anche se bisognava ammettere che, di questi tempi, i fondamentalismi gemelli di Bush e bin Laden la tallonavano da vicino. Non poteva vedere una chiesa, un cartello con
la scritta I VERI UOMINI AMANO GES o il simbolo del pesce
su una macchina, che subito la rabbia gli serrava il petto. In un posto come il West Virginia, di conseguenza, si arrabbiava praticamente tutte le volte che usciva all'aperto, e questo senza dubbio aumentava la sua aggressivit al volante. E il problema non era solo la religione, non erano solo i suoi compatrioti che si sentivano in diritto di possedere ogni cosa in dimensioni maxi, non erano solo i Walmart e il diluvio di sciroppo di mais e i giganteschi trattori a trampolo; era la sensazione che nessun altro in tutto il paese si fosse chiesto anche solo per cinque secondi cosa significasse stipare ogni mese altri 13 000 00o di grandi primati sulla superficie limitata della terra. La limpida serenit dell'indifferenza dei suoi connazionali lo faceva impazzire di rabbia.
Poco tempo prima Patty gli aveva consigliato, come antidoto all'aggressivit, di distrarsi con la radio ogni volta che si metteva al volante, ma per lui il messaggio trasmesso
da tutte le stazioni radio era che nessun altro in America si preoccupava della rovina del pianeta. Le radio di Dio, le radio country e le radio di Limbaugh, naturalmente, applaudivano con entusiasmo a quella rovina; le stazioni di classici del rock e di notiziari continuavano a emettere molto rumore assolutamente per nulla; e la National Public Radio, secondo Walter, era ancora peggio. Mountain Stage e A Prairie Home Companion: come suonare la lira mentre il pianeta brucia! Ma le trasmissioni peggiori erano Morning Edition e All Things Considered. La testata giornalistica della Npr, un tempo abbastanza progressista, era diventata l'ennesima voce dell'ideologia conservatrice del libero mercato, che definiva "cattiva notizia" anche il minimo rallentamento della crescita economica della nazione, e ogni mattina e ogni sera sprecava di proposito preziosi minuti di trasmissione - minuti che potevano essere dedicati a lanciare l'allarme su sovrappopolazione ed estinzioni di massa - con recensioni superficialmente serie di romanzi e di gruppi musicali strambi come i Walnut Surprise.
E la tv: la tv era come la radio, solo dieci volte peggio. Il paese che seguiva per filo e per segno ogni falso colpo di scena di American Idol, mentre il mondo andava a fuoco, gli sembrava degno del futuro da incubo che lo aspettava.
Walter, naturalmente, sapeva che erano pensieri sbagliati: se non altro perch per quasi vent'anni, a St Paul, non aveva mai pensato nulla del genere. Sapeva dell'intimo legame fra rabbia e depressione, sapeva che l'assillo degli scenari apocalittici nuoceva alla salute mentale, sapeva che, nel suo caso, l'assillo si nutriva della frustrazione nei confronti di sua moglie e della delusione nei confronti di suo figlio. Probabilmente, se fosse stato davvero solo nella sua rabbia, non sarebbe riuscito a sopportarla.
Ma Lalitha era con lui a ogni passo. Approvava il suo punto di vista e condivideva la sua sensazione di urgenza. Durante il loro primo colloquio gli aveva raccontato del viaggio in Bengala Occidentale che aveva compiuto con la famiglia. Aveva quattordici anni, l'et giusta per rimanere non solo rattristata e sconvolta, ma anche disgustata, davanti alla densit, alla sofferenza e allo squallore della vita umana a Calcutta. Il

disgusto l'aveva spinta, al ritorno negli Stati Uniti, a convertirsi al vegetarianismo e agli studi ambientali, specializzandosi nei problemi delle donne nelle nazioni in via di sviluppo. Anche se dopo il college era riuscita a trovare un buon lavoro presso la Nature Conservancy, la sua vera passione - come quella di Walter quando era giovane - erano sempre stati i problemi di popolazione e sostenibilit.
C'era anche, a dire il vero, un altro lato nella personalit di Lalitha, un lato sensibile agli uomini forti e tradizionali. Il suo ragazzo, Jairam, era un assistente chirurgo cardiaco corpulento e piuttosto brutto, ma arrogante e grintoso, e Lalitha non era certo la prima bella ragazza che Walter vedeva sistemarsi con un tipo come Jairam per evitare di essere abbordata ovunque andasse. Tuttavia, sei anni di crescenti assurdit sembravano averla finalmente guarita da Jairam. L'unica cosa sorprendente della domanda che aveva rivolto a Walter quella sera, la domanda sulla sterilizzazione, era che avesse sentito il bisogno di rivolgerla.
Gi, perch gli aveva fatto quella domanda?
Walter spense la tv e cominci a camminare avanti e indietro per riflettere meglio, e subito gli arriv la risposta: Lalitha gli aveva chiesto se lui avrebbe voluto un figlio da lei. O forse, pi precisamente, lo aveva avvisato che, anche se lui lo avesse voluto, lei non sarebbe stata d'accordo.
E la cosa malata - a voler essere sincero con se stesso - era che lui voleva davvero un figlio da Lalitha. Certo, Walter adorava Jessica e, in un modo pi astratto, voleva bene anche a Joey. Ma d'un tratto la loro madre gli sembrava molto distante. Patty era una persona che probabilmente non aveva mai davvero desiderato di sposarlo, una persona che Walter aveva sentito nominare per la prima volta da Richard, il quale gli aveva detto, una lontana sera d'estate a Minneapolis, che la pupa con cui andava a letto abitava con una campionessa di pallacanestro che smentiva i suoi preconcetti sulle atlete. Patty si era quasi messa con Richard, e dalla gratificazione per il fatto che avesse cambiato idea - che avesse invece ceduto all'amore di Walter - si era sviluppata tutta la loro vita insieme, il matrimonio, la casa e i figli. Erano sempre stati una coppia bella ma strana; oggi, e
ogni giorno di pi, sembravano solo male assortiti. Mentre
Lalitha era un'autentica anima gemella, uno spirito affine
che lo adorava con tutto il cuore. Se avessero avuto un fi
glio, sarebbe somigliato a lui.
Walter continuava a camminare avanti e indietro, agita
tissimo. Mentre era distratto dall'alcol e dai bifolchi, il bara
tro gli si era andato allargando sotto i piedi. Adesso era arri
vato a pensare di avere dei figli con la sua assistente! E non
fingeva neppure di non pensarlo! E questa era una novit
dell'ultima ora. Sapeva che era una novit perch, quando le
aveva consigliato di non farsi legare le tube, non stava affat
to pensando a se stesso.
- Walter ? - lo chiam Lalitha dal letto.
- S, come stai? - disse lui, accorrendo al suo fianco. - Pensavo che avrei vomitato, ma adesso penso di no. - Bene!
Lo guard battendo in fretta le palpebre, con un tenero
sorriso. - Grazie di essere rimasto con me.
- Oh, figurati.
- Come va con la tua birra? - Non lo so nemmeno.
Le sue labbra e la sua bocca erano li, vicinissime, e Wal
ter sentiva il cuore palpitare cos forte da incrinargli la cassa
toracica. Baciala! Baciala! Baciala!, gli diceva.
E poi gli squill il BlackBerry. La suoneria era il canto
della dendroica cerulea.
- Rispondi, - disse Lalitha. - Uhm...
- No, rispondi. Sto bene qui sdraiata.
Era Jessica: nulla di urgente, si sentivano tutti i giorni.
Ma vedere il suo nome sullo schermo del BlackBerry gli ba
st per ritrarsi dall'orlo del baratro. Si sedette sull'altro let
to e rispose.
- Dove sei, stai camminando? - disse Jessica. - Stai cor
rendo da qualche parte?
- No, - rispose Walter. - A dire il vero, sto festeggiando. - Ansimi come se fossi in palestra.
Walter non aveva neppure la forza sufficiente a tenere il
telefono accanto all'orecchio. Si sdrai su un fianco e raccont

alla figlia degli avvenimenti di quella mattina e dei suoi vari dubbi, sui quali Jessica si sforz di rassicurarlo. Era arrivato ad apprezzare il ritmo quotidiano delle loro telefonate. Jessica era l'unica persona al mondo alla quale Walter concedeva di chiedergli di lui prima di incalzarla con domande sulla sua vita; era il suo modo di prendersi cura di lui, insomma; era la figlia che aveva ereditato il suo senso di responsabilit. Malgrado aspirasse ancora a fare la scrittrice, e al momento avesse un impiego sottopagato come segretaria di redazione a Manhattan, Jessica aveva una profonda vena verde e sperava, in futuro, di scrivere sui problemi ambientali. Walter le disse che Richard sarebbe venuto a Washington, e le chiese se aveva ancora intenzione di raggiungerli nel fine settimana, per prestare la sua giovane e preziosa intelligenza alle loro discussioni. Lei disse che sarebbe venuta senz'altro.
- E com' andata la tua giornata? - chiese Walter.
- Eh, - fece Jessica. - Le mie compagne di appartamento non sono state magicamente sostituite da altre migliori mentre ero in ufficio. Ho ammucchiato un sacco di vestiti davanti alla porta per tener fuori il fumo.
- Non devi permettere che fumino in casa. Devi dirglielo.
- S, ma sai, sono in minoranza. Entrambe hanno appena cominciato. E ancora possibile che capiscano quanto  stupido e smettano. Nel frattempo mi tocca letteralmente trattenere il respiro.
- E come va il lavoro?
- Come al solito. Simon  sempre pi schifoso. E una specie di fabbrica del sebo. Dopo che si  avvicinato alla tua scrivania devi pulire tutto. Oggi ha gironzolato intorno alla scrivania di Emily per tipo un'ora, voleva convincerla ad accompagnarlo a una partita dei Knicks. I redattori capo ricevono un sacco di biglietti omaggio per varie cose, comprese le manifestazioni sportive, per motivi che ignoro. Immagino che i Knicks abbiano un bisogno disperato di riempire le tribune dei vip, a questo punto. Ed Emily  l che pensa, be', quante centinaia di modi posso trovare per dirgli di no? Alla fine mi sono fatta avanti e ho cominciato a chiedergli di sua moglie. Sai... moglie? Tre figli a Teaneck ? Pronto? La vuoi smettere di guardare dentro la scollatura di Emily?
Walter chiuse gli occhi e cerc di pensare a qualcosa da dire.
- Pap? Ci sei?
- S, sono qui. Quanti anni ha, uhm. Simon?
- Non lo so. Un'et indefinita. Pi o meno il doppio degli anni di Emily. Ci domandiamo se si tinga i capelli. A volte sembra che cambino un po' colore, da una settimana all'altra, ma potrebbe anche dipendere dall'unto. Per fortuna non sono alle sue dirette dipendenze.
All'improvviso Walter temette di scoppiare a piangere.
- Pap? Ci sei?
- S, s.
- Il tuo cellulare  cos silenzioso, quando non parli.
- SI, ascolta, - disse Walter, - sono contentissimo che tu venga per il fine settimana. Credo che metteremo Richard nella camera degli ospiti. Faremo una lunga riunione sabato e poi una pi breve domenica. Cerca di elaborare un piano concreto. Lalitha ha gi alcune idee fantastiche.
- Non ne dubito, - disse Jessica.
- Ottimo, allora. Ci sentiamo domani.
- Okay, ti voglio bene, pap.
- Ti voglio bene anch'io, tesoro.
Si lasci scivolare di mano il telefono e rimase sdraiato per un po' a piangere, in silenzio, scuotendo l'intelaiatura del letto dozzinale. Non sapeva cosa fare, non sapeva come vivere. Ogni novit che incontrava nella vita lo spingeva in una direzione che lo convinceva in pieno, ma poi spuntava un'altra novit che lo spingeva nella direzione opposta, anch'essa in apparenza giusta. Non esisteva un filo conduttore: si sentiva una pallina da flipper puramente reattiva, in un gioco il cui unico obiettivo era rimanere in vita per il semplice gusto di farlo. Buttare via il proprio matrimonio e seguire Lalitha gli era parso irresistibile, finch non si era visto nei panni del collega pi anziano di Jessica, un altro maschio bianco americano iperconsumista che si sentiva in diritto di possedere di pi e di pi e di pi: finch non aveva visto l'imperialismo sentimentale insito nell'innamorarsi di un'asiatica giovane e fresca dopo aver esaurito le riserve domestiche. Lo stesso valeva per la rotta che aveva tracciato negli ultimi due anni e mezzo con la Fondazione, convinto

della validit dei propri argomenti e della bont della propria missione, per poi scoprire, quella mattina a Charleston, di aver commesso solo tremendi errori. E lo stesso valeva per l'iniziativa sulla sovrappopolazione: c'era forse un modo migliore di vivere che quello di buttarsi nella sfida pi critica del proprio tempo? Ma gli era bastato pensare a Lalitha con le tube legate perch quella sfida gli sembrasse fasulla e sterile. Come vivere?
Si stava asciugando gli occhi, cercando di riprendersi, quando Lalitha si alz, gli and vicino e gli mise una mano sulla spalla. Il suo respiro emanava un odore dolce di martini. - Il mio capo, - disse piano, accarezzandogli la spalla. - Sei il capo migliore del mondo. Sei un uomo meraviglioso. Ci alzeremo domattina e sar tutto a posto.
Walter annu, tirando su col naso e ansimando un po'. - Ti prego, non farti sterilizzare, - disse.
- No, - rispose Lalitha, accarezzandolo. - Non stasera.
- Non c' nessuna fretta. Tutto deve rallentare.
- Lento, lento, s. Tutto sar lento.
Se lei lo avesse baciato, Walter avrebbe ricambiato il bacio, ma Lalitha continu ad accarezzargli la spalla, e alla fine Walter riusc a ricostruire una parvenza di contegno professionale. Lalitha sembrava malinconica, ma non troppo delusa. Sbadigli e si stiracchi come una bambina assonnata. Walter la lasci li con il suo panino e and nell'altra stanza con la bistecca, che divor con colpevole ferocia, tenendola in mano e lacerandola a morsi mentre il grasso gli colava sul mento. Ripens a Simon, il collega unto e predatorio di Jessica.	.
Acquietato da quel pensiero, e dall'atmosfera sterile e solitaria della stanza, si lav la faccia e si dedic all'e-mail per due ore, mentre Lalitha dormiva nella sua camera inviolata e sognava... cosa? Walter non riusciva a immaginarlo. Ma sentiva che, avvicinandosi all'orlo del baratro e poi ritraendosi in modo cos maldestro, si erano vaccinati contro il pericolo di avvicinarsi di nuovo. E per lui andava bene cos. Era il modo in cui sapeva vivere: con disciplina e abnegazione. Si consol al pensiero che per un po' non avrebbero pi viaggiato insieme.
Cynthia, l'addetta stampa, gli aveva inviato la bozza finale del comunicato stampa completo e dell'annuncio preliminare che sarebbe uscito l'indomani a mezzogiorno, subito dopo l'inizio delle demolizioni a Forster Hollow. C'era anche un messaggio conciso e scontento di Eduardo Soquel, l'uomo di punta della Fondazione in Colombia, che confermava di essere disposto a perdersi la quinceanera della figlia maggiore per venire a Washington quella domenica. Walter aveva bisogno di lui alla conferenza stampa di luned, per sottolineare la natura panamericana del parco ed evidenziare i successi della Fondazione in Sudamerica.
Non era insolito che un importante accordo per la creazione di una zona protetta venisse tenuto segreto fino al momento della firma, ma erano pochi gli accordi che contenevano una bomba come l'apertura di cinquemilaseicento ettari di foresta alla Mtr. Verso la fine del 2002, quando Walter aveva semplicemente accennato agli ambientalisti locali che la Fondazione avrebbe potuto dare il consenso alla Mtr nella riserva, Jocelyn Zorn aveva allertato tutti i giornalisti anticarbone del West Virginia. Ne era risultato un turbine di articoli negativi, e Walter aveva capito che non poteva permettersi di portare il caso davanti al pubblico. Il conto alla rovescia era iniziato; non c'era tempo per il lento lavoro di educare la popolazione e plasmarne le opinioni. Meglio tenere segrete le trattative con Nardone e Blasco, meglio lasciare che Lalitha convincesse Coyle Mathis e i suoi vicini a firmare accordi di non divulgazione, e aspettare che i fatti fossero compiuti. Ma adesso il gioco era finito, adesso stavano arrivando i macchinari pesanti. Walter sapeva di dover prendere posizione e volgere la storia a proprio vantaggio, trasformandola in una "storia di successo" sul risanamento scientifico e la rilocazione compassionevole. E tuttavia, pi ci pensava e pi si convinceva che la stampa lo avrebbe massacrato sulla questione della Mtr. Forse avrebbe impiegato settimane per spegnere gli incendi. E nel frattempo il conto alla rovescia era cominciato anche per l'iniziativa sulla sovrappopolazione, che ormai era l'unica cosa che gli interessava.
Dopo aver riletto il comunicato stampa con profondo di-

sagio, Walter controll per l'ultima volta l'e-mail e trov un
nuovo messaggio, inviato da caperville@nytimes.com.
Salve sig. Berglund,
mi chiamo Dan Caperville e sto scrivendo un articolo sulla conservazione del territorio nella regione degli Appalachi. Mi risulta che la Fondazione del Monte Ceruleo abbia di recente concluso un accordo per la salvaguardia di un ampio tratto di foresta nella contea di Wyoming, in West Virginia. Mi piacerebbe discuterne con lei appena possibile...
Che cazzo stava succedendo? Come faceva il " New York Times " a sapere gi dell'accordo siglato quella mattina? Walter era cos impreparato a valutare quell'e-mail, nelle presenti circostanze, che scrisse una risposta e la sped immediatamente, prima di avere il tempo di ripensarci:
Gentile sig. Caperville,
grazie mille per la sua richiesta! Sarei molto lieto di parlarle delle cose entusiasmanti che la Fondazione ha in programma. Proprio luned mattina terr una conferenza stampa a Washington per annunciare una nuova, importante ed entusiasmante iniziativa ambientale, e spero che lei potr intervenire. Considerata la rilevanza del suo giornale, domenica sera le mander una copia anticipata del comunicato stampa. Se  disponibile per parlare con me luned mattina presto, prima della conferenza, potrei riuscire a organizzare anche questo.
Nell'attesa di lavorare con lei, le porgo i miei pi cordiali saluti, Walter E. Berglund	,
Direttore esecutivo, Fondazione del Monte Ceruleo
Mand tutto in copia a Cynthia e Lalitha, con il commento checcazzo?, e poi cominci a camminare avanti e indietro in preda all'agitazione, pensando che avrebbe davvero gradito un'altra birra. (Una birra in quarantasette anni, e gi si sentiva preda del vizio). La cosa giusta da fare, adesso, era probabilmente svegliare Lalitha, tornare a Charleston, prendere il primo volo del mattino, anticipare la conferenza stampa a venerd e affrontare la situazione prima che uscisse l'articolo. Ma gli sembrava che il mondo, con la sua velocit foriera di follia, stesse cospirando per privarlo delle uniche
due cose che desiderava davvero. Essendo gi stato privato del piacere di baciare Lalitha, voleva almeno trascorrere il fine settimana a progettare l'iniziativa sulla sovrappopolazione con lei, Jessica e Richard, prima di affrontare il casino in West Virginia.
Alle dieci e mezza stava ancora camminando su e gi per la stanza, sentendosi cos defraudato, cos pieno di ansia e autocommiserazione che fini per telefonare a casa, a Patty. Voleva solo che gli venisse riconosciuta la sua fedelt, o forse voleva solo scaricare un po' di rabbia addosso a una persona amata.
- Oh, ciao, - disse Patty. - Non mi aspettavo di sentirti. Va tutto bene?
- Va tutto malissimo.
- Ci credo! rdifficile continuare a dire no quando vorresti dire s, eh ?
- Oh Ges non cominciare, - disse Walter. - Ti prego, per l'amor di Dio, non stasera.
- Scusa. Stavo cercando di essere comprensiva.
- A dire il vero, Patty, qui si tratta di un problema professionale. Non di una piccola questione emotiva personale,
che tu ci creda o no. Una grave difficolt professionale sulla
quale mi piacerebbe sentirmi rassicurare. Dopo l'incontro di stamattina qualcuno ha spifferato qualcosa alla stampa, e io devo affrontare una situazione che non sono neanche sicuro di voler affrontare, perch gi prima avevo la sensazione di aver combinato un casino. Di essere solo riuscito a permettere che cinquemilaseicento ettari di terra vengano ridotti a un paesaggio lunare, e adesso il mondo deve sapere, e ormai questo progetto non mi interessa neanche pi.
- Gi, be', in effetti, - disse Patty, - la storia del paesaggio lunare sembra abbastanza terribile.
- Grazie! Grazie della rassicurazione!
- Proprio stamattina ho letto un articolo del " New York Times" sull'argomento.
- Oggi?
- Si, in effetti parlavano della tua dendroica, e di quanto le nuocer la rimozione delle cime.
- Incredibile ! Oggi?

- S, oggi.
- Cazzo! Qualcuno deve aver visto l'articolo sul giornale di oggi e ha chiamato il reporter per passargli l'informazione. Mi ha scritto appena mezz'ora fa.
- Be', ad ogni modo, - disse Patty, - saprai sicuramente quello che stai facendo, anche se la rimozione delle cime sembra una cosa piuttosto orribile.
Walter si strinse la fronte tra le mani, di nuovo sul punto di piangere. Non riusciva a credere che sua moglie gli stesse parlando cos, a quell'ora, proprio quel giorno. - Da quando sei un'affezionata lettrice del " New York Times " ? - le chiese.
- Sto solo dicendo che sembra una cosa piuttosto brutta. Non sembra neanche che ci sia disaccordo sul fatto che  brutta.
- Hai sempre preso in giro tua madre perch credeva a tutto quello che leggeva sul "New York Times".
- Ha-ha-ha! Sono mia madre, adesso? Perch non mi piace la rimozione delle cime, d'un tratto sono diventata Joyce?
- Sto solo dicendo che ci sono altri aspetti della storia.
- Tu pensi che dovremmo bruciare pi carbone. Facilitare il consumo di carbone. Malgrado il riscaldamento globale.
Walter abbass la mano a coprirsi gli occhi e li schiacci fino a sentire male. - Vuoi che ti spieghi il motivo? Devo spiegartelo ?
- Se vuoi.
- Stiamo andando verso una catastrofe, Patty. Stiamo andando verso un collasso totale.
- Be', e sinceramente, non so per te, ma comincio a pensare che per me sar un sollievo.
- Non sto parlando di noi!
- Ha-ha-ha! Non ci ero arrivata. Non avevo proprio capito cosa volessi dire.
- Volevo dire che a un certo punto la popolazione mondiale e il consumo d'energia dovranno diminuire drasticamente. Gi adesso siamo ben oltre la sostenibilit. Quando arriver il collasso, ci sar un periodo di tempo durante il quale gli ecosistemi potranno riprendersi, ma solo se sar rimasta un po' di natura. E allora  importante chiedersi quanta parte del pianeta verr distrutta prima del collasso. Lo sfruttere
mo tutto, tagliando ogni albero e sterilizzando ogni oceano, e poi soccomberemo? Oppure sopravvivr qualche roccaforte intatta?
- In ogni caso, io e te saremo gi morti da un pezzo, - disse Patty.
- Be', prima di morire voglio tentare di creare una roccaforte. Un rifugio. Qualcosa per aiutare un paio di ecosistemi a superare il momento critico. E questo lo scopo del progetto.
- Tipo, - insistette Patty, - che scoppier un'epidemia mondiale, e tutti si metteranno in fila per il Tamiflu, o il Ciproxin, e grazie a te noi saremo gli ultimi. "Oh, scusate, ragazzi, accidenti, l'abbiamo appena finito". Saremo gentili, educati e compiacenti, e poi moriremo.
- L'effetto serra  una minaccia enorme, - disse Walter, rifiutandosi di cogliere la provocazione, - eppure non  grave quanto le scorie nucleari. A quanto pare, le specie possono adattarsi molto pi in fretta di quanto credevamo. Se il cambiamento climatico si verifica nel corso di un centinaio di anni, un ecosistema fragile ha una piccola possibilit di salvezza. Ma quando esplode il reattore, tutto il mondo va a puttane in un colpo solo, e ci resta per i prossimi cinquemila anni.
- E allora viva il carbone. Bruciamo pi carbone. Yuppii!
- E complicato, Patty. Il quadro si fa complicato se consideri le alternative. Il nucleare  un pericolo incombente. Gli ecosistemi hanno zero probabilit di riprendersi da un disastro improvviso. Si parla tanto dell'energia eolica, ma neanche quella  tutta rose e fiori. Quell'idiota di Jocelyn Zorn ha un volantino che mostra le due possibilit: le uniche due possibilit, secondo lei. Nell'immagine A si vede il paesaggio devastato post-Mtr, nell'immagine B si vedono dieci mulini a vento in un paesaggio di montagna incontaminato. E cosa c' di sbagliato in questa immagine? Che ci sono solo dieci mulini a vento. Quando in realt ne servirebbero diecimila. Tutte le montagne del West Virginia dovrebbero venire ricoperte di turbine. Immagina di essere un uccello migratore che passa di li. E credi che lo stato sar ancora un'attrazione turistica, se lo tappezzi tutto di mulini a vento? E inoltre, per competere con il carbone, quei mulini dovrebbero

rimanere in funzione per sempre. Fra cent'anni quei vecchi aggeggi orrendi saranno ancora l, a falciare quel poco di fauna che sar rimasta. Mentre la zona dove  stata effettuata la rimozione delle cime, se recuperata nel modo giusto, potr non essere perfetta, ma fra cento anni sar diventata una preziosa foresta matura.
- E questo lo sai tu, ma non il giornale, - disse Patty. - Appunto.
- E non  possibile che ti sbagli.
- Non sui vantaggi del carbone rispetto all'eolico e al nucleare.
- Be', magari se lo spiegassi come l'hai appena spiegato a me, la gente ci crederebbe e tu non avresti pi problemi. - Tu ci credi?
- Non ho tutte le informazioni.
- Ma io le ho, e ti dico che  cos ! Perch non mi credi? Perch non mi rassicuri?
- Credevo fosse compito di Bel Faccino. Sono un po' fuori esercizio, da quando  subentrata lei. E comunque  molto pi brava di me.
Walter interruppe la conversazione prima che prendesse una piega ancora peggiore. Spense tutte le luci e si prepar per la notte al bagliore dei neon del parcheggio. Il buio era l'unico conforto accessibile alla sua tormentosa infelicit. Tir le tende oscuranti, ma la luce filtrava ancora da sotto, e cos disfece uno dei due letti e us i cuscini e le coperte per chiudere il pi possibile gli spiragli. Indoss la mascherina e si sdrai con un cuscino sopra la testa, ma anche cos, per quanto aggiustasse la mascherina, rimaneva la vaga possibilit che qualche isolato fotone gli colpisse le palpebre serrate, guastando la perfezione dell'oscurit.
Lui e sua moglie si amavano e si facevano del male tutti i giorni. Ogni altro elemento della sua esistenza, perfino il desiderio nei confronti di Lalitha, era poco altro che una fuga da quella circostanza. Lui e Patty non potevano vivere insieme e non potevano immaginare di vivere separati. Ogni volta che gli sembrava di aver raggiunto l'estremo limite di sopportazione, scopriva che potevano spingersi pi in l e continuare ancora a sopportarsi.
L'estate precedente, a Washington, durante una notte di temporale, Walter aveva deciso di spuntare una casella del suo lungo, scoraggiante elenco di cose da fare, aprendo un conto corrente on line com'era sua intenzione da anni. Da quando si erano trasferiti a Washington, Patty si era occupata sempre meno della casa, smettendo persino di comprare da mangiare, ma pagava ancora le bollette e gestiva il libretto degli assegni. Walter non aveva mai controllato le matrici degli assegni, finch, dopo quarantacinque minuti di frustrazione con il software della banca, non aveva visto le cifre sullo schermo del computer. Il suo primo pensiero, quando aveva notato la strana sequenza di prelievi mensili di $500, era stato che qualche hacker nigeriano o moscovita lo stesse derubando. Ma come mai Patty non se n'era accorta?
Era andato di sopra, nella stanzetta dove Patty stava chiacchierando allegramente con una vecchia amica della pallacanestro - inondava ancora di risate e umorismo tutte le persone della sua vita tranne Walter -, e le aveva fatto capire che non sarebbe uscito finch lei non avesse riagganciato.
- Erano contanti, - aveva detto Patty, quando Walter le aveva mostrato la stampata dell'estratto conto. - Mi sono firmata qualche assegno per prelevare contanti.
- Cinquecento al mese? Verso la fine di ogni mese?
- S,  il momento in cui prelevo i soldi.
- No, di solito ritiri duecento dollari ogni quindici giorni. Conosco i tuoi prelievi. E qui c' anche la commissione per un assegno certificato. Il quindici maggio, giusto?
- S.
- Questo sembra un assegno certificato, non un prelievo di contanti.
Nella direzione dell'Osservatorio navale, dove abitava Dick Cheney, i tuoni esplodevano in un cielo serale dello stesso colore del Potomac. Patty, sul suo divanetto, aveva incrociato le braccia con aria di sfida. - Okay! - aveva detto. - Mi hai beccata! Joey doveva pagare tutto l'affitto estivo anticipato. Me li restituir quando potr, ma in quel momento non aveva i contanti a portata di mano.
Per la seconda estate di fila, Joey stava lavorando a Washington senza abitare con i genitori. Il suo rifiuto di

farsi aiutare e ospitare era gi abbastanza irritante per Walter, ma ancora di pi lo era l'identit del datore di lavoro estivo: una piccola e corrotta nuova impresa - finanziata (anche se questo all'epoca non significava molto per Walter) dagli amici di Vin Haven alla Lbi - che aveva vinto l'appalto senza gara per privatizzare la produzione di pane nell'Iraq appena liberato. Walter e Joey avevano gi litigato furiosamente sulla questione alcune settimane prima, il Quattro Luglio, quando Joey era andato da loro per un picnic e aveva rivelato con grande ritardo i suoi programmi estivi. Walter aveva perso le staffe, Patty era corsa a rifugiarsi in camera sua, e Joey era rimasto li, con il suo ghigno repubblicano stampato sulla faccia. Il suo ghigno da Wall Street. Come per assecondare quello stupido campagnolo di suo padre, con i suoi principi all'antica; come se avesse pi buonsenso di lui.
- C' un'ottima camera da letto qui, - aveva detto Walter a Patty, - ma non gli basta. Non si sentirebbe abbastanza adulto. Non si sentirebbe abbastanza cool. Dovrebbe addirittura andare al lavoro in autobus! Insieme ai poveracci!
- Deve mantenere la residenza in Virginia, Walter. E me li restituir, okay? Sapevo cosa avresti risposto se te lo avessi chiesto, e allora non ti ho detto niente. Se non vuoi che decida per conto mio, dovrai confiscarmi il libretto degli assegni. Togliermi la carta di credito. Verr a chiederti l'elemosina ogni volta che avr bisogno di soldi.
- Tutti i mesi! Gli hai mandato soldi tutti i mesi! Al Signor Indipendenza!
- Gli ho prestato dei soldi. Okay? I suoi amici hanno fondi praticamente illimitati. Lui  molto frugale, ma se vuole farsi dei contatti, entrare in quel mondo...
- Il fantastico mondo delle confraternite, pieno della gente migliore...
- Ha un progetto. Ha un progetto e vuole che tu sia fiero di lui...
- Questa  nuova!
- Gli servono solo per i vestiti e per uscire con gli amici, - aveva detto Patty. - Lui si paga la retta, il vitto e l'alloggio, e forse, se tu riuscissi a perdonargli di non essere una tua
copia perfetta, potresti vedere quanto vi somigliate. Quando avevi la sua et ti mantenevi da solo, proprio come lui.
- Giusto, solo che io ho portato le stesse tre paia di pantaloni di velluto per tutti e quattro gli anni del college, e non uscivo a bere cinque sere alla settimana, e puoi star certa che non ricevevo soldi da mia madre.
- Be', il mondo  cambiato, Walter. E forse, dico forse, lui capisce meglio di te cosa si deve fare per avere successo.
- Lavorare per un fornitore dell'esercito, sbronzarsi tutte le sere con i repubblicani delle confraternite. E davvero l'unico modo per aver  successo? L'unica scelta possibile?
- Tu non capisci come sono spaventati i ragazzi al giorno d'oggi. Sono sempre sotto pressione. Per questo hanno tanta voglia di divertirsi... e allora?
L'aria condizionata del vecchio palazzo non riusciva a tener testa all'umidit che incalzava dall'esterno. I tuoni stavano diventando continui e omnidirezionali; il pero ornamentale davanti alla finestra scuoteva i rami come se qualcuno lo stesse scalando. Il sudore scorreva lungo ogni parte del corpo di Walter non direttamente a contatto con i vestiti.
- E interessante sentirti difendere i giovani, cos d'improvviso, - le aveva detto, - visto che di solito sei cos...
- Sto difendendo tuo figlio, - aveva replicato Patty. - Il quale, nel caso non l'avessi notato, non  uno dei soliti dementi con le infradito. E una persona molto pi interessante di...
- Non riesco a credere che gli mandavi i soldi per uscire a bere! Lo sai cosa mi ricorda? L'assistenzialismo alle imprese, n pi n meno. Tutte quelle societ del cosiddetto libero mercato che succhiano la tetta del governo federale. "Dobbiamo ridurre il potere centrale, non vogliamo regolamentazioni, non vogliamo tasse, ma, oh, a proposito... "
- Qui non si succhia nessuna tetta, Walter, - aveva detto Patty con astio.
- Era una metafora.
- Be', sto dicendo che hai scelto una metafora interessante.
- Be', e l'ho scelta di proposito. Tutte queste societ si fingono tanto adulte e competitive, quando in realt sono solo grossi bambini che divorano il budget federale mentre tutti gli altri muoiono di fame. L'ente per la protezione dei pesci e della fauna selvatica subisce tagli al bilancio tutti gli anni, il cinque per cento ogni anno. I loro uffici operativi sono ormai uffici fantasma. Non c' personale, non ci sono soldi per acquistare la terra, n...
- Oh, i tuoi preziosi pesci. La tua preziosa fauna selvatica.
- PER ME SONO IMPORTANTI. Non riesci a capirlo? Non riesci a rispettarlo? Se non riesci a rispettarlo, perch continui a vivere con me? Perch non te ne vai?
- Perch andarmene non  la soluzione. Dio mio, credi che non ci abbia pensato? A mettere sul mercato le mie grandi capacit, la mia esperienza lavorativa e il mio splendido corpo di mezza et? Io trovo davvero meraviglioso quello che stai facendo per la tua dendroica...
- Balle.
- Insomma, okay, non  proprio la mia passione, per...
- Qual  la tua passione? Tu non hai una passione. Te ne stai seduta tutto il giorno a fare niente, niente, niente, niente, e questo mi tormenta. Se andassi davvero a cercarti un lavoro, e ti guadagnassi un vero stipendio, o facessi qualcosa per un altro essere umano, anzich rimanere nella tua stanza a piangerti addosso, forse ti sentiresti meno inutile,  questo che voglio dire.
- Bene, tesoro, per nessuno vuole pagare me centottantamila dollari l'anno per salvare le dendroiche. Certo che mi piacerebbe. Ma nessuno me lo propone. Vuoi che prepari frappuccini da Starbucks ? Credi che otto ore al giorno da Starbucks mi convincerebbero di valere qualcosa?
- Pu darsi! Se solo ci provassi! Per una volta in vita tua!
- Oh, finalmente qualcosa viene fuori! Finalmente arriviamo da qualche parte !
- Non avrei dovuto permetterti di stare a casa. E stato quello l'errore. Non so perch i tuoi genitori non ti abbiano mai spinta a lavorare, ma...
- Io ho lavorato! Porca miseria, Walter -. Aveva tentato di sferrargli un calcio, mancandogli il ginocchio solo per sbaglio. - Ho lavorato un'intera, orribile estate per mio padre. E poi mi hai vista all'universit, sai che posso lavorare. Ho lavorato per due anni di fila, laggi. Andavo ancora a lavorare quando ero incinta di otto mesi.
- Chiacchieravi con Treadwell, bevevi caff e guardavi le partite in tv. Quello non era un lavoro, Patty. Era un favore da parte di chi ti voleva bene. Prima hai lavorato per tuo padre, e poi per le tue amiche del dipartimento di Atletica.
- E sedici ore al giorno in casa, per vent'anni? Non pagata? Quello non conta? Anche quello era solo un "favore"? Crescere i tuoi figli? Tenere in ordine la tua casa?
- Questo lo volevi tu.
- E tu no?
- Per te. Io lo volevo per te.
- Oh, balle, balle, balle. Lo volevi anche per te. Sei sempre stato in competizione con Richard, e lo sai. Il solo motivo per cui adesso te lo dimentichi  che non ha funzionato tanto bene. Non stai pi vincendo.
- Qui non si tratta di vincere.
- Bugiardo! Tu sei competitivo quanto me, solo che non vuoi ammetterlo. Ecco perch non mi lasci in pace. Ecco perch devo trovarmi questo prezioso lavoro. Perch ti sto facendo perdere.
- Non posso ascoltarti. Questa  una realt parallela.
- Be', fai come vuoi, non ascoltarmi, ma io gioco ancora nella tua squadra. E potr sembrarti incredibile, ma voglio ancora che tu vinca. Aiuto Joey perch anche lui gioca nella nostra squadra, e aiuter anche te. Lo far per te, domani uscir e...
- Non devi farlo per me.
- SI, LO FACCIO PER TE. Non capisci? Per me  indifferente. Io non credo in nulla. Non ho fede in nulla. Ho solo la squadra. E perci mi trover un lavoro per farti contento, cos potrai piantarla di rompermi le scatole e io potr mandare a Joey tutti i soldi che guadagno. Mi vedrai molto meno, e non sarai pi tanto disgustato.
- Non sono disgustato.
- Be', non capisco come fai.
- E tu non devi cercarti un lavoro se non ne hai voglia.
- Certo che devo! E abbastanza chiaro, no? Ti sei spiegato abbastanza bene.
- No. Non devi fare niente. Rivoglio solo la mia Patty. Ti prego, torna da me.
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Allora Patty era scoppiata in un pianto torrenziale, e Walter si era coricato con lei. Le liti erano diventate il loro veicolo verso il sesso, quasi l'unico modo in cui ormai riuscivano a farlo. Mentre la pioggia sferzava e il cielo lampeggiava, Walter aveva cercato di riempirla di autostima e desiderio, di comunicarle quanto avesse bisogno di seppellire in lei le sue preoccupazioni. Non funzionava mai del tutto, eppure, dopo aver finito, restavano abbracciati per qualche minuto nella tranquilla maest del loro lungo matrimonio, dimenticavano se stessi condividendo la tristezza e il perdono per tutto il dolore che si erano inflitti a vicenda, e riposavano.
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Il mattino seguente, Patty era uscita in cerca di lavoro. Era tornata dopo meno di due ore ed era entrata saltellando nell'ufficio di Walter, nella "serra" piena di finestre del palazzo, per annunciare che la Repubblica della Salute l'aveva assunta come addetta all'accoglienza.
- Non sono sicuro che sia una buona idea, - aveva commentato Walter.
- Cosa? Perch no? - aveva risposto Patty. - E letteralmente l'unico posto di Georgetown che non trovo imbarazzante o disgustoso. E cercavano personale! Una vera fortuna.
- E che addetta all'accoglienza non sembra appropriato, viste le tue capacit.
- A chi non sembra appropriato?
- Alla gente che potrebbe vederti. - E chi sarebbe, questa gente?
- Non lo so. Gente cui potrei stare alle costole in cerca di soldi, o appoggio legislativo, o aiuto normativo.
- Oh, mio Dio. Ti rendi conto? Hai sentito cos'hai detto? - Senti, sto cercando di essere sincero con te. Non criticarmi perch sono sincero.
- Sto criticando i contenuti, Walter, non la sincerit. Andiamo! "Non appropriato". Wow.
- Sto dicendo che sei troppo intelligente per un lavoro da principiante in una palestra.
- No, stai dicendo che sono troppo vecchia. Non ti darebbe nessun fastidio se Jessica lavorasse li per l'estate.
- A dire il vero, sarei deluso se volesse trascorrere l'estate in quel modo.
- Oh, Signore, allora mi arrendo. Non posso vincere. "Qualunque lavoro  meglio di niente, per no, scusa, aspetta, il lavoro che desideri e sei qualificata per fare non  meglio di niente".
- Okay, va bene. Accetta pure. Non mi interessa.
- Grazie tante per il tuo disinteresse !
- Penso solo che ti stai svendendo.
- Be', magari sar solo un impiego temporaneo, - aveva detto Patty. - Magari prender la licenza di agente immobiliare come tutte le altre mogli non impiegabili dei dintorni, e comincer a vendere piccole e squallide villette a schiera dal pavimento storto per due milioni di dollari. "In questo stesso bagno, nel 1962, Hubert Humphrey and di corpo, e per via di questa importante circostanza la propriet  stata inserita nell'elenco delle Dimore Storiche, cosa che spiega la maggiorazione di centomila dollari richiesta dai proprietari. C' anche un piccolo ma grazioso cespuglio di azalea dietro la finestra della cucina". Potrei indossare colori pastello e un impermeabile Burberry. Con la prima commissione importante mi comprer un suv Lexus. Sar molto pi appropriato.
- Ho detto che va bene.
- Grazie, tesoro! Ti ringrazio di lasciarmi accettare il lavoro che desidero!
Walter l'aveva guardata uscire a grandi passi e fermarsi davanti alla scrivania di Lalitha. - Ciao, Lalitha, - aveva detto. - Ho appena trovato un lavoro. Lavorer nella mia palestra.
- Che bello, - aveva risposto Lalitha. - A te piace quella palestra.
- S, ma Walter pensa che sia inappropriato. Tu cosa pensi?
- Penso che qualunque lavoro onesto possa conferire dignit all'essere umano.
- Patty, - aveva gridato Walter. - Ti ho detto che va bene.
- Vedi, adesso ha cambiato idea, - aveva detto Patty a Lalitha. - Prima diceva che era inappropriato.
- S, ho sentito.
- Giusto, ha-ha-ha, non avevo dubbi. Ma  importante fingere il contrario, vero?
- Non lasciare la porta aperta, se non vuoi farti sentire, - aveva replicato Lalitha con freddezza.
- Dobbiamo tutti sforzarci di fingere.
L'impiego come addetta all'accoglienza alla Repubblica della Salute aveva avuto su Patty tutti gli effetti positivi che Walter sperava potessero derivarle da un lavoro. Tutti e, ahim, anche qualcuno di pi. La depressione si era subito alleviata, ma questo non aveva fatto altro che dimostrare quanto fosse fuorviante la parola "depressione", perch Walter era sicuro che i vecchi sentimenti di infelicit, rabbia e disperazione albergassero ancora sotto il nuovo atteggiamento allegro e insensibile di Patty. Passava la mattinata nella sua stanza, il pomeriggio lavorava in palestra e non tornava mai prima delle dieci. Aveva cominciato a leggere riviste di bellezza e benessere e a truccarsi visibilmente gli occhi. Le tute e i jeans larghi che aveva cominciato a indossare a Washington, il genere di vestiti abbondanti che portano i malati di mente, avevano lasciato il posto a jeans attillati e piuttosto costosi.
- Sei in gran forma, - le aveva detto Walter una sera, tentando di essere gentile.
- Be', adesso che ho uno stipendio - aveva risposto Patty - devo trovare un modo di spenderlo, no?
- Potresti sempre fare qualche donazione alla Fondazione del Monte Ceruleo, invece.
- Ha-ha-ha!
- Ne abbiamo molto bisogno.
- Mi sto solo divertendo, Walter. Solo un pochino.
Ma non sembrava che si divertisse davvero. Sembrava che stesse cercando di ferirlo, o di contrariarlo, o di dimostrargli qualcosa. Walter aveva cominciato a frequentare la Repubblica della Salute, usando una serie di ingressi omaggio che gli aveva dato lei, ed era rimasto turbato dall'intensa cordialit con cui Patty si rivolgeva ai membri del club quando passava le tessere nel lettore. Indossava magliettine della Repubblica con slogan provocanti (push, SWEAT, LIFT), che mettevano in risalto le sue belle braccia toniche. Gli occhi avevano un luccichio anfetaminico, e la risata, che Walter aveva sempre adorato, suonava falsa e minacciosa quando echeggiava alle sue spalle nell'atrio della Repubblica. Adesso la regalava a
tutti, la regalava in modo indiscriminato e insensato a ogni socio che entrava da Wisconsin Avenue. E poi, un giorno, a casa, Walter aveva notato un opuscolo sulla mastoplastica additiva sopra la scrivania di Patty.
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- Ges, - aveva detto, esaminandolo. - E osceno.
-  un opuscolo medico, a dire il vero.
- E un opuscolo sullo squilibrio mentale, Patty. E come una guida su come diventare pi squilibrati.
- Be', scusami tanto, pensavo solo che sarebbe stato carino avere un po' di seno, per quel poco che resta della mia relativa giovent. Giusto per vedere come mi sta.
- Tu ce l'hai gi, il seno. Io adoro il tuo seno.
- Be', sei molto carino, tesoro, ma in definitiva non sta a te decidere, perch il corpo non  il tuo. E il mio. Non  quello che hai sempre detto? Sei tu il femminista di casa.
- Perch lo fai? Non capisco cosa stai facendo a te stessa.
- Be', forse dovresti andartene, se non ti piace. Ci hai pensato? Risolveresti il problema in quattro e quattr'otto.
- Be', questo non succeder mai, perci...
- LO SO CHE NON SUCCEDER MAI.
- Oh! Oh! Oh! Oh!
- Perci posso anche comprarmi un paio di tette, tanto per far passare meglio gli anni e avere qualcosa per cui risparmiare, tutto qui. Non sto parlando di due cose enormi e grottesche. Potrebbero addirittura piacerti. Ci hai pensato?
...
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...
FINE Parte 3.